You are here

Una bicicletta tra Pd e “piccola intesa” per ricomporre l’unità dei laici con Veltroni

Data: 
Mercoledì, 6 February, 2008
Testo: 

Cara Europa, ho letto il vostro lungo editoriale di ieri sul possibile ingresso di candidati radicali nelle liste del Pd (una lista collegata sarebbe troppo “clamorosa”, a differenza di quelle Sd e Idv) e me ne sono rallegrato. Essendo stato il mio un voto sempre laico, penso che la vostra proposta risolverebbe il problema del pluralismo culturale del nuovo partito: che finora non ho visto e mi ha trattenuto domenica scorsa dall’andare anch’io a firmare in sezione per non sentirmi spaesato fra teodem e postcomunisti.
Alceo Liverani, Livorno

Risponde Federico Orlando: Caro Liverani, sono lieto di risentirla dopo decenni di lontananza.
Quando eravamo tutti uniti in un unico partito liberale (di sinistra, di destra, mangiapreti, cattolici, monarchici, repubblicani, liberalcrociani, liberisti einaudiani, ecc.) non avremmo potuto immaginare che ci saremmo sbriciolati, come la Dc (dieci partiti se ne contendono il simbolo, le membra, le benedizioni e qualche eredità, da Berlusconi a Casini, a Mastella, a Dini, a Tabacci, a Giovanardi, a Lombardo, ai teodem del Pd), come il Pci (Rifondaroli, comunisti d’Italia, trozskisti, sinistra democatica, ex Ds, ecc.), per non parlare dei fascisti di tutte le tinte di nero e di bruno e dei socialisti (boselliani, cicchittiani, demichelisiani, craxiani di rito Bobo, craxiani di rito Stefania, rose singole, rose a mazzi, garofani, e il resto dell’orto botanico) . La sua idea di un ritrovarci nel Pd di tutti noi laici di matrice liberale, estende a ragioni un po’ nostalgiche e un po’ ideologiche (oggi démodé) quelle ragioni politiche e pratiche che l’articolo di Europa ha chiarito. Anch’io (che vedrei volentieri una bicicletta tra Pd e “piccola intesa” Sd-Pr-Idv) vorrei che ci ritrovassimo. Ricordo d’aver scritto in questa pagina, nei giorni delle primarie per il segretario del Partito democratico a cui voleva concorrere anche Pannella: «Firmerò per la candidatura di Pannella e voterò Veltroni. Sarà il mio modo di essere liberale nel Pd».

Ora sta per cadere il 40° della scomparsa di Mario Pannunzio, il grande direttore del Mondo che riunì nella redazione di Campo Marzio il fiore dell’intelligenza laica italiana (da Croce e Einaudi a Salvemini a Calogero da La Malfa a Bobbio, da Panfilo Gentile a Poggi a Mario Ferrara, più i giovani Scalfari, Compagna, De Capraris, Spadolini e, dopo il 1955 e la scissione dei radicali dal partito liberale, Marco Pannella). In un articolo nella nostra pagina culturale, ricorderò domani quella vicenda che fu definita «la più alta espressione intellettuale, dopo La Critica di Croce, del liberalismo del Novecento». E dunque, caro Liverani, penso che, finite le cause che mezzo secolo fa provocarono il nostro bing bang e incombendo su tutte le libertà le nuvole di un nuovo medioevo, che mai sentimmo così gelide nemmeno al tempo del muro di Berlino, è necessario che i liberaldemocratici si riuniscano nel Pd: quelli che già ci sono, se non pensano solo a se stessi, e quelli come i radicali, che a Pannella debbono le conquiste civili, a Bonino ottimi risultati in Europa e al governo e a Cappato nobili e solitarie battaglie contro le sofferenze e per la dignità umana. Unendosi tutti i rami di centrosinistra della cultura liberale, nel Pd potrà finalmente parlarsi di quel “pluralismo” che ci era stato promesso anni fa e che abbiamo visto in parte inghiottito dall’aquila bicipite neoclericale e postcomunista.
E anche lei ed io potremo andare alle urne il 13 aprile con convinzione.

Autore: 
Federico Orlando
Fonte: 
EUROPA
Stampa e regime: 
Condividi/salva