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Ma che novità è se non ci sono socialisti e radicali?

Data: 
Martedì, 12 February, 2008
Testo: 

Il Partito democratico è chia­mato anzi tempo ad affrontare una sfida elettorale in cui parte obiettivamente svantaggiato. La scelta di Veltroni di non allearsi con l'estrema sinistra è giusta perché non avrebbe senso lega­re l'immagine di un partito nuovo - che vuole rappresenta­re una Italia moderna, progres­sista e riformista - a quella di partiti che si ripropongono, ol­tre 60 anni dopo l'invasione dell'Ungheria e il rapporto Kruscev e dopo quasi venti dal­la caduta del muro di Berlino, di "rifondare il comunismo". Ma l'idea di "correre da solo", puntando sulla novità di questa scelta dopo anni di coalizioni raccogliticce e rissose, va perse­guita con buon senso e stando attenti a non perdere per strada pezzi di elettorato.

Non si spiega dunque la net­ta chiusura ai socialisti e ai radi­cali e ai loro simboli. Per dire in estrema sintesi cose ben note ai lettori del Riformista, i socialisti, con tutti i loro limiti, sono infat­ti gli eredi del Psi, cui la storia ha dato ragione rispetto al Pci. Al Partito socialista italiano il no­stro paese deve la sola stagione vera di riforme economiche, sociali e civili, quella del primo centrosinistra di Nenni e di Lombardi. I radicali, dal canto loro, sono stati, assieme ai socia­listi, i protagonisti di una serie di battaglie - vittoriose: cosa rara nella vicenda politica della sini­stra - che vanno dal divorzio al­l'aborto alla recente moratoria sulla pena di morte: una "mis­sione impossibile", quest'ulti­ma, il cui merito va soprattutto a Marco Pannella e al suo partito. Socialisti e radicali, inoltre, sono stati e sono il simbolo della lai­cità dello Stato, mai come oggi messa in discussione dalla ir­niente ingerenza del Vaticano e dei suoi "ascari" politici.

È per catturare qualche voto cattolico in più che Vel­troni non vuoi sentir parlare di socialisti e radica­li? Se sì, sarebbe un calcolo non solo meschino ma anche sbagliato, dato che i cattolici oltranzisti, oltre a diverse op­zioni elettorali a de­stra, ne hanno ora anche una a sinistra: la "Cosa Bianca", benedetta dal Vaticano anche perché guidata dal capacissimo organizzatore del Family Day.

Se per correre da solo Veltro­ni pensa di dover gettare nello stesso calderone della sinistra co­munista i socialisti e i radicali, for­se è meglio che il leader del Pd ri­fletta con calma. Una cosa può darla per certa (parlo per me stesso ma garantisco che tutti co­loro con cui ho di­scusso - e sono molti -faranno la mia stessa scelta): se Veltroni confermerà questa sua scelta, nessun so­cialista e nessun radi­cale voterà per il Pd. Soprattutto se all'i­dea del correre da so­li si ammetterà di fare una ecce­zione per Di Pietro e per il sim­bolo della sua Italia dei Valori. Di Pietro - che tra l'altro è stato uno dei ministri più rissosi del trabal­lante governo di Prodi - è infatti per noi tutti il simbolo del più vie­to giustizialismo. A parte il fatto che egli, come documentarono i giornali dell'epoca, predicava be­ne e razzolava assai male.

I socialisti e i radicali, uniti nella Rosa nel Pugno, ottennero alle ultime elezioni il 2,5% dei voti: un risultato obiettivamente modesto, che tuttavia fu risoluti­vo per consentire al centrosinistra una sia pur risicata vittoria. Il Pd può permettersi di rinun­ciare a quei voti? Può consenti­re che essi vadano persi, se so­cialisti e radicali decideranno di presentarsi da soli e non supere­ranno le soglie di sbarramento? Ma, soprattutto, come può pen­sare, senza di loro, di essere dav­vero il partito nuovo per i citta­dini progressisti, riformisti e lai­ci; e come può spiegare ai socia­listi europei questa inverosimile esclusione?

Da decenni, ormai, la politi­ca italiana non smette di delu­dere e amareggiare chi nella po­litica ha creduto. Abbiamo visto trasformismo indecoroso, inca­pacità di governo, corruzione dilagante e tanti errori di strategia (anche da parte dei socialisti e dei radicali). Ma un errore come quello che si prefigura speriamo di non doverlo vedere. Se Vel­troni ha qualche minuto libero, segua il mio consiglio: legga, o rilegga se lo ha già fatto, almeno qualche brano de La lode del dubbio di Bertolt Brecht: «Sono coloro che non riflettono a non dubitare mai... Non credono ai fatti, credono solo a se stessi... Se occorre, tanto peggio per i fatti... Gli argomenti li odono con l'orecchio della spia».

Autore: 
Carlo Troilo
Fonte: 
IL RIFORMISTA
Stampa e regime: 
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