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Manipolazioni. Oggi la scartiamo, domani forse torneremo a percorrere i sentieri

Testo: 

Ma davvero la manipolazione genetica, la creazione di embrioni mezzo uomo mezzo animale e gli esperimenti di clonazione per fini terapeutici sono espressioni del delirio di onnipotenza dell’odierno relativismo? Antichissimo è il mito della Chimera, l’incrocio tra due animali diversi; su questa strada, poi, incontriamo non l’ambizione faustiana di scienziati senza freni morali ma semmai la lussuria, ovviamente femminile: Pasifae si fa ingravidare da un toro insanamente concupito e da tale condannabile fecondazione eterologa nasce il Minotauro, uomo con fattezze di toro, l’animale simbolo della (onni)potenza sessuale: questa, sì, tanto ambita da giustificare, ieri come oggi, ogni malefatta. Dietro al Minotauro ecco un altro mito nel quale finalmente compare il delirio di onnipotenza dello scienziato insuperbito.

Per evadere dal Labirinto, da lui costruito e nel quale Minosse lo aveva rinchiuso, Dedalo,figura leonardesca, provò a sollevarsi in volo dotandosi, assieme al figlio Icaro, di ali fabbricate con penne di uccello tenute assieme con la cera. Lui, consapevole dei limiti del marchingegno, si salvò, Icaro invece, inebriato dalle straordinarie sensazioni che veniva provando, tentò di avvicinarsi al Sole (delirio di onnipotenza?) provocando lo scioglimento della cera e quindi precipitando nel mare Egeo, dove miseramente affogò.

Il tema della creazione della Chimera riapparirà parecchio tempo dopo, in forme scientifiche e dunque – pare – moderne. Il merito di essersi affacciato, pur se inconsapevolmente, sul problema spetta al naturalista inglese Edward Jenner. Costui non aveva nulla di faustiano, era un tranquillo medico e naturalista di campagna. Descrisse tra i primi il comportamento del cuculo i cui piccoli, in preda – loro sì –- a delirio di onnipotenza, buttano fuori dal nido i pulcini della coppia di uccelli che fanno loro da genitori adottivi. Studiando le consuetudini degli allevatori di bovini, gli venne l’idea di utilizzare lo spurgo di certe pustole infette di quelle bestie per immunizzare l’uomo dal vaiolo, una malattia, all’epoca, devastante e incurabile.

Fu aggredito con accuse infamanti. Mescolare il sangue di un animale a quello dell’uomo!

Si parlò di barbarie demoniaca, di peccaminosa ferita all’integrità umana. Come ha scritto Giorgio Cosmacini, la pratica “richiedeva un netto pronunciamento tra scienza e religione”. Ancora nel 1763 la facoltà di teologia di Parigi la respingeva, dichiarandola “condannabile” solo perché era una “novità”. Il pur tollerante e aperto Papa Lambertini, Benedetto XIV, dopo lunghe consultazioni stabilì che non fosse ancor maturo il tempo per fare adottare un simile “preservativo”. Anche questa volta, comunque, il delirio di onnipotenza non c’entra proprio. E mi pare inadeguato evocare uno spettro degno, al più, della romanziera inglese Mary Wollstonecraft Shelley, quella del famoso Frankenstein (“il moderno Prometeo”), per dare addosso, come è stato fatto, all’ottimo scienziato (anche lui inglese) Stephen Minger, creatore dell’embrione misto tra uomo e animale per scopi terapeutici, o a Ian Wilmut, l’ennesimo inglese protagonista di queste vicende. Wilmut è il padre della pecora Dolly, primo clone di mammifero ottenuto da una cellula di animale adulto per fornire strumenti adeguati alla cura di gravissime e altrimenti incurabili malattie. Avendo appreso dei buoni risultati ottenuti dallo scienziato giapponese Shinya Yamanaka con la creazione di cellule staminali totipotenti partendo da staminali adulte, Wilmut ha dichiarato di voler abbandonare la via da lui audacemente aperta. Ragionando da scienziato serio quale è, ha abbracciato senza riserve l’indirizzo aperto dal collega giapponese, senza però condannare o rifiutare i suoi precedenti lavori. La ricerca deve sempre procedere in questo modo, deve essere eticamente umile e razionalmente flessibile. Oggi Yamanaka ha ragione e noi lo applaudiamo con sincero entusiasmo, domani altri lo supererà: magari – chissà – ripercorrendo i sentieri dove ha brucato Dolly. E’ questo il bello della scienza: e tu, cara, onesta Dolly, non sei nata, vissuta e morta invano.

Data: 
Giovedì, 29 November, 2007
Autore: 
Angiolo Bandinelli
Fonte: 
IL FOGLIO
Stampa e regime: 
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