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Rebus Tondo, Scajola esclude una frattura

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Ma il presidente non abbandona l'idea della «sua» lista: contatti con Sgarbi. «Decisive le prossime ore». Oggi in Fvg la Prestigiacomo
L'ex ministro: «Contrapposizioni superate. Nessuno ha lasciato il partito»

TRIESTE «Le contrapposizioni sono superate. Nessun eletto o assessore ha lasciato Forza Italia» afferma, da Brescia, Claudio Scajola. «È solo questione di tempo» replicano, dal Friuli, i dissidenti.
Ma chi pecca d'ottimismo? Renzo Tondo è l'unico che può sciogliere il dilemma. Perché se fa una lista civica, può creare un'emorragia in Forza Italia. E se invece non la fa, può mantenere coeso (almeno apparentemente) il partito di maggioranza.
Il presidente, nonostante i consigli non manchino né in un senso né nell'altro, non si sbottona. Non ancora: «Oggi non parlo». E così tiene con il fiato in sospeso una miriade di partiti, partitini, iscritti e simpatizzanti. «Le prossime ore saranno decisive» scommettono nell'entourage.
Ma intanto Scajola può inneggiare allo scampato pericolo: «In Friuli Venezia Giulia - dichiara, attorniato da Sandro Bondi, Angelino Alfano e Fabrizio Cicchitto, l'ex ministro - ci sono stati i maggiori dispiaceri sul piano personale, ma nessuno ha lasciato il partito». Non basta: uno dei principali artefici della candidatura di Alessandra Guerra nega l'esistenza di divisioni e correnti in Forza Italia. «Sono voci che nascono dalla bocca di avversari politici interessati a farci apparire dilaniati dalle polemiche e talvolta - aggiunge Scajola - da qualche sciocco appartenente a Forza Italia che forse ritiene di ritagliarsi qualche spaziuccio in più. Ma noi siamo il partito più unito».
«Che faccia tosta» replicano, di rimando, in terra friulana. Dove gli incontri si susseguono a raffica, nell'attesa di Tondo e delle sue scelte, perché tanti sono direttamente interessati: gli autonomisti di Giorgio Pozzo, i frammenti di Terzo Polo che guardano a Gabriele Renzulli, la Nuova Dc, il Nuovo Psi, i Radicali e naturalmente i forzisti delusi. Dice, ad esempio, il socialista Gianni De Michelis: «In Friuli Venezia Giulia lanceremo il laboratorio laico-riformista. E lo faremo anche se Tondo non dovesse essere il nostro candidato». Aggiunge, a conferma, il radicale Gianfranco Leonarduzzi: «Con l'accostamento spregiudicato fra Margareth Tatcher e Alessandra Guerra da parte di Silvio Berlusconi non dovrebbero esserci più dubbi per Tondo sulle intenzioni della Casa delle libertà. Questa è l'occasione da non perdere per proclamare la difesa dell'identità politica».
Mentre i «tondisti» contattano persino l'entourage di Vittorio Sgarbi, la possibile lista civica attrae o spaventa più d'uno: se Riccardo Illy - il candidato di Intesa Democratica che all'aeroporto ha incontrato gli iperattivi autonomisti e terzopolisti (incluso Michelangelo Agrusti) - potrebbe trarne un vantaggio non da poco, i colleghi di partito e di coalizione di Tondo uno svantaggio altrettanto pesante. «Speriamo che non faccia il kamikaze e resti in Forza Italia» sussurra un «amico». E un altro: «Dicono che Berlusconi potrebbe dissuadere Renzo dal compiere passi falsi. Ma nel frattempo viviamo nel caos. Persino a Udine dove, complice Sergio Cecotti, siamo bloccati».
E Alessandra Guerra? La candidata della Casa delle libertà, imperterrita, continua la sua campagna elettorale: ieri, a Pordenone, ai centri di assistenza per portatori di handicap; oggi, a Udine, con il ministro Stefania Prestigiacomo. L'Officina, dopo l'incontro di ieri, completa intanto il programma e manda in stampa il libretto: sabato, a meno di intoppi, la presentazione ufficiale. Stenta ancora a decollare, invece, la macchina organizzativa: slitta infatti la visita odierna dei ministri Giulio Tremonti e Pietro Lunardi. «Ma arriveranno la prossima settimana» dichiara il sottosegretario alle Riforme, Aldo Brancher.
r.g.

Data: 
Giovedì, 10 April, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO - Regione
Stampa e regime: 
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