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UNA BOZZA SBAGLIATA. IL FRIULI DOV'E?

Data: 
Sabato, 6 September, 2003
Testo: 

di ARNALDO BARACETTI

Nella bozza sulla riforma federalista della Regione, presentata dall'assessore Beltrame, non c'è traccia alcuna dell'entità Friuli. In quel testo sono così evaporate nel nulla le solenni dichiarazioni del presidente Illy.
Dichiarazioni secondo le quali, senza attendere il nuovo Statuto speciale regionale che sarà approvato tra alcuni anni, nell'imminente legge di riforma federalista della Regione era intenzione sua e della coalizione di Intesa democratica procedere, nel quadro ben fermo di una Regione unita, alla valorizzazione dell'autonomia e dell'identità del Friuli.
Valorizzazione da attuare o attraverso la proposta dell'Assemblea delle province del Friuli o per il tramite di un'Unione delle province friulane.
E ciò senza imposizione per legge regionale ma come proposta, da accogliersi con apposita delibera dei singoli consigli provinciali, di uno strumento associativo degli stessi valido sia a dare identità anche amministrativa al Friuli che ad affrontare insieme problematiche e progetti comuni all'intera area vasta del Friuli.
Al suo posto - ha detto l'assessore alle autonomie locali -, quale risposta all'iniziativa popolare che in Friuli ha raccolto 50 mila firme per l'istituzione dell'Assemblea delle province friulane, la bozza di legge regionale prevede invece accordi di coordinamento, associazione, collaborazione e accordi di programmi specifici tra le province. Nasceranno inoltre delle conferenze interprovinciali per l'eventuale esercizio di funzioni in forma associata. Tutto ciò - conclude Beltrame - «perché i pareri giuridici che abbiamo raccolto ci dicono che la proposta dell'Assemblea del Friuli prevede un inaccoglibile nuovo ente intermedio tra Provincia e Regione con proprie competenze».
Rispondo che la motivazione dell'assessore e dei suoi esperti è basata assolutamente sul nulla perché l'Assemblea delle province friulane di cui si parla, proposta dagli autonomisti friulani, o l'Unione delle province friulane, proposta da Illy, non rappresentano affatto la creazione di un nuovo ente con relative nuove poltrone e nuova burocrazia, ma la costituzione soltanto di un'associazione tra enti che mantengono la loro distinta identità amministrativa provinciale e che si associano soltanto per rappresentare insieme il Friuli e per affrontare, ugualmente insieme, i comuni problemi culturali, sociali, economici e ambientali presenti sull'intera area friulana ora che con la riforma federalista si dovrà andare alla trasmissione di tutti i poteri amministrativi regionali a Comuni e Province, singoli e associati.
È evidente che questo è un nuovo cavillo per dirci di no. Prima, altri ci avevano accusati di essere per la spaccatura della Regione; di essere fautori di una Udine che vuole dominare Gorizia e Pordenone; di volere un Friuli chiuso all'Europa, al mondo, agli extracomunitari, di essere allievi di Haider e così via.
Ma l'assessore Beltrame, il presidente Illy, i partiti del centro-sinistra, in particolare i Ds (che a Udine, assieme all'alleanza vittoriosa con gli autonomisti di Cecotti, avevano la propria lista, assai votata, con la scritta "Una sinistra per il Friuli") si stanno rendendo conto di mancare platealmente ai loro impegni elettorali non solo verso gli alleati autonomisti di Cecotti, ma anche verso i propri elettori, sensibili certamente ai temi e ai valori classici della sinistra, ma anche a quelli della loro terra, della loro cultura, della loro lingua? Hanno dimenticato che il 70% dei genitori che hanno figli alle scuole elementari e medie delle province friulane, malgrado la pubblica ostilità della destra nazionalista, ha firmato la domanda per l'ingresso della lingua e della cultura friulane nelle aule scolastiche? Si sono dimenticati che gli impegni elettorali nostri, di questa trascorsa primavera, a favore della friulanità erano in linea di continuità con il nostro impegno per l'istituzione dell'università friulana, per l'approvazione delle leggi di tutela delle minoranze linguistiche tra cui la friulana? Che la sua presenza, assieme a quella slovena, giustifica attualmente lo status speciale del Friuli-Venezia Giulia che molti in Italia vorrebbero toglierci? Come si fa, tradendo le promesse, a dire di no non alla rottura della Regione, non alla Regione Friuli staccata e in contrapposizione a Trieste, ma a un Friuli semplicemente riconosciuto in quanto tale, pur nell'unità del Friuli-Venezia Giulia?
Si rendono conto questi nostri esponenti che, se non cancellano con decisione e con chiarezza questa furbata da voltagabbana, avranno per anni alle costole il malcontento e l'ostilità del mondo autonomista presente fuori, ma anche dentro i loro partiti e nell'elettorato proprio?

Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
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