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Corruzione, la politica si allontani dalle casse pubbliche

Testo: 

Monta di nuovo, con le piogge d'inverno, l’onda di piena degli scandali pubblici e degli arresti degli amministratori. I politici ora s'indignano, ora ci marciano per colpire l'oppositore ma, mi sembra, continuano a non cogliere il punto: il malaffare e la corruzione non sono accidenti, l'effetto di qualche mela marcia in un corpo politico-istituzionale sano, ma ormai la sua cifra caratteristica, direi addirittura identitaria. Molto tempo fa, all'inizio degli anni 90, un referendum abolì il finanziamento pubblico dei partiti, in quel momento travolti da tangentopoli.
Invece di mettere al suo posto qualcosa di organicamente adeguato, il nostro sistema politico aggirò il problema in piccola parte con la vergognosa legge sul rimborso delle spese elettorali, in massima parte con l'occupazione sistematica di tutti i gangli vitali delle amministrazioni e di tutti i luoghi in cui il settore pubblico gestisce denaro. Estorcendo taglie per ogni fornitura, per ogni opera, per ogni siringa e per ogni valvola cardiaca, per ogni posto distribuito ai compari. Incominciarono con i propri stipendi, troppo bassi si disse per attirare alla politica il
personale di qualità di cui la politica ha bisogno: il risultato è che il reddito medio dei membri del Parlamento e delle assemblee regionali è pari a cinque volte il reddito procapite del paese, contro valori tipicamente intorno a due, mai superiori a tre degli altri paesi europei. Sulla qualità dei politici così attirati alla vita pubblica, meglio stendere un velo pietoso.
Proseguiva intanto il sistematico smantellamento di tutti i centri di competenza e gli uffici tecnici di Comuni, Province e arnministrazioni varie, già avviato fin dagli albori del centro-sinistra, necessario per spostare nelle mani della politica la gestione degli appalti, delle forniture, dei servizi di manutenzione, dei rifiuti, dei pubblici edifici e delle sedi degli organi elettivi, per non parlare della grande festa dei piani regolatori comunali: nel complesso una massa di spesa annua dell'ordine di 12-15 punti percentuali del Pil.
Un altro grande colpo, fin dai primi anni Settanta, era stato la creazione del sistema sanitario nazionale, un sistema che nel complesso funziona, ma che ormai è interamente gestito dai partiti e spende oltre cento miliardi l'anno di fondi pubblici - e ancora ne movimenta altri trenta o quaranta di denaro privato - il quale con la politica deve fare i conti se vuol vivere e prosperare.
Diciamo ancora dieci punti percentuali di Pil.
Poi, dopo la liquidazione del-le aziende a partecipazione statale, saccheggiate fino all'estinzione - di cui l'Alitalia è stata triste epigono - si sono dedicati a pieno tempo all'occupazione e alla spartizione delle aziende pubbliche locali e, come se non bastasse, hanno creato una miriade di piccole società di servizio pagate con i soldi dei contribuenti e dedicate alla creazione di posti e contratti per amici e sodali. Stiamo parlando di qualcosa come mezzo milione di aziendine al servizio della politica, con un fatturato dell'ordine due o tre punti percentuali di Pil.
Infine, la ciliegina sulla torta sono stati i fondi agricoli e i fondi strutturali europei, un flusso costante di 20-30 miliardi di euro controllati dalla politica, gestiti dalla politica, distribuiti dalla politica in mille rivoli. Progetti di valori e aumenti permanenti di occupazione se ne vedono pochi, mentre vi è stata una dissennata moltiplicazione di piccoli contributi. Le indagini della magistratura hanno messo in luce, in alcuni casi estremi, che i politici si facevano riversare dai beneficiari una quota dei denari concessi grazie al loro intervento. Diciamo, almeno altri due punti percentuali di Pil ogni anno.
Tirando le somme, quasi il 30 per cento della spesa aggregata nel nostro paese è influenzata, sospinta, intermediata o gestita dalla politica, quasi sempre con interventi discrezionali, quasi sempre senza processi adeguati di trasparenza, verifica dei risultati, punizione per gli sprechi.
Naturalmente, non tutti i denari sono gestiti o spesi male; ma in media i costi sono più alti e la qualità è mediamente molto più bassa che negli altri paesi avanzati. Mentre una quota sproporzionata resta nella casse dei partiti e dei singoli intermediari, facendo dell'Italia il più corrotto trai paesi avanzati. Soprattutto, in un tale sistema esistono colossali distorsioni degli incentivi: chi cerca un posto o un contatto, o progetta un investimento, almeno in un caso su tre ha bisogno della politica; i meccanismi di selezione tutto faranno fuorché selezionare i migliori, le imprese efficienti, le tecnologie più avanzate.
Dunque, si convincano i politici, si convinca il Partito Democratico oggi investito dalla bufera giudiziaria, che il problema non si risolve allontanando i corrotti, come pure va fatto, o scrivendo codici etici. Occorre togliere le mani della politica dalle casse pubbliche: ristabilendo meccanismi di gestione, di appalto di concessione in cui i politici dettino gli obiettivi e gli indirizzi, ma non scelgano più a chi assegnare posto o il contratto.

Data: 
Domenica, 21 December, 2008
Autore: 
Stefano Micossi
Fonte: 
IL SOLE 24 ORE
Stampa e regime: 
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