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LA PICCOLA POSTA 13 luglio 2008

Testo: 

Le voci grosse sulla volontà di tirare avanti con il prelievo delle impronte ai bambini zingari, i proclami sull’andare “fino in fondo” – espressione da cui guardarsi: il fondo non ha mai fine – non dovrebbero impedire di prendere atto che, un po’ come per il rocambolesco emendamento sulla sospensione dei processi, la questione si è ridimensionata fino a sfumare nella vaghezza. Però. Però, per esempio, si fanno più insistite le voci che, imperdonabili perché forse non sanno quello che dicono, “per il bene dei bambini zingari”, pretendono di portarli via alle famiglie. Non sanno quello che dicono. Non si ricordano dei bambini ebrei sottratti alle loro famiglie – anche alle famiglie più affettuose e sollecite di questo mondo – per il bene delle loro anime da battezzare. Credono che sia scontato, per un bambino zingaro, che sia meglio essere tolti – rapiti – ai loro genitori e nonni e fratelli e sorelle piuttosto che essere impiegati nell’accattonaggio. Triste e tristo è l’accattonaggio dei grandi, e tanto più dei bambini. Ma non penso affatto che sequestrare un bambino zingaro e “affidarlo a una comunità” sia per il suo bene, e per quello dei suoi, e per quello di tutti noi. State scherzando col fuoco. Alla lettera: gli zingari eccitano al fuoco. Sono già arrivati, dopo gli augurii – “ci vorrebbe il lanciafiamme, come coi pidocchi” – i primi roghi, dilettanti e provetti. A una famiglia zingara si preleva una bambina per una settimana per controllare che non sia una bambina scomparsa – non lo era, era figlia della sua famiglia. Sarebbe successo con la vostra famiglia, con la vostra figlia? State giocando col fuoco.

Data: 
Domenica, 13 July, 2008
Autore: 
Adriano Sofri
Fonte: 
IL FOGLIO
Stampa e regime: 
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