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Per il Pd pessimo risultato. Qualcuno informi Bettini…

Testo: 

(Velino) - No, decisamente non ci siamo. Mentre Veltroni - non si sa bene in base a quali titoli - si ritiene in diritto e in dovere di assumere un tono “pedagogico” nei confronti del Pdl e di spiegare a Berlusconi cosa può e non può fare, in realtà è proprio il Pd ad avere aperto la fase del dopo-voto con il piede sbagliato.

È spiacevole dover constatare che al Loft non sembri esservi una reale disponibilità a fare i conti con una sconfitta durissima. E non si tratta solo della logora carta della demonizzazione della Lega, espediente ormai patetico nel momento in cui Bossi coglie successi elettorali importanti perfino in Emilia Romagna.

Gli aspetti più gravi sono altri. Intanto, si è già dimenticata la mitica “quota 35” che lo stesso Bettini aveva fissato qualche settimana fa, in un’intervista sul Corriere, come parametro di valutazione del successo o dell’insuccesso elettorale.

Poi, si dimentica quello che accade negli altri Paesi maggiori dell’Occidente, dove le coalizioni perdenti si attestano ben al di sopra del 33 per cento veltroniano: Rajoy ha perso al 40 per cento, i conservatori inglesi plurisconfitti da Blair si collocavano sempre intorno al 38 per cento...

E per di più, ancora oggi, Bettini parla di milioni di voti guadagnati dal Pd; ben più realisticamente, Caldarola gli ricorda che sono appena 160mila i voti conquistati dal Pd rispetto all’ultimo Ulivo.

Forse è opportuno che qualcuno avvisi Bettini che le cose non sono andate bene. E la frana elettorale di Roma dovrebbe spiegare più chiaramente di qualunque altro segnale che è proprio il “modello Veltroni” ad essere stato rifiutato dagli elettori.

Data: 
Mercoledì, 16 April, 2008
Autore: 
Daniele Capezzone
Fonte: 
IL VELINO
Stampa e regime: 
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