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Guerra: per la Chiesa l'immigrazione è diventata un business

Testo: 

La capogruppo leghista ha aperto a Trieste la campagna contro il diritto di voto
«Questo distacco dal popolo mi crea problemi di coscienza»

TRIESTE. Sul problema degli immigrati la Chiesa si è allontanata dalla gente, anzi dal messaggio evangelico originale. E utilizza un certo tipo di associazionismo ormai diventato business. A esercitare un diritto di critica al magistero cattolico, in particolare all'operato della Caritas e dei vescovi, è la capogruppo leghista Alessandra Guerra, in nome - sostiene - dell'impianto abbastanza protestante del cattolicesimo friulano. La conferenza stampa che fa da cornice alla sortita serve per illustrare la mozione del Carroccio contro la proposta di Gianfranco Fini sul voto agli immigrati.
E per l'avvio della raccolta firme di protesta da questo week-end. Si giura sull'incostituzionalità di un diritto elettorale senza cittadinanza italiana, si paventa il rischio di scontro sociale, si cita il partito islamico di Pordenone. Ma alla fine la polemica che, oltre che An e Udc, sindacati e partiti, finisce con il coinvolgere anche la Chiesa cattolica. E a cavalcarla è appunto l'ex candidata presidente del centrodestra, che premette la sua posizione personale di cattolica praticante, e la conseguente preoccupazione per le posizioni assunte in merito al problema.
«Da cattolica, soffro nel vedere una Chiesa che, dimentica del governo delle anime, agisce secondo i canoni della politica. Oggi c'è una profonda discrasia tra la gerarchia e la base, che sul problema degli immigrati dissente al 90%», dice la Guerra. «Non è un caso che molta gente oggi si sia allontanata, dai preti come dalla religione».
«Questo distacco dal popolo, dal sentire della gente, mi crea gravi problemi di coscienza. Perché vengo da un cattolicesimo evangelico, semplice, che ha radici molto lontane da ciò che la Chiesa è diventata oggi», prosegue la presidente del gruppo leghista. E c'è un'accusa precisa, quella dell'affarismo. «Oggi l'apparato ecclesiastico utilizza un certo tipo di associazionismo che è diventato un business. Abbiamo sotto gli occhi l'esempio degli aiuti umanitari alla Bosnia».
Inutile osservare che una religione è di per sé verticistica e non democratica. «Qui siamo sempre stati un po' eretici e protestanti, perché si è verificato un forte influsso da parte delle riforme del nord. Spesso il friulano preferisce fare i conti direttamente con la sua coscienza in modo molto vicino al luteranesimo». Toni pesanti con la Chiesa li aveva avuti in passato anche Umberto Bossi. Ma la prospettiva particolare (che un tempo sarebbe stata considerata parascismatica), e la contestualizzazione nel quadro della proposta Fini (il quale fa spesso riferimento alla dottrina sociale della Chiesa), attribuiscono a questa polemica una valenza maggiore.
E colpisce il fatto che a lanciarla, contro i vescovi, sia Alessandra Guerra, paladina dei valori tradizionali della friulanità, religione inclusa. Lei dice che non c'è contraddizione, che non fa osservazioni sul Papa, che nutre autentici sentimenti solidaristici e che è addolorata per le vittime tra i boat people dell'immigrazione.
Ma ribadisce che considera strumentali certe posizioni della Chiesa, al pari di quelle dei partiti e delle organizzazioni dei lavoratori. «Questo punto rimarra un nostro cavallo di battaglia, sul quale continueremo a sollecitare l'opinione pubblica». Se del caso anche contro l'indicazione della Chiesa.
Luciano Santin

Data: 
Giovedì, 23 October, 2003
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Regione
Stampa e regime: 
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