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In Italia c'è la pena di morte. E' il carcere.

Testo: 

Cari compagni e amici de L’Altro, consentitemi oggi di abusare del vostro letteralmente straordinario invito (di ieri e fino a qualche ora fa... l’unico) a intervenire sul tema e sull’obiettivo "Amnistia subito!". Soprattutto in questa Italia dov’è reinstaurata una pena di morte surrettizia quanto certa: 40 suicidi finora nel 2009, più altri 14 morti di prigione italiana. L’ultimo ieri l’altro, un ragazzo tunisino che si è lasciato morire di fame nel carcere di Pavia. Per un po’ di informazione contestuale, e di "propaganda" Radicale, a premessa utile per imputare domani se potete consentirmelo) agli sgovernanti di Governo e di Opposizione, come anche a Tonino Di Pietro, scelte e responsabilità criminogene e criminose, disastrose, che da decenni ormai possono essere compiute e difese solamente censurando ogni dibattito, quindi ogni informazione così realizzando un’ormai sessantennale (in)giustizia di classe, senza precedenti, ivi compreso quello del Regime precedente l’attuale, quello del Ventennio fascista.

Veniamo a bomba: il ministro Alfano ha immediatamente reagito alla nostra ri-proposta (dal 1977 fatta in Parlamento, ribadita continuamente da allora) decretando laconicamente, da Innominato manzoniano: «Questa Amnistia, con gli indulti non s’ha da fare!». A Radio Radicale molti esponenti di destra e sinistra si sono pronunciati, spesso a favore. Niente da fare, il tema è Verboten! Totale, ma proprio totale su Mediaset, Sky, La7, unica eccezione, da Mineo! Ma quel che è stato più interessante è il black-out di tutti gli Editori e di tutti... Editi, tranne una eccezione qualche ora fa! On-line e off-line: silenzio (siti e audiovisivi Radicali a parte, naturalmente)!

Sull’origine e la causa prima di quest’ultima fase del Regime partitocratico italiano, sul suo autore, sul sistema di monopartitismo sostanziale, sulla sua forma biciclica, sul suo odierno attore principale e quello di scorta, noi non ci troviamo impreparati: abbiamo ormai da decenni costituito una Resistenza politica e sociale di carattere strategico. Abbiamo infatti combattuto sempre in modo da prefigurare, anche nelle forme delle lotte e dell’organizzazione, i fini e forme di autogoverno democratico, federalista, austero e libertario, nonviolento; gandhianamente, socraticamente, kantianamente, illuministicamente, antropologicamente, forse buddisticamente (mia personale ipotesi) scoprendoci così connotati e alimentati.

Siamo giunti alla conclusione che la nostra Resistenza ha oggi un dovere, un’opportunità straordinaria: è il popolo italiano. Antipartitocratico, anticommistioni fra poteri vaticani o talebani e religiosità di libertà e di liberazione, di responsabilità civile, sociale, virtualmente, ormai, ecologisticamente planetaria. Sessant’anni di occupazione hanno miracolosamente salvato gli "occupati" e isolato gli occupanti. È un popolo che ha in sé la nostra Resistenza, ha riconosciuto come suoi i nostri caduti, i Coscioni o i Welby, o i vivi, gli Enzo Tortora e , credo, Eluana liberata dall’amore e dalla forza di Beppe Englaro.

L’obiettivo cui, d’ora in poi, daremo animo e daremo corpo è quello di candidarci, in tempi rapidi, politici a promuovere e costituire il governo e la Riforma "americana", in alternativa allo sfascio e al fascio partitocratico, per salvarlo e salvarci dalla sua rovina tragica che sarebbe altrimenti anche quella di tutti gli italiani. Nell’attuale contesto internazionale, piazzali Loreto et similia, tentati o riusciti sarebbero tragedie non più tremendamente solo domestiche, a cominciare dai loro sciagurati e disperati autori.

Siamo, saremo alternativa anche a questo. Spero, cari amici de L’Altro, che vi saranno individui e "forze" che, ammaestrati anche dal tempo prendano in considerazione, sul serio, questo nostro obiettivo. Sulla lotta immediata per la conquista con l’Amnistia della Grande Riforma per la Giustizia, appuntamento – se L’Altro può a domani.

Data: 
Mercoledì, 9 September, 2009
Autore: 
Marco Pannella
Fonte: 
L'Altro
Stampa e regime: 
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