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''Che esagerazione, tutto il governo contro di me'', ironica Emma Bonino

Testo: 

La candidata al governo del Lazio dopo la manifestazione di Roma del Pdl.

Un milione come dicono i promotori o 150.000 come sostiene la questura? Non è il dato numerico che colpisce Emma Bonino, candidata del centro-sinistra alla Regione Lazio, ma quello politico.
"Questo - ha commentato ieri da Firenze - è un Paese in cui scende in campo l’interno governo, da tutti i ministri al presidente del consiglio, con una preoccupazione di un attacco frontale nei miei confronti che trovo un grande segno di nervosismo e di debolezza, volgarità a parte.
Le volgarità - aggiunge Emma - sono sempre segno di debolezza, forse il presidente del consiglio non frequenta abbastanza Bruxelles come dovrebbe.
E poi la Bonino ossserva: "Si è perso il senso di chi fa cosa. A volte ho l’impressione che invece di avere di fronte a me Renata Polverini, ho il sindaco Alemanno e, se non bastasse, anche Berlusconi".
Infine il dato numerico: "A Roma alla manifestazione dell’amore dicono di essere più di un milione. Noi siamo un po’ meno - ha detto, riferendosi al suo uditorio di piazza della Repubblica a Firenze - ma è indubbio che una cosa abbiamo praticato in questa ormai lunghissima vita politica: non abbiamo usato la politica della denigrazione, dell’insulto all’avversario, della protesta, abbiamo praticato la politica della proposta e abbiamo voluto essere maggioranza".

Prima della manifestazione: "Sono serena", i temi della sua campagna elettorale

“Noi saremo dall’altra parte, sereni e tranquilli, fiduciosi”.

Emma Bonino ci aveva preannunciato già prima della manifestazione, quando l'avevamo intervistata per Il Salvagente, quale sarebbe stato il suo stato d'animo.
Da politica navigata e abituata ad ogni burrasca, la Bonino è talmente tranquilla da poter già anticipare le parole che il premier pronuncerà davanti a i suoi in quella occasione: “In questo suo disperato tramonto neroniano, reciterà una volta ancora la parte della vittima, con la solita sequela d’improperi e la solita claque ad applaudire”. Il tutto ad appena dieci giorni dall’appuntamento elettorale.
Lei, Emma Bonino, come sta vivendo questi ultimi giorni di campagna elettorale?
Vedo crescere intorno a me l’entusiasmo, la speranza e la consapevolezza che un nuovo inizio è possibile. E percepisco sempre più chiara una grande esigenza di legalità.
Su questo credo di aver trovato una sintonia con i cittadini del Lazio. Quindi vado serena verso il voto.

Può illustrarci in breve i punti chiave del suo programma?
Ho voluto un programma magro, senza tanti politicismi e analisi verbose: un programma subito operativo, fatto di azioni precise per far crescere il Lazio e i suoi cittadini.
Siamo riusciti a dar vita ad un testo essenziale e collettivo, perché frutto del lavoro di molti e di un’azione non formale di ascolto.
Alla sua base ho voluto tre punti fondamentali e irrinunciabili: legalità, trasparenza e progettualità. Queste sono le precondizioni per inaugurare un nuovo rapporto con i cittadini.

In generale, quale idea di Lazio intende perseguire? Quali sono i problemi più urgenti da risolvere?
Oggi il problema più urgente avvertito dai cittadini è quello del lavoro: non solo in termini di occupazione, ma anche di qualità, stabilità e sicurezza.
Io penso che sia impossibile dare una risposta a questa grande questione senza un progetto complessivo di sviluppo.
Per questo, nel nostro programma abbiamo puntato moltissimo su tecnologia, innovazione e, soprattutto, sulle opportunità della green economy: creeremo lavoro più qualificato, più stabile e più sicuro migliorando il Lazio.
Gli altri due grandi temi su cui lavoreremo subito sono quelli della mobilità e della salute: ho voluto un programma operativo per dare risposte immediate al diritto di salute e al diritto di muoversi dei cittadini del Lazio.

Passiamo al pasticciaccio delle liste. Cosa ci dice dell’esclusione del Pdl?
Sono stata ignorata, e persino derisa, quando - con uno sciopero totale della fame e della sete - ho posto in tutta la sua drammaticità la questione dell’illegalità diffusa nell’applicazione delle diverse leggi elettorali a livello regionale e, in particolare, sulle procedure per la presentazione delle liste.
Quando poi sono incappati nelle trappole di questo meccanismo, da loro stessi inventato, hanno pensato bene di sanare solo i loro problemi, tacendo su tutte le altre forze politiche escluse. Berlusconi può gridare quanto vuole, ma credo che gli italiani si siano fatti un’idea molto precisa su cosa sia successo.

E dell’indagine della procura di Trani che vede coinvolto il premier?
Dell’inchiesta non parlo, ma di un servizio pubblico radiotelevisivo oramai alla frutta bisogna parlarne eccome.
Noi radicali lo facciamo da tanto tempo, a costo di passare per vittimisti.
Io ho la sensazione che l’Italia si stia svegliando da un lungo sonno e che cominci a capire che senza la garanzia di alcuni diritti per tutti non esiste democrazia e libertà.

Un bel colpo per lo schieramento di centro-destra e per la sua rivale Renata Polverini. Crede che questo fatto avvantaggerà lei nella corsa verso la presidenza della Regione Lazio? In che misura?
La questione sinceramente non mi appartiene: io non faccio calcoli, ma pretendo che tutti rispettino le regole, senza le quali la convivenza civile non è neppure pensabile. Io ho chiesto solo che ciò che vale per i cittadini che vanno alle poste, per i professionisti che vogliono accedere a un concorso, per gli studenti che desiderano sostenere un esame valga anche per il Pdl.
Se cominciamo a immaginare che alcune regole non valgano per chi è più forte, più furbo o più potente, siamo alla fine dello Stato di diritto.

Teme più l’astensionismo? Un’insidia che rischia di ritorcersi anche nel centro-sinistra…
Sono profondamente convinta che non sia il momento dell’astensionismo o del mugugno. E, come lei sa, io non appartengo ad un partito che ha mai preconizzato il “tutti al mare”. Soprattutto, spero che i giovani non si sentano sfiduciati e vadano a votare.

Cosa si sente di dire agli elettori ancora indecisi o sfiduciati?
Dico che perdere la speranza è ingiusto verso se stessi e verso gli altri, soprattutto se si ha il coraggio di guardare al domani. Dico che ricostruiremo un pezzo alla volta un rapporto di fiducia con i cittadini aprendo loro le porte dell’amministrazione regionale.
Dico che edificheremo una regione aperta basata sulle regole, sul rispetto della legalità e sulla trasparenza. La riscossa potrebbe ripartire proprio da qui.

Data: 
Domenica, 21 March, 2010
Autore: 
Monia Cappuccini
Fonte: 
ILSALVAGENTE.IT
Stampa e regime: 
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