You are here

Processo all’architettura moderna /3 - 50 anni dopo

Testo: 

La stratificazione di linguaggi è una ricchezza culturale da cui non si può prescindere, pena l’incapacità di cogliere i caratteri del mondo in cui viviamo. Di fronte a ciò crolla la convinzione di chiunque sostenga l’impossibilità di un dialogo tra architettura antica e contemporanea, pensando ingenuamente alla rivoluzione industriale come ad uno spartiacque. La strategia che realizza quel dualismo che rappresenta il passo decisivo per il compimento di un destino nel quale siamo tuttora giocati risale a ben prima della rivoluzione industriale, ed è essa, semmai, che va superata.

Vanno rilevate almeno 4 questioni:
1) il falso storico o, nel migliore dei casi, il perseguimento delle teorie miranti all’ambientamento del nuovo nell’antico portano, com’è noto, alla repressione o, peggio, alla corruzione del nuovo senza quindi rispettare l’antico; la ricchezza degli insediamenti urbani deriva proprio dal processo di stratificazione dei linguaggi.
2) il messaggio del passato avulso dal contesto originario e immesso nell’ambito dei lessici contemporanei risulta deformato e aberrante: esito di un’operazione superficiale condotta senza intaccare i contenuti del sistema culturale di base (oggi radicalmente e irrimediabilmente mutati) e avvalendosi di una facile filologia nei confronti del passato.
3) al riferimento indifferenziato di cambiamento andrebbe preferita l’analisi genealogica delle trasformazioni in cui consiste il cambiamento stesso; di più, il “passato” che il senso comune considera come realtà in sé è un concetto figlio di un pregiudizio secolare.
4)c’è stato chi ha insegnato che l’uomo vive in un intreccio di pratiche che continuamente si modificano e si influenzano reciprocamente, modificando l’uomo stesso che ad esse è soggetto: siamo letteralmente trasformati; non si tratta semplicemente di
essere tecnologicamente “à la page”; eppure, chi si oppone all’architettura moderna e contemporanea non è, a nostro avviso, letteralmente connesso: incarna nel migliore dei casi l’ipocrisia e la malafede; non per questo bisogna confondere la maggior parte della produzione contemporanea con un’architettura che ha il coraggio di fare questione della fondatezza dei propri segni.
Tutto ciò viene prima della proposta di soluzioni tecniche e formali; anticipa e si oppone a qualsiasi tipo di chiacchiera tecnico-burocratica che applica, con tragica inconsapevolezza e bestiale ignoranza, regole, norme e precetti in nome del “passato” e della “storia” che esistono solo nelle “affezioni dell’immaginazione” di chi ne parla senza sapere ciò che si dice.

Data: 
Giovedì, 3 November, 2005
Autore: 
Diego Caramma
Fonte: 
PresS/Tletter
Stampa e regime: 
Condividi/salva