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Quinto flop consecutivo, un istituto in crisi

Testo: 

LA CONSULTAZIONE
Mastella soddisfatto. I Verdi: bisogna abbassare il quorum
Gli italo-argentini sono andati in massa alle urne

ROMA. C'è chi esulta per la fine della «sbornia referendaria» - Clemente Mastella - e chi ha già pronta una proposta di legge per abbassare il quorum al 30% degli aventi diritto di voto come i Verdi. A urne chiuse il flop, il quinto consecutivo su un totale di tredici consultazioni, rischia di mettere seriamente in crisi uno dei pochi strumenti di democrazia diretta a disposizione dei cittadini: il referendum, appunto.
«Oggi non hanno perso solo Bertinotti e Pecoraro Scanio ma un intero sistema che include pienamente anche quanti hanno invitato a disertare le urne», ha buon gioco a commentare il segretario radicale Sergio Capezzone, esponente del partito che più ha fatto ricorso - e abuso, inflazionandolo - allo strumento refendario. I numeri parlano chiaro: occorrevano 24 milioni e 750mila voti per garantire successo all'operazione. Ne arrivati circa 12 milioni, il 27 per cento del necessario.
Perché gli italiani hanno disertato le urne? Disinteresse per i quesiti? Sfiducia in generale per i referendum o piuttosto fedele applicazione delle indicazioni dei partiti, tutti eccezion fatta per Verdi, Rifondazione e minoranza Ds, schierati per l'astensione? Probabilmente il mancato quorum è figlio di tutti questi motivi.
La cronistoria dei flop inizia nel '90 con il 56 per cento di non votanti su caccia e pesticidi. Le serie negativa si interrompe dal'93 al'95. Riprende nel '97 quando vengono disertati i sette quesiti. Nulla di fatto anche nel '99, sull'abolizione della quota proporzionale. Nel 2000 invece solo alcuni dei sette quesiti poposti raggiungono il quorum. Le preferenze degli elettori si dividono tra no - abolizione dello statuto dei lavoratori - e Ss: finanziamento dei partiti. Ieri l'ultimo insuccesso.
Le urne, però, non sono state disertate dagli italiani all'estero. Sebbene poco interessati ai quesiti del referendum, gli italiani dell'Argentina, infatti, hanno votato in massa, soprattutto a Buenos Aires dove, su un totale di 130.000 plichi elettorali distributi, ne sono stati restituiti compilati alle autorità consolari oltre 55.000, ovvero circa il 42%. Questi voti rappresentano il 10% dei circa 550.000 pervenuti alla Farnesina da tutto il mondo. La capitale argentina si conferma pertanto come il più importante bacino elettorale delle nostre comunità, dato che verrà tenuto in conto quando arriverà l'ora delle consultazioni politiche.

Data: 
Martedì, 17 June, 2003
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
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