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Referendum, Sinistra divisa. Il no dei Radicali "all´estensione del lavoro nero"

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Cignola (Cgil): «Articolo 18, le 4 ragioni del sì». Garziera (Cisl): «Niente quorum»

Si torna alle urne a tempo di record con un doppio referendum. Il primo chiede agli elettori di esprimersi sull'estensione a tutti i lavoratori subordinati (compresi quelli delle aziende con meno di 15 dipendenti) delle tutele previste dall'ormai celebre articolo 18 dello Statuto. Il secondo chiede invece l'abrogazione della servitù da elettrodotto, che obbliga ogni proprietario a consentire il passaggio sul proprio fondo delle condutture aeree e sotterranee. Per la validità delle proposte sarà necessario raggiungere il quorum del 50% più uno degli aventi diritto.
Il mondo politico si presenta al voto più che mai in ordine sparso. È divisa la Sinistra, sono spaccati i sindacati (compresi Bertinotti ed Epifani all'interno della Cgil) e anche nella maggioranza di governo c'è qualche sparuta voce che invoca il doppio sì. Il forzista Renato Brunetta, commissario naoniano e presidente del Comitato per il no all'estensione dell'articolo 18, invita tutti ad astenersi. «Una scelta - spiega l'azzurro - che è di fatto un doppio no. Anche perché votare vorrebbe comunque dire aiutare a raggiungere il quorum e quindi la potenziale vittoria del sì». Idem i Radicali. «I dati mostrano che l'articolo 18 - secondo il segretario regionaleStefano Santarossa - assicura due sole cose: disoccupazione nel peggiore dei casi e lavoro nero nel migliore». Sul fronte opposto i Verdi, con il leader regionale Alessandro Bon: «Doppio sì, in particolare per fermare le fonti d'inquinamento magnetico».
E i sindacati? «Le ragioni del sì sono almeno quattro - elenca Mauro Cignola, segretario territoriale della Cgil -. Innanzitutto il referendum chiede di rafforzare il diritto generale a non essere licenziati senza giusta causa. Poi la vittoria del sì avrebbe effetti positivi anche sulla difesa dei diritti attuali, vanificherebbe gran parte dei progetti legislativi d'estensione della precarietà del lavoro pensata da governo e imprenditori e infine permetterebbe di proseguire la battaglia per diritti e riforme». Sì deciso anche daCobas,Snater eCodacons: «Imponiamo l'alt alla precarietà, legata alla legge 30 del 2003, che promuove lavoro a chiamata, interinale e a progetto».
Lapidario Lorenzo Garziera, segretario generale della Cisl pordenonese: «Suggerisco una sorta di terza via, ossia non andare alle urne per renderlo inefficace. Questo referendum è nato nell'area politica dell'estrema Sinistra come elemento di disturbo e sfida alle componenti più consapevolmente riformiste dell'Ulivo. È assolutamente inadatto e controproducente per affrontare la complessità delle questioni legate alle tutele di un mondo del lavoro in grande trasformazione».

Pier Paolo Simonato

Data: 
Sabato, 14 June, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Pordenone
Stampa e regime: 
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