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No tengo dinero

È il banale, di solito, il difficile:
(Edoardo Sanguineti-Scartabello)

Care compagne e cari compagni,
si è voluto spiegare il fatto che quest'anno le conclusioni congressuali si terranno a Udine con il desiderio di sottolineare l'importanza della battaglia sul testamento biologico. Un'impostazione che condivido ma che non mi impedisce di suggerire una seconda chiave di lettura che si sommi alla prima.
Il congresso si terrà in una zona di confine che ospita, al suo interno, una città che i radicali conoscono bene: Trieste.
Una città che ha attraversato il Novecento da protagonista ed ha assunto numerosi significati simbolici. Tra questi significati, quello che a noi interessa è quello di città della ricerca scientifica.
Grazie a persone come Paolo Budinich, Edoardo Amaldi, Abdus Salam, Trieste e il suo Centro Internazionale di Fisica Teorica hanno rappresentato un luogo unico, dove l' Est e l'Ovest hanno potuto dialogare e fare della conoscenza uno strumento di pace.
Proprio la fisica che aveva terrorizzato il mondo con la bomba atomica, per volontà di grandi personalità come Einstein ed Oppenheimer, è stata scelta come mezzo per costruire un mondo diverso e migliore.
Ainis ci chiede: "E' un caso che la Associazione Luca Coscioni sia nata proprio in Italia?"
Io risponderei di sì. E' vero che il nostro Paese è schiacciato dall'oscurantismo Vaticano, ma è altrettanto vero che nel mondo ci sono numerosi altri analoghi, se non peggiori, oscurantismi che impediscono all'umanità di progredire. E vi invito a non pensare solo ai dogmi della fede che impediscono la ricerca in questo o in quel campo, ma anche a considerare come oggi siamo privati del contributo intellettuale dei tanti che hanno avuto la sola "sfortuna"di nascere nel continente e/o con il sesso "sbagliato".

Per una nuova sinistra europea.

Questo congresso è importante anche per una ricorrenza storica: il ventennale dalla caduta del Muro di Berlino. E nonostante siano passati tutti questi anni, per fortuna e purtroppo, la Sinistra europea non ha ancora deciso quale strada prendere.
Dico "purtroppo" perché anche a causa della difficile situazione economica, sta riemergendo la peggiore destra, quella dei nazionalismi del Dio- Patria- Famiglia, che può davvero riportarci ad un passato che vorremmo per sempre sepolto.
Dico anche "per fortuna" perché siamo ancora in tempo per far sì che le cose vadano nella direzione giusta.
E noi della "Luca Coscioni", come abbiamo già iniziato a fare costituendo, in Italia, la "Rosa Nel Pugno", dobbiamo continuare a lottare perché nasca una nuova sinistra; una sinistra finalmente libera da dogmi, che creda nel valore della ricerca scientifica.
Il percorso non è facile. Basti pensare come la maggiore novità delle ultime elezioni europee sia rappresentata da quell' "Europe écolgie"di Daniel Cohn-Bendit di cui Goffredo Fofi è tanto innamorato.Una formazione che pur presentando numerosi aspetti positivi ( il carattere europiesta e transnazionale; la difesa dei diritti civili; la volontà di mettere al centro della propria politica la questione ambientale), appare, su temi come gli ogm e il nucleare, legata a vecchi schemi ideologici, in parte risalenti a quella "dialettica della liberazione"che oggi, non a caso, Fofi ripropone, e che venne (curiosamente) portata, per la prima volta in Italia, da Giovanni Jervis.
Io credo che nonostante queste posizioni irrazionali, dobbiamo dialogare con questi compagni, cercando anche di comprendere quali siano le ragioni che stanno dietro al loro "pensare storto". Oggi abbiamo una forte sfiducia verso la scienza e il pensiero scientifico anche per colpa di un sistema politico, culturale e informativo che ha permesso alle menzogne delle multinazionali di sostituirsi al sapere scentifico. Se l'industria farmaceutica è riuscita a drogare il mercato di prodotti inutili, possiamo poi meravigliarci che i cittadini si rivolgano alle cure "new age"? Io penso di no. E penso anche che con questi cittadini, e con i gruppi in cui essi si riconoscono, noi dobbiamo dialogare per costruire la nuova sinistra europea.
Noi della "Luca Coscioni", che della galassia radicale siamo la periferia (anche se non ho ancora ben capito quale sia il centro), dobbiamo divenire il centro di questa nuova sinistra.

Ma non c'abbiamo una lira. Che fare?

Ed eccoci alla domanda cruciale del Congresso. E le risposte che ho non sono grandiose ma piccole, piccole.
Innanzitutto, in questa situazione estremamente difficile, in cui il Regime ci censura e ci isola, non possiamo permetterci il lusso anche di disperarci, di perdere di vista i nostri obiettivi, di smettere di elaborare nuove idee.
Secondo. Ciascuno di noi deve fare il suo piccolo lavoro di "formichina". Se non abbiamo i soldi per grandi congressi, se non abbiamo spazi sui media , allora, a maggior ragione, ciascuno di noi deve farsi testimone delle nostre battaglie.
Terzo. A livello locale, dobbiamo cercare il più possibile di fare rete con altre associazioni e gruppi; penso ai soggetti che si occupano di disabilità, agli Aied, ai gruppi antiproibizionisti... In questo senso, ho molto apprezzato l'intervento di Ivan Innocenti. Noi come "cellula coscioni FVG", da questo punto di vista, dobbiamo migliorare.
In questo modo ( mi rendo conto, anche per averci provato, è una strada difficile), si potrebbero fare anche iniziative su temi non prioritari.
Quarto. "Portiamo in giro la nostra militanza". Cito ( per fare piacere a Fofi) Paul Goodman: Ma quando la società funziona male, e oggi tutte le società più importanti funzionano male, essere "un professionista autentico", o tentare di esserlo, è un fatto di per sè stesso rivoluzionario. Esso induce immediatamente in conflitto una istituzione, e poiché esse sono strettamente connesse l'una con l'altra, il conflitto di una si tramuta in contraddizione generale. Lo spirito rivoluzionario di un professionista "autentico" non è, forse,direttamente politico nel senso di immediato attivismo, ma è profondamente impegnato, coinvolge tutte le abitudini individuali, ed è permanente.
Non facciamo della militanza da "alternativi da weekend"( come dice,anche se non riferendosi a noi, Viale), ma ricordiamoci continuamente di essere radicali; portiamo il nostro punto di vista, le nostre idee anche in ambiti per noi non abituali, ciascuno secondo le sue preferenze (e sempre in modo educato).
Nel mio piccolo, ultimamente, mi sto interessando del mondo del naturismo. E anche per questo, ho molto apprezzato l'intervento di Annalisa Chirico.
Quello del naturismo è un mondo per me interessante. Innanzitutto perché abbiamo una comune coscienza della centralità del problema ambientale.
Secondo, perché anche il naturista si oppone a quella follia di questa società che consiste nella ricerca di un impossibile ideale di perfezione estetica e nel rifiutare quei corpi che non rientrano in un certo canone.
Terzo, perché i naturisti per poter prendere il sole ( nonostante le battaglie parlamentari di Poretti e Perduca) senza rischi legali, sono costretti a girare per l'Europa, e quindi transnazionali per forza.
Su questo punto, mi permetto una nota a margine: in Italia ci sono delle spiaggie in cui il naturismo è ufficiosamente tollerato, ma molte di queste, almeno dalle mie parti, sono di difficile accesso, quindi impraticabili per chi ha problemi di deambulazione ( perché ci sono anche naturisti disabili).
So di aver detto un po' di banalità (leggendo le quali, molti di voi avranno esclamato " grazie al cavolo!"), ma a fare le cose banali è già difficile.