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Cecotti-Illy: nasce l'asse per vincere le elezioni

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«Respingiamo i visitors di Roma e Arcore». Il leader triestino: «Sono pronto». Saro: «Il Centrodestra ha sbagliato tutto»

Dall'inviato
UDINE «Una rivolta delle intelligenze contro l'arroganza stellare dei visitors». Quando ricorda le astronavi arrivate da Roma e da Arcore, infarcite di big «marziani» e ordini ancor più «alieni», scatena gli applausi scroscianti. Ma Sergio Cecotti, il sindaco di Udine che si è dimesso «per non fare il vassallo di Claudio Scajola», non si accontenta. Non più.
Il leghista «anomalo», ergendosi a protagonista della disfida elettorale, rompe gli indugi. E passa alla proposta: Cecotti, adesso, incita i friulani «liberi» a non «soccombere» a chi arriva da pianeti lontani e si offre come leader dei «moderati» che «non accettano di abdicare al dovere di ragionare». Ma, soprattutto, lancia una sfida e un'opportunità ai «progressisti»: propone un patto tra Trieste e il Friuli, ipotizzando una grande coalizione, affinché si crei una nuova e moderna Regione.
L'ex sindaco di Udine non cita Riccardo Illy. Ma non serve: il candidato presidente di Intesa Democratica, dopo aver scansato l'invito a sedere accanto al forzista Ferruccio Saro, è in prima fila. Attento. E disponibile a firmare quel patto, «perché i visitors hanno recato offesa non solo alla dignità dei friulani, ma anche dei giuliani».
Nasce così a Udine, in una sala dove si accalcano più o meno 400 ospiti, l'asse potenzialmente più dirompente della campagna elettorale: l'asse tra l'imprenditore del caffé e il fisico della Sissa. L'uno e l'altro, da un accordo ormai vicino, possono trarre vantaggi: Illy trovare una sponda preziosa in Friuli, Cecotti un interlocutore «fidato» a Trieste. E gli svantaggi o, meglio, i pericoli? Non mancano. Perché Illy deve tenere a bada la sua coalizione, soprattutto in quella Udine dove il neo-alleato sembra pronto a ricandidarsi, mentre Cecotti deve coagulare attorno alla sua «anomalia» un consenso sufficiente.
Ma i due politici atipici, uniti da una stima di lunga data, sembrano pronti. Pronti a correre il rischio. Perché la posta in palio, la sconfitta di una Cdl «che è stata sequestrata dai visitors e portata via, su pianeti lontani», è troppo alta.
Cecotti è il protagonista indiscusso nella notte in cui sboccia il feeling «proibito», e non si sottrae. Dopo la benedizione del friulanista Gianfranco D'Aronco, l'ex sindaco grida fortissimo il suo no ai diktat romani: «L'imperativo morale oggi è il rifiuto dei visitors». Non manca un appello alla Lega, il movimento d'origine, affinché «abbia un sussulto di orgoglio e rifiuti la logica della sudditanza». Poi, al grido di «non moriremo sudditi di Scajola», Cecotti prova a risolvere il rebus del suo schieramento: vuole creare una «convergenza» tra i ceti produttivi, i migliori autonomisti, gli amministratori più capaci. Poi, se in Friuli c'è davvero voglia di «riscatto», allora, si arriva al passaggio successivo: si apre un confronto con «chiunque risieda su questo pianeta». Non con il Centrodestra alieno, quindi. Ma, con tutti gli altri, si crea una grande coalizione che, nella prossima legislatura, rilanci all'insegna della modernizzazione e del riassetto istituzionale una Regione «immobile» da troppi anni.
«Cecotti lancia la sfida anche a me. E io sarei lieto di discutere, negoziare e firmare anche idealmente un patto con lui perché questa è la battaglia più importante degli ultimi 50 anni» afferma, dal palco, Illy. Fuori, è ancor più esplicito: «Credo che Cecotti ci dirà, nei prossimi giorni, in quale ruolo vorrà giocare la partita. Aspetteremo. Ma saremo pronti a raccogliere la sfida che parte dall'autonomia dell'area giuliana e del Friuli e che investe soprattutto il ruolo futuro del Fvg in Italia e in Europa».
Ad aspettare le future mosse di Cecotti - anche se sono in molti a scommettere che si ricandiderà a Udine, puntando a ritornare presidente dell'Assemblea delle Autonomie, «sponsorizzando» una lista regionale - non c'è solo Illy.
Mentre Enrico Bertossi, la «voce» del mondo produttivo friulano, esce allo scoperto e invita «Sergio a non tornare alla fisica» e a restare in municipio, si assiepano in sala mondi assai distanti ed eterogenei: terzipolisti come Gabriele Renzulli o Maurizio Salvador, vecchi politici come Bruno Longo o Arnaldo Baraccetti, uomini di Centrosinistra, cecottiani, leghisti udinesi, autonomisti pro o contro come il leader di Movimento Friuli Marco De Agostini o l'ex padre padrone del Carroccio Roberto Visentin, nonché «semplici cittadini». Quali e quanti seguiranno Cecotti? La risposta ancora non c'è. Ma Saro, il forzista ribelle, non nasconde intanto una sadica felicità «perché quello che sta succedendo dimostra che il Centrodestra ha sbagliato tutto». Non dice, però, se nella «convergenza» di Cecotti c'è posto per lui: «Vedremo...».
Roberta Giani

Data: 
Sabato, 29 March, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO - Regione
Stampa e regime: 
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