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Intervista a Strassoldo

Testo: 

Marzio Strassoldo si presenta pallido in volto all'appuntamento più imbarazzante della sua carriera, il giorno delle scuse e delle dimissioni in consiglio provinciale. Ma due ore dopo, a dibattito concluso, quando accetta di farsi intervistare dalle televisioni e dai giornalisti della carta stampata, il presidente torna quello di sempre: rapida stretta di mano, tono di voce pacato, nessuna emozione in libera uscita.

Il tema ovviamente è cosa potrà succedere nei prossimi venti giorni: ci sarà un futuro per la giunta Strassoldo? Il presidente dimissionario mostra di crederci, parla persino di «rafforzamento della coalizione», e lancia ai partiti segnali distensivi sulle due rinunce alle quali sarebbe chiamato (le ambizioni regionali e Valeria Grillo). Chiaramente rivolto alle forze di maggioranza anche quello che è l'avverbio-chiave dell'intervista, la "probabile" conferma delle dimissioni nel caso non si trovasse alcuna soluzione politica alla crisi.

Perché si è dimesso, presidente?

«Era un atto dovuto in quanto l'accordo pre-elettorale con Tavoschi conteneva una clausola inammissibile. Serviva un atto di discontinuità da parte mia».

Ci sono venti giorni di tempo per confermare o revocare le dimissioni. Cosa succederà in questo lasso di tempo?

«Daremo avvio a uno sforzo per valutare la possibilità di un rafforzamento della coalizione di centrodestra. Altrimenti, è bene che la parola torni agli elettori».

Lei è disponibile a rinunciare alle velleità regionali, come le chiedono i partiti che finora l'hanno sostenuta?

«La questione non è rilevante, in quanto sarebbero stati i partiti del centrodestra a proporre una mia candidatura. Mai mi candiderei contro il volere della coalizione».

Le arriverà anche la richiesta di togliere le deleghe alla consigliera Valeria Grillo. E' disposto a farlo?

«Vedremo cosa emergerà nella discussione generale. Certo che anche i trasferimenti di funzioni dalla Regione alle Province porterebbero a rivedere la distribuzione delle deleghe...».

Tra le diverse ipotesi emerse nel dibattito c'è anche quella del commissariamento dell'ente.

«Credo che per la Casa delle libertà sarebbe drammatica l'ipotesi di un commissario nominato da Illy, si consegnerebbe al centrosinistra l'amministrazione della provincia friulana più estesa. Qualcuno a quel punto dovrebbe assumersi la responsabilità di aver consegnato la Provincia a Illy».

Facciamo un'ipotesi, professore: in questi 20 giorni non matura nessun accordo e i partiti le negano il sostegno. A quel punto lei conferma le sue dimissioni o torna in carica?

«A quel punto è probabile che io confermerei le mie dimissioni».

Data: 
Martedì, 2 October, 2007
Autore: 
Francesco Antonini
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Udine
Stampa e regime: 
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Commenti

Perché si è dimesso, presidente?
«Era un atto dovuto in quanto l'accordo pre-elettorale con Tavoschi conteneva una clausola inammissibile. Serviva un atto di discontinuità da parte mia».

Ma che cosa vuol dire? "clausola inamissibile"?!?!? Era inammissibile che uno sottoscrivesse quell'atto!

Strassoldo.... a casa!