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Riforma delle professioni e paura della competizione

Testo: 

di STEFANO SANTAROSSA*

Il progetto di Riccardo Illy, la riforma sulle professioni, ha sicuramente un pregio, quello di aver abbandonato la scelta consociativa tra i rappresentanti della politica e gli ordini professionali, che impedisce ogni ammodernamento del settore terziario. Il riconoscimento da parte della giunta Illy delle professioni non regolamentate va in controtendenza rispetto alle posizioni assunte da quasi tutti i partititi politici da sempre sottomessi ai diktat delle varie corporazioni sindacali e in questo caso professionali.
A livello nazionale l'attuale governo, che si richiama a principi liberali, anche in questo campo è invece garante dell'attuale regime protezionista del settore dei servizi. La condiscendenza mostrata dal centro destra verso gli ordini professionali ingessa ogni possibile sviluppo del settore.
Le norme imposte dagli ordini limitano l'accesso alle libere professioni, fissano tariffe e vietano la pubblicità.
I mestieri in Italia sono ancora dei feudi, che si passano di padre in figlio, in questo modo vengono penalizzati i giovani neolaureati, costretti a superare esami di Stato controllati dagli ordini professionali, che hanno tutto l'interesse a bloccare l'ingresso a nuovi competitori nel mercato del lavoro. Gli ordini non soltanto impediscono l'ingresso ai più giovani, ma condizionano il mercato, favorendo comportamenti privati anticompetitivi, il tutto a scapito dei consumatori, che pagano prezzi più alti per servizi peggiori.
Per questo ritengo che vada rimossa ogni restrizione concorrenziale che determini barriere a monte o a valle del percorso professionale. Ricordo come l'entrata alle cosiddette libere professioni, regolata da ordini e albi, è soprattutto per i giovani una corsa a ostacoli ricca di gravi umiliazioni. Gli attuali vincoli difendono coloro che sono già inseriti nel mondo del lavoro dalla concorrenza garantendo a costoro confortevoli posizioni di rendita. Non ho mai sentito i rappresentanti del Cup e dei vari ordini professionali prendere le difese di chi sta fuori dal mercato, delle migliaia di giovani neolaureati, "praticanti" in attesa dell'accesso all'Ordine, che pagano le conseguenze di un sistema rigido e burocratico.
La pretesa degli ordini di mantenere tale sistema protezionista verrà smantellato quando tutti i professionisti, ovunque residenti nella comunità europea, potranno svolgere anche in Italia la propria attività. I freni posti finora nel nostro paese alla diffusione di società di capitali nel campo delle professioni, ci vede già oggi in grave difficoltà nell'affrontare la concorrenza straniera, tanto da noi quanto in Europa e nel mondo.
Un programma per la liberalizzazione del mondo delle libere professioni non potrà che prevedere l'abolizione degli ordini professionali con il superamento delle tariffe obbligatorie per legge (minime e massime), l'abolizione del divieto di pubblicità e l'equiparazione fra attività professionale e attività di impresa.
In realtà sono in molti a temere il confronto con un mercato più vasto a partire dai presidenti di tutti gli ordini professionali, provinciali, regionali e nazionali, terrorizzati di perdere i loro piccoli privilegi e rendite. L'atteggiamento dei partiti politici su questo tema è uguale a destra e a sinistra.
A costoro, nemici delle liberalizzazioni economiche, vorrei ricordare una citazione del premio Nobel per l'economia, Friedrich A. von Hayek. «La competizione è il terrore di tutti i conservatori, conservatori di destra, di centro e di sinistra. Uno dei tratti fondamentali dell'atteggiamento conservatore è il timore del cambiamento».

*presidente di Radicali Friulani

Data: 
Mercoledì, 31 December, 2003
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Udine
Stampa e regime: 
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