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E dal 14 aprile i partiti guadagnano il doppio

Testo: 

Lunedì prossimo, comunque vadano le elezioni, nelle sedi dei partiti qualcuno avrà una buona ragione per sorridere: i tesorieri. Sì, perché la legge che regolamenta i cosiddetti «rimborsi elettorali» - un euro per ogni voto - non prevede l'interruzione dei pagamenti in caso di interruzione della legislatura. In altre parole, i partiti continueranno a incassare fino a tutto il 2010 circa 100 milioni l'anno legati alla legislatura appena chiusa anticipatamente, ovviamente suddivisi tra loro sulla base del risultato elettorale del 2006. E altri 100 milioni (l'anno) arriveranno nelle loro casse da adesso fino al 2012.

Non c'è che dire, un discreto affare: un solo Parlamento, due rimborsi elettorali. Che poi potrebbero addirittura diventare tre, se c'è il «pareggio» o un accordo politico per nuove elezioni. Tutto dipende dalla legge, che per l'appunto sancisce che il «rimborso» (versato in cinque rate, la durata teorica della legislatura) non si interrompe in caso di voto anticipato. Una norma che peraltro crea anche qualche paradosso, con partiti «morti» che a mo' di zombies continuano a incassare le rate del contributo pubblico anche dopo la loro presunta scomparsa. E il caso di Ds e Margherita.

Come indica il rapporto della Corte dei Conti sui costi della campagna elettorale del 2006, nel quinquennio i partiti prenderanno complessivamente 520 milioni di euro. Non male, se si pensa che per finanziare quella campagna le liste spesero complessivamente «soltanto» 117 milioni. Ovviamente, in alcuni casi P«affare» è ancora migliore: Forza Italia ha speso 50 milioni e ne incassa 129, l'Ulivo con 28 milioni ne ha presi 158, ma Alleanza Nazionale con soli 6 milioni di spesa ne percepisce 62. Il record del «rendimento» delle spese elettorali spetta a Rifondazione: a fronte di una spesa di 1,6 milioni, l'incasso è di quasi 35.

Certo è che si potrà discutere la finalità di questa spesa, la sua entità: ma quel che suona davvero illogico e bizzarro per il senso comune è che il finanziamento prosegua per cinque anni anche se la legislatura si è chiusa prima. «È una vergogna, una rapina che va sotto il nome di legge - dice il leader della Destra, Francesco Storace -. Appena si riunisce il Parlamento presenteremo una proposta perché questi soldi siano commisurati all'effettiva durata della legislatura». Sono d'accordo anche i Radicali con Sergio D'Elia e Maurizio Turco, che proporranno che il rimborso sia dato soltanto per ogni euro la cui spesa sia stata giustificata. Sulla stessa linea c'è anche il ministro Antonio Di Pietro: «Noi avevamo presentato un emendamento all'ultima Finanziaria, ma non è passato. Siamo stradeterminati, obiettivamente così non si può andare avanti». Di Pietro, peraltro, afferma che i soldi dell'Italia dei Valori non sa nemmeno come spenderli: «L'al-tr'anno ci abbiamo finanziato la raccolta di firme sui referendum elettorali. La verità è che sono soldi che servono ai partiti storici, che devono fronteggiare grandi indebitamenti da cui devono rientrare».

Semi-scomparsi democristiani e socialisti, evidentemente Di Pietro ce l'ha con gli ex-comunisti-pidiessini-diessini. Sentiamo dunque il leggendario tesoriere Ds Ugo Sposetti, che ha messo più di uno zampino nella norma sui «rimborsi». E che non ha paura di difendere «contro la demagogia e la superficialità» la causa del finanziamento pubblico della politica. «Intanto - spiega - non si tratta di un rimborso per i due-tre mesi di campagna: non è che tra un'elezione e l'altra l'attività politica si ferma. Il Pd non smette di operare». Ma i soldi a partiti estinti come i Ds? «E chi l'ha detto che sono estinti - risponde Sposetti -, mica ci siamo sciolti. I soldi dei Ds vanno al tesoriere dei Ds, cioè a me. Ci devo pagare tutti gli stipendi del personale che stava al partito». Ma la legislatura interrotta e i soldi che arrivano lo stesso? «Vuoi dire che Veltroni e Berlusconi - conclude, con l'aria di non crederci molto - si metteranno d'accordo per cambiare la legge».

Soldi benedetti, anche perché quasi sicuramente quest'anno i partiti spenderanno molto, ma molto meno del 2006. «Colpa» di una campagna elettorale brevissima, che tra l'altro ha reso pressoché impossibile il ricorso ai manifesti giganti 6x3, l'arma preferita di Silvio Berlusconi, che vanno «prenotati» con molto anticipo. E poi, forse, la crisi colpisce anche i tesorieri: il Pd avrebbe speso 15 milioni anziché 28, e persino la «ricchissima» Forza Italia avrebbe ridotto da 50 a 30 milioni la spesa. Berlusconi, lamentano fonti «azzurre», stavolta è stato avaro, e si è limitato ad anticipare di tasca sua le risorse. Risultato: quasi niente «6x3», lettere personalizzate agli elettori riservate solo alle Regioni più in bilico. Per il resto gazebi, camper e manifesti ordinari.

Data: 
Lunedì, 7 April, 2008
Autore: 
Roberto Giovannini
Fonte: 
LA STAMPA
Stampa e regime: 
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