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Bisogna cambiare subito

Testo: 

Secondo gli indicatori della Confcommercio, i consumi a maggio hanno fatto registrare un calo del 2,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Com’è ovvio, una rondine non fa sempre primavera ma maggio è stato il settimo mese consecutivo caratterizzato da un calo dei consumi. Non è quindi del tutto azzardato parlare di recessione. E’ vero che il calo dei consumi è almeno in parte attribuibile a cause particolari: l’aumento del prezzo del petrolio ha fortemente penalizzato la vendita di autoveicoli, fatto aumentare il prezzo dei prodotti alimentari, scoraggiandone il consumo, ed agito in generale in senso recessivo. Ma è altresì certo che siamo in presenza delle conseguenze prevedibili e, anche su queste colonne, ampiamente previste dei disastri perpetrati dalla premiata ditta Prodi – Padoa-Schioppa. Gli italiani lo sanno benissimo e plebiscitariamente hanno votato per il cambiamento.

Sappiamo tutti che quello che stiamo pagando è il prezzo salatissimo di 45 anni di cattocomunismo, di crescita delle tasse e delle spese inutili, oltre che dei debiti pubblici e della pletora di regolamentazioni insensate che scoraggiano le attività produttive. Le spese pubbliche sono esplose non per dotare l’Italia delle infrastrutture di cui ha disperato bisogno, non per accrescere la dotazione di capitale umano con investimenti nell’istruzione e nella ricerca, non per dotare il nostro Paese di forze armate adeguate al suo peso nel mondo, non per garantire la sicurezza dei cittadini e dei loro beni, non per darci un’amministrazione della giustizia a livello paragonabile a quello degli altri Paesi dell’Occidente, ma per finanziare la proliferazione di burocrazia e di enti inutili – nuovi comuni, nuove province, autorità indipendenti, parchi nazionali, comunità montane, una scuola ed una università pubbliche di livello da quarto mondo, una sanità pubblica sprecona, corrotta ed inefficiente, e simili – uno spreco astronomico di risorse scarse, la dilapidazione sistematica dei sudati guadagni dell’Italia che produce.
Gli Italiani hanno perfettamente compreso che il nostro Paese ha l’urgente bisogno di una radicale inversione di tendenza, di una svolta liberale che riduca il costo del settore pubblico e lo rende meno inefficiente, di una drastica riduzione delle tasse e delle spese improduttive, della liberazione delle nostre energie produttive – tutti fattori essenziali se vogliamo riprendere a crescere, creare prosperità e sicurezza economica per noi e per quanti verranno dopo di noi. Un vecchio adagio della politica estera russa recita: “tutto ciò che smette di crescere comincia a marcire.” L’Italia ha smesso di crescere e rischia di cominciare a marcire.

Tutti ci aspettavamo che il successo elettorale del PdL avrebbe indotto il nuovo governo, largamente dotato dei numeri per farlo, a mantenere quanto a gran voce promesso in campagna elettorale, dando vita ad una profonda riforma fiscale e riducendo il peso delle tasse gravante sulle famiglie e sulle imprese, invertendo il corso inaugurato dal governo dei sinistri. Invece, a nemmeno due mesi dal suo insediamento, il governo aumenta le tasse giustificando la decisione con le spiritosaggini del ministro dell’Economia che si appella all’autorità di Robin Hood, rinazionalizza quella autentica vergogna nazionale che è l’Alitalia e la sua montagna di debiti (la “compagnia di bandiera” perde oltre un milione di euro al giorno), taglia le già scarse risorse delle forze armate e delle forze di polizia e manda 2500-3000 militari a presidiare discariche e svolgere compiti di ordine pubblico come se non fossero sufficienti a quello scopo i 400.000 addetti delle forze dell’ordine.
Non è questa la svolta promessa, non è questa la rivoluzione liberale di cui abbiamo bisogno. L’Italia non ha bisogno di un governo che gestisca l’esistente – è l’esistente la causa del nostro declino – l’Italia vuole ed ha chiesto in modo inequivocabile un cambiamento, una inversione di rotta. Se questo governo non si affretta a darcela rischia di incappare nel profondo disprezzo degli Italiani di oggi e di quelli che verranno.

Data: 
Venerdì, 11 July, 2008
Autore: 
Antonio Martino
Fonte: 
www.brunoleoni.it
Stampa e regime: 
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