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La Commissione europea «congela» il Corridoio 5

Testo: 

TRASPORTI UE Rese note a Bruxelles le infrastrutture ferroviarie considerate immediatamente cantierabili. Riserve dell'Europarlamento, proteste slovene
Nella «short list» delle opere la Lione-Torino e la Lubiana-Budapest ma è bocciata la Capodistria-Lubiana

TRIESTE La Commissione europea boccia il Corridoio 5 e lo esclude dalla «quick short list» (lista veloce), l'elenco dei progetti considerati pronti a partire e relativi ai segmenti transfrontalieri che si innestano sul cosiddetto «Trans european network» (Ten), ossia la rete dei grandi assi viari e ferroviari che costituisce la «spina dorsale» del sistema dei trasporti comunitario. Ieri il documento è stato presentato ufficialmente a Bruxelles.
Nella prima bozza la tratta Capodistria-Lubiana figurava nella lista mentre era stata esclusa la Lione-Torino. Ma ecco il clamoroso capovolgimento di fronte: rientra la Lione-Torino, come peraltro abbondantemente anticipato, ma esce alla chetichella la Capodistria-Lubiana. Resta invece la tratta Lubiana-Budapest. Ma c'è di più: la direttrice Ovest-Est a Nord delle Alpi, invece, è ben presente della «quick short list» in tutta la sua estensione che da Parigi passa per Strasburgo, Monaco, Muldhorf, Salisburgo, Vienna, Bratislava, Budapest, e che nel 2012 potrebbe essere già pienamente operativa.
Fin qui, dunque, ha vinto l'asse franco-iberico che da tempo oramai aveva dato vita a una fortissima operazione di «lobbing» a Bruxelles a favore dell'asse a Nord delle Alpi peraltro abbastanza facile da sponsorizzare visto anche il buon stato di avanzamento dei lavori, mentre per quanto concerne il Corridoio 5 nulla si è fin qui mosso. Se i lavori per l'alta velocità sulla Torino-Milano sono quasi ultimati, se sono stati aperti i primi cantieri sulla Milano-Verona, a Est della città dell'Arena c'è il vuoto più totale. E la legge europea parla chiaro: niente progetti immediatamente cantierabili, niente finanziamenti. E sul Corridoio 5 cala anche da Bruxelles la muffa dell'immobilismo.
E mentre in Italia la maggior parte dei commenti è focalizzata sull'esclusione dalla «quick short list» del ponte sullo Stretto di Messina, in Slovenia scoppia il finimondo. Lubiana, infatti, è andata su tutte le furie per l'esclusione che la riguarda in modo più che diretto. Immediatamente il ministero degli Esteri sloveno, come raccontano fonti riservate, ha contattato la Farnesina per capire che cosa fosse successo a Bruxelles e se nell'operazione ci fosse in qualche modo «lo zampino» dell'Italia. Italia che, da parte sua, spiegano ancora le fonti, ha negato qualsiasi pressione politica sulla Commissione in questo senso (la Torino-Lione in cambio della Capodistria-Lubiana). Sta di fatto che la Slovenia vede il suo unico porto, che peraltro lavora in piena sinergia con lo scalo di Trieste, tagliato fuori dai nuovi assi europei, ma vede soprattutto sfumare la possibilità di duplicare la tratta Capodistria-Divaccia e punta il dito accusatore contro alcuni centri di potere del Friuli Venezia Giulia.
Ma dietro alla decisione della Commissione Ue c'è anche una sorta di «guerra istituzionale» tra il «governo» guidato da Romano Prodi e l'Europarlamento. «C'è un problema di coordinamento - spiega il presidente della commissione trasporti del Parlamento europeo, Paolo Costa - la lista presentata oggi (ieri ndr.) è solo un'opinione, una comunicazione della Commissione al Consiglio europeo». Ma sulla scelta della rete transeuropea l'Europarlamento, come ribadisce Costa, ha il diritto di «co-decidere». «Per questo motivo l'europarlamentare inglese Bradbourn sta preparando una relazione sul tema delle Ten che sarà sottoposta alla mia commissione e poi approderà ovviamente all'Europarlamento». «C'è poi - ricorda ancora Costa - anche la commisisone bilancio che si sta occupando del non certo trascurabile tema dei finanziamenti». Insomma il Parlamento europeo si sente escluso, rivendica il suo diritto di co-decidere in materia di reti transeuropee e accusa un po'tutti di fare i conti senza l'oste.
«Da parte mia - precisa ancora Costa - ritengo sbagliato operare una scelta con il criterio di privilegiare i progetti pronti alla realizzazione. Bisogna ragionare, invece, pensando alle necessità di collegare l'Europa in vista del suo allargamento a Est sulla base di una concreta politica di coesione e di integrazione». «La battaglia continua, però - assicura il presidente della commissione trasporti - anche perché l'Europarlamento non abdicherà di certo al suo potere di co-decisione». «Come sindaco di Venezia - conclude Costa - posso dire invece che se la Lione-Torino non veniva inclusa nella lista rapida non cadeva il mondo, visti poi i suoi costi esorbitanti (6.100 miliardi di euro) a fronte dei quali i 760 milioni di euro per la Lubiana-Budapest e i 360 milioni di euro per la Capodistria-Lubiana appaiono veramente come delle briciole». Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Illy parla di «situazione ancora fluida» ma ribadisce un suo vecchio «cavallo di battaglia»: «Se non ci sono i progetti non meravigliamoci poi delle bocciature». Di «progetto mutilato» parla il deputato europeo radicale Gianfranco Dell'Alba. «Mi domando ora - aggiunge Dell'Alba - se il governo, in vista dell'approvazione definitiva di queste priorità al prossimo Consiglio europeo di dicembre, si accontenterà delle proposte sul tappeto a costo di compromettere definitivamente l'effettivo completamento in tempi ragionevoli dell'intero progetto» del Corridoio 5. La tanto contestata «quick short list» è stata oggetto fino all'ultimo minuto, come confermano a Bruxelles, di variazioni e modifiche, ma precisano altresì che anche la versione presentata ieri «non è Vangelo», perché nell'elenco la Commissione è pronta ad accogliere tutti i progetti che dimostrino di essere «abbastanza maturi» da poter trasformare in opere concrete i soldi (pochi invero) disponibili. Allo stesso modo dalla lista rischiano di scomparire quei progetti per i quali i governi non rispetteranno gli impegni di realizzazione rapida.
Mauro Manzin

Data: 
Mercoledì, 12 November, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO
Stampa e regime: 
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