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Candidati d'accordo: sull'art. 18 niente voto

Testo: 

Al «talk show» della Confcommercio, davanti al presidente nazionale Billè, per la prima volta i tre aspiranti governatori si ritrovano in sintonia
Illy: «Mi auguro che il 15 giugno al referendum manchi il quorum». Saro e Guerra approvano
Il leader di Intesa democratica stuzzicato per la presenza di Rc nella sua coalizione: «Quella battaglia riguarda il Parlamento, non la Regione»

TRIESTE Nemici giurati alle elezioni regionali, ma su posizioni identiche in merito al referendum sull'articolo 18. La domenica seguente al voto che li riguarda, nessuno dei tre aspiranti governatori del Friuli Venezia Giulia si recherà di nuovo alle urne. Guerra, Illy e Saro resteranno a casa, nella speranza di far mancare il quorum (il 50% più un voto) e quindi bocciare il quesito referendario sostenuto principalmente da Rifondazione comunista. Posizioni ribadite nel «talk show» ideato ieri a Trieste dalla Confcommercio - come l'ha definito il conduttore Sergio Billè, presidente nazionale dell'organizzazione di categoria - dove non sono comunque mancati punzecchiature e polemiche.
«No day - contro un referendum che vuole mettere alle corde il mercato e soffocare la libertà d'impresa», campeggiava nei manifesti esposti in una gremita sala della stazione Marittima, occupata integralmente da imprenditori e candidati fermamente decisi a mantenere un regime differenziato tra lavoratori di grandi e piccole aziende. Vista anche l'assenza di Alessandra Guerra, arrivata con più di un'ora di ritardo all'incontro per precedenti impegni elettorali, tocca a Riccardo Illy prendere la parola per primo. «Questo referendum rischia di riaprire conflitti e lotte di classe che non giovano a nessuno, tanto meno all'economia italiana. Posso capire le ragioni di un partito, ma il rischio è un vero e proprio boomerang. Le aziende sarebbero dissuase ad assumere, in caso di crisi il Parlamento metterebbe mano all'intera legislazione e, rispetto all'obiettivo del partito, si tornerebbe daccapo. Serve semmai una riforma integrale, cosa che questo governo non è riuscito a fare, ma il 15 giugno mi auguro che non si raggiunga il quorum».
Timidi applausi della platea davanti al discorso di Illy che, volutamente, parla in prima persona. Accentra tutto su di sé, senza mai nominare il cartello di Intesa democratica e l'opinione del Centrosinistra. Non potrebbe farlo. Le parole di Billè, che provocatoriamente afferma di provare «ammirazione» per Bertinotti («non ha mai creduto nel libero mercato e nel modello di sviluppo occidentale, forse perché ancora legato alla Cuba di Fidel Castro o all'esperienza della Corea del Nord»), non lo toccano minimamente. Sbotta solo davanti all'intervento dell'assessore regionale al Commercio, Sergio Dressi (An), che definisce «poco credibile» la posizione di Illy a causa dei compagni di strada, avanzando il pericolo dimissioni nel caso vincesse il Centrosinistra. «La battaglia sull'articolo 18 - spiega allora Illy - riguarda il Parlamento e non la Regione, e poi abbiamo sottoscritto un programma elettorale preciso. Se si dovesse arrivasse a una divergenza, i probabili seggi di Rc (2) e dei Verdi (1) non scalfirebbero la maggioranza».
Tocca poi a Ferruccio Saro (Libertà e autonomia), che inquadra dal punto di vista politico la questione: «Chi di articolo 18 ferisce, di articolo 18 perisce» attacca, riferendosi al dietrofront di Cofferati, ex leader della Cgil, per rilanciare il tema lavoro e parlare del delicato quadro internazionale. «Mi auguro venga a mancare il quorum, ma poi i nodi rimarranno. In Italia non esiste una sinistra riformista che sappia affrontare l'emergenza senza cavalcare la protesta, mentre finita la guerra l'insicurezza dovuta al terrorismo permane e non aiuta la ripresa».
All'entrata di Alessandra Guerra la battuta di Billè è inevitabile: «L'effetto-Guerra è arrivato». Si scusa del ritardo la candidata della Cdl, poi difende l'operato del ministro del Lavoro Maroni e il «Patto per l'Italia», cita Dressi e le leggi autonome del Friuli Venezia Giulia in tema di commercio per poi rivolgersi all'elettorato classico del Centrodestra, quello delle piccole e medie imprese. «La nostra Regione è connaturata dalle attività familiari, diventate nel tempo sempre più importanti. Noi abbiamo le idee chiare, l'abbiamo dimostrato con i fatti e continueremo a farlo. A cominciare dal 15 giugno dove, per difendere queste realtà, ci asterremo dall'andare a votare».

Pietro Comelli

Data: 
Mercoledì, 21 May, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO - Regione
Stampa e regime: 
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