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I radicali “desaparecidi”

Testo: 

Tutti tacciono

Cade Prodi, si sfascia l’Unione. Ministri che si dimettono (in realtà: che si dimette) altri che dicono a Prodi di farsi da parte. Altri ancora che si stringono attorno a lui e lo incitano all’estrema resistenza, alla sfida impossibile in Senato. Tutti hanno avuto qualcosa da dire. Tranne Emma Bonino, tranne i radicali. Pannella ha fatto la sua comparsa in televisione a “Porta a porta”. Anzi ne ha fatte due in una volta sola. Ha parlato e gridato. Purtroppo (sì, purtroppo) nessuno è riuscito a capire che cosa avesse da dire su quel che gli stava accadendo attorno. Eppure la crisi si era aperta, se non a causa, certo con il pretesto di una sfida sul diritto civile fondamentale: quello della giustizia, sulle sue deviazioni e deformazioni. Un’occasione per dire che Mastella aveva detto il vero, oppure no, che quella scoperta in extremis del dilagare della giustizia ingiusta era una beffa, o peggio. Nulla.

In realtà il partito radicale non c’era. Nel 1992, dopo aver proclamato la sua dissoluzione nell’evanescenza “transpolitica” e “transnazionale”, la sua assenza sulla scena politica nell’imperversare di “mani pulite” fu elemento non trascurabile della frana di fronte all’attacco golpista delle toghe e dei “poteri forti”, anche perché qualcuno si illuse di poter far conto su di esso per un estremo tentativo di salvare almeno l’onore. Oggi un partito radicale, risuscitato in funzione di una partecipazione alla coalizione degli eredi e dei beneficiari dei golpisti del 1992 (cui, forse ha assicurato i pochi voti della vittoria) e di una conseguente poltroncina ministeriale per Emma Bonino, scompare anche dalla scena della scomparsa della coalizione per la quale ha venduto l’anima o quel che ne rimaneva.

Cose tristissime da dover constatare ed ancor più tristi da dire. Ma meglio dire queste cose che alimentare credulità sui fantasmi e consentire il suo sfruttamento. Uno sfruttamento che può rendere, come ha reso, a chi meno lo avrebbe meritato in termini di un illusionismo che oggi rivela la sua pericolosità. Anche di questa tardiva constatazione di una morte presunta per assenza di un soggetto che si era platealmente suicidato vent’anni fa, si può dire: meglio tardi che mai. Certo, con amarezza. Che è meglio dell’inganno.

Data: 
Sabato, 26 January, 2008
Autore: 
Mauro Mellini
Fonte: 
L'OPINIONE
Stampa e regime: 
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