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Antonione: «Caccerei la Lega dal governo»

Testo: 

«Se mi ritirerò lo farò senza rimpianti». Ancora bordate contro Scajola.
Imbarazzo della Cdl regionale

TRIESTE «Io caccerei la Lega Nord dal governo, ne butterei fuori davvero tanti». In Friuli Venezia Giulia, dove la Casa delle libertà ha deciso di candidare una «padana» doc come Alessandra Guerra per la presidenza della Regione, un'affermazione così fa un certo effetto. Soprattutto se a pronunciarla è Roberto Antonione, ormai ex coordinatore nazionale di Forza Italia, ma ancora (per quanto tempo?) senatore della Repubblica tra le fila azzurre nonché sottosegretario agli Esteri di quell'esecutivo Berlusconi che lui vorrebbe asseritamente privare, in malomodo, della rappresentanza del Carroccio.
INTERVISTA. Quello sulla Lega è il passaggio più tosto si un'intervista rilasciata da Antonione alla Repubblica, pubblicata sull'edizione di ieri. Domande e risposte che in regione ricacciano nella melma il Centrodestra, che con fatica stava cercando di superare la fase della polemica al calor bianco per tentare di tuffarsi finalmente nella campagna elettorale e individuare il modo migliore per battere Illy. Tutto vano.
USCITA. Dopo lo strappo di dieci giorni fa, che lo ha portato allo «sfratto» dagli uffici del quinto piano di via dell'Umiltà, il senatore triestino ripropone tesi e parole che fanno presagire una sua imminente uscita dalla politica attiva. «Io della politica me ne fotto - dice Antonione - sto meditando di abbandonarla. L'unica cosa che mi trattiene è il vincolo di riconoscenza verso il presidente del partito e le persone che mi stanno intorno. Ma non mi piace sbranarmi, non mi va di far fuori la gente, non ci tengo alla prima fila». Uno sfogo, che continua quando l'intervistatore, Antonello Caporale, gli chiede se davvero abbia intenzione di ritornare a Trieste «a cavar denti». «Forse ci torno - è la replica -. Se mai rinunciassi al mestiere di politico lo farei senza rimpianti».
SCAJOLA. Un'altra parte rilevante riguarda il rapporto tra Antonione e Scajola, l'ex ministro dell'Interno e ora plenipotenziario degli azzurri per la campagna elettorale. Dal tono dell'intervista si percepisce senza sforzo quanto il senatore triestino abbia trovato insopportabile la presenza dentro il partito, a partire dallo scorso autunno, del potente deputato ligure. «Quando c'era da vedersi in ufficio, e sapevo che gli scocciava molto venire da me, mi muovevo io - racconta Antonione -. Scajola lo conoscevo e quindi... Però ho lasciato vivere e ho fatto passare ogni cosa, fin quando vengo a sapere dalla mia segretaria che avevo commissariato il partito in Friuli. Dissi alla segretaria: ma mica sei matta, io non ho commissariato nessuno! La poverina rispose: qui c'è un'Ansa... dice proprio commissariamento. Mi trovavo a Brema con Berlusconi. Chiesi al presidente: ma hai deciso tu? Mi rispose: no davvero, Scajola mi ha riferito che l'avete concordato insieme. Scajola ha concordato con me cosa? Lo chiamo, mi fa: sapevo che ne avevi parlato con Berlusconi.
Allora mi dico: fa il gioco delle tre carte. Troppo anche per un mite, un gattomorto come il sottoscritto». L'intervistatore chiede allora un giudizio sull'uomo Scajola. La risposta è devastante: «Da un punto di vista medico c'è una situazione patologica grave».
BERLUSCONI. La conclusione del colloquio tra Antonione e Caporale riguarda le conseguenze alle pesantissime affermazioni sopra riportate. «Mamma mia - chiosa l'intervistatore - finiamola così. La esilieranno in Slovenia...».
Risposta: «Sono un uomo libero... Io voglio vedere un partito grande, forte, con una democrazia, un grado minimo di civiltà nei rapporti». Affermazioni che, a pensarci, starebbero molto bene in bocca a Renzo Tondo. Domanda: «Antonione, ma lei ci fa o ci è?» Risposta: «Sono davvero così. Sono una persona seria e devo sempre di ricordarmi di dire grazie a Berlusconi. Con eguale franchezza aggiungo che so fermarmi, so non farmi sopraffare da un teatrino, come lo chiama il presidente, il cui spettacolo è indigeribile. Veda la Rai: io caccerei la Lega dal governo, ne butterei fuori davvero tanti».
DUBBIO. Fine dello sfogo, non prima della sconcertante frase conclusiva dell'intervista, che dobbiamo comunque considerare come effettivamente pronunciata da Antonione: «Lei dice - rivolto dubbioso all'intervistatore - che ho fatto una cazzata?».
IMBARAZZO. In Friuli Venezia Giulia non c'è un forzista che abbia voglia di commentare quanto letto sulle pagine di Repubblica. Tutti zitti, in silenzio, combattuti tra la libertà di pensiero e l'opportunità di svicolare da ogni polemica, proprio come da istruzioni appena ricevute. L'unico che si azzarda a rispondere al telefono è il commissario regionale di Fi Roberto Rosso, raggiungo in Piemonte. «Torno da voi a metà settimana: c'è ancora tanto da fare». Ma l'ha vista quell'intervista? L'imbarazzo è evidente anche per il solitamente loquace deputato torinese: «Non so se... cosa devo... Sono cose di cui preferisco non parlare, che non riguardano il mio mandato». Ma con Antonione ci ha parlato? «Beh, l'ho cercato. Senza insistenza, si capisce, visto che lo sapevo molto deluso e agitato. Se lo cercherò adesso? Sì... forse sì... non so ancora. Certo è che di tutto questo rimane un grande senso di amarezza». La stessa identica parola usata pochi giorni fa da Scajola.
a.b.

Data: 
Lunedì, 17 March, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO
Stampa e regime: 
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