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«Liberate mio figlio perché possa curarsi»

Data: 
Mercoledì, 15 June, 2011
Testo: 

L’appello della madre di Antonio Zanetti, il falso medico, dopo il no dei giudici ai domiciliari

«Mio figlio vive nella speranza di essere aiutato, ma l’unico conforto che riceve è quello di sua madre, della sua compagna e dei propri legali». La madre di Antonio Zanetti, Paola Sartor, lancia un appello: «Gli siano concessi gli arresti domiciliari perché possa curarlo». Una vicenda giudiziaria complessa e tortuosa, quella che riguarda Zanetti, di cui più volte abbiamo dato resoconto. Condannato a 8 anni e 9 mesi (con fine pena fissato per il 31 gennaio 2013), con altri carichi pendenti, l’uomo, oggi 40enne, conosciuto come il falso medico, «è stato visitato e periziato ormai da diversi psichiatri nominati dai giudici nei vari processi, i quali hanno evidenziato una patologia in atto ormai da diversi anni». Gli specialisti, prosegue la madre, «sono tutti concordi nel sostenere la incompatibilità dello stato di salute di mio figlio con il regime detentivo»; il tribunale di sorveglianza, però, ha rigettato tutte le richieste di misure alternative al carcere, «basandosi sulle dichiarazioni del medico della casa circondariale». Il centro di salute mentale di Pordenone «ha dato la disponibilità a seguire mio figlio – prosegue Paola Sartor – ma ciò non può avvenire perché dovrebbe essere posto agli arresti domiciliari». Secondo il tribunale di sorveglianza, però, «il detenuto è monitorato quasi quotidianamente e il suo stato di salute è compatibile con lo stato detentivo». Secondo i giudici, inoltre, «il pericolo di reiterazione del reato è molto elevato» e «non sussistono i presupposti per la predisposizione di un programma di esecuzione penale esterno». Conclude la madre, annunciando di appellarsi anche ai Radicali, da sempre in prima fila in questa materia: «Non è possibile che un detenuto affetto da una patologia di natura psichiatrica abbia come unica alternativa il ricovero in un ospedale psichiatrico. Ad oggi mio figlio vive nella speranza di essere aiutato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore: 
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Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Pordenone
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