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I radicali: «Il Cie serve solo alla propaganda» In un anno 2500 ospiti in gran parte maghrebini. Solo 200 le espulsioni

Testo: 

GRADISCA Sono state 2500 le presenze complessive al Cie di Gradisca negli ultimi ventiquattro mesi. A fronte, però, di appena 200 espulsioni l’anno culminate in un effettivo rimpatrio del clandestino.
C’è qualcosa di sbagliato nel funzionamento delle strutture di identificazione ed espulsione italiane: è l’opinione della delegazione di Radicali italiani che ieri ha visitato il centro immigrati isontino. Così come nelle stesse ore hanno fatto i militanti del partito in altre otto regioni italiane.

«Una struttura puramente propagandistica, dal momento che non produce nè espulsioni, nè rimpatri», hanno denunciato al termine di un sopralluogo durato oltre tre ore Elisabetta Zamparutti, deputata radicale eletta nelle file del Pd, il segretario dell’associazione Nessuno Tocchi Caino Sergio D’Elia e la presidente provinciale dell’associazione radicale Libertà è partecipazione, Marzia Pauluzzi. I dati che snocciolano sul piazzale dell’ex Polonio sono stati forniti dalla stessa Connecting People, l’ente che gestisce il centro. «E dimostrano come queste strutture non rispondano affatto alle funzioni per cui sono state concepite».

Allo stato attuale il Cie ospita 193 persone (su una capienza di 250 posti), di cui 177 provenienti dal circuito carcerario.

Il 90% è di etnia maghrebina. «Il reato di clandestinità e la detenzione amministrativa sino a sei mesi introdotti dal governo sono una pena ulteriore che esaspera e incattivisce persone che hanno già saldato il proprio debito con la giustizia» hanno denunciato i militanti radicali, che peraltro hanno parlato di struttura “sopra la media nazionale” dal punto di vista gestionale e dell’assistenza sanitaria (“scarsa qualità del cibo a parte”) e hanno escluso tensioni all’interno del centro. Così come hanno inteso sfatare il falso mito per cui gli immigrati percepirebbero una diaria giornaliera.

Rilevante invece un dato: le 3 mila visite ambulatoriali in un mese, segno dell’esasperazione dei trattenuti che cercano la somministrazione di psicofarmaci, si rendono protagonisti di episodi di autolesionismo o tentano il ricovero ospedaliero per provare a darsi alla macchia. «La cosa ridicola è che, scontata questa pena, solo una minima percentuale degli immigrati viene realmente identificata e rimpatriata. Per tutti gli altri c’è l’ingiunzione di abbandonare il territorio italiano entro cinque giorni, cosa che puntualmente non avviene, e così il circolo vizioso ricomincia e può autoalimentarsi.

Le espulsioni si fanno solo in base ai posti che bisogna liberare e occupare nei vari centri, come in un gioco di scatole cinesi che si fa sulla vita delle persone, mentre i rimpatri sono cosa rara. E allora la legge non solo non serve, ma è una presa in giro». Nulla da eccepire invece sul vicino Cara, anch’esso visitato dalla delegazione radicale, e che si occupa dei richiedenti asilo. «Lì si respira un’aria completamente diversa. L’assistenza è buona e si cerca di fornire servizi di integrazione, come i corsi di italiano».
Al Cara vi sono anche 8 nuclei familiari, di cui 7 quelli con minori a carico. Una bimba nata nella struttura, altre due donne sono in dolce attesa.

Data: 
Martedì, 8 December, 2009
Autore: 
(l.m.)
Fonte: 
IL PICCOLO - Gorizia
Stampa e regime: 
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