You are here

La Bonino: avrei voglia di lasciare, ma combatterò

Testo: 

Manifestazione al Pantheon con la candidata del centro-sinistra alla guida della Regione Lazio. D’Alema fischiato: dobbiamo battere Berlusconi

«Rispondiamo con la resistenza democratica: se perdono, potrebbero non convertire il decreto»

ROMA. Emma Bonino non si dimette e continua la corsa alle elezioni regionali del Lazio perché alla «prova di arroganza» e al «funambolismo dell’illegalità» del governo bisogna rispondere con il «rilancio della resistenza democratica».
Microfono in mano e sforzo di voce per la candidata del centro-sinistra alla presidenza della Regione Lazio che ieri è salita sul podio improvvisato al Pantheon capeggiando la protesta dell’opposizione contro il decreto «interpretativo» con cui il governo è intervenuto sul caso delle liste non ammesse alle regionali.
Dopo i sit-in di venerdì sera e ieri mattina davanti a Quirinale e Montecitorio, nel pomeriggio è la centralissima piazza romana del «tempio di tutti gli dei» ad accogliere rappresentanti e militanti del Pd, dell’Italia dei valori, del Popolo viola e di Rifondazione comunista. Tra una mezza facciata del Pantheon in ristrutturazione, una fila di Botticelle (le carrozze trainate dai cavalli) e decine di turisti, fanno capolino fin dalle 15.30 i manifestanti. Una protesta pacifica nel freddo pomeriggio di Roma con un paio di magnum e defender di polizia e carabinieri parcheggiate ai lati della piazza in placido controllo. L’attesa è tutta per la Bonino, ma si attende anche l’arrivo di Massimo D’Alema, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, e di Dario Franceschini, Pd.
«Ci troviamo in un momento molto critico per la democrazia e per il nostro paese» attacca la Bonino nel suo discorso.
«Se avessi ascoltato solo me stessa - continua - avrei già detto che con i bari non si gioca, ma credo che in questa circostanza sia necessario un confronto con tutte le altre forze che compongono la coalizione». La radicale chiarisce così che non intende ritirare la sua candidatura alla guida della Regione Lazio e aggiunge: «Non realizzeremo sterili e perdenti aventini, ma un grande rilancio della resistenza democratica. Chi è capace di quello che ha fatto ieri (riferendosi al decreto legge sulle regionali, ndr) sarà capace di tutto nelle prossime settimane. Anche di non convertire il decreto se dovessero perdere le elezioni. Sono convinta che anche dall’altra parte non sono tutti contenti. Dobbiamo aiutare anche le istituzioni a riprendere un po’ di coraggio e responsabilità di sé. Il decreto arriva con il processo elettorale già avviato fornisce una prova di arroganza e annulla qualsiasi certezza delle regole».
Nella piazza circolano volantini realizzati come annunci funebri, il morto è la democrazia. In piazza c’è anche D’Alema, qualcuno lo fischia e gli urla: «Ti rendi conto dei danni che hai fatto?». Ma sono pochi, sommersi dai controfischi della maggioranza dei presenti: «Andate a piazza Farnese (dove manifesta il Pdl, ndr)», rispondono. Il decreto «interpretativo» è «una ferita per la democrazia», dice l’ex presidente del Consiglio, «sul piano politico intendiamo mobilitare le nostre forze per contrastare l’arroganza del governo, e la risposta più importante sarebbe battere Berlusconi e poter dare così un nuovo segnale al Paese».

Data: 
Domenica, 7 March, 2010
Autore: 
ANNALISA D’APRILE
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
Condividi/salva