You are here

Scambio prima del voto, bufera su Strassoldo

Testo: 

L’ex vicesindaco udinese: «Lo ammetto, sono cose da non fare». La maggioranza chiede una verifica su quanto è avvenuto prima di adottare una posizione ufficiale

Intesa con Tavoschi nel 2006 con promessa di assunzione a dirigente: l’opposizione invoca le dimissioni, il Centrodestra è allibito

"No comment" di Strassoldo alla bufera scatenatasi sulla Provincia di Udine dopo la diffusione dell'accordo che aveva sottoscritto nel febbraio 2006 con Italo Tavoschi, già vice-sindaco di Udine: una promessa di lavoro (assunzione a dirigente) in cambio del sostegno elettorale nella sua corsa per il secondo mandato presidenziale.

Tavoschi ammette: «Una cosa spiacevole. È assurdo dover fare patti di questo genere».

Allibita la maggioranza di Centro-Destra che sostiene Strassoldo in Provincia: "Chiederemo un'immediata verifica politica". Indignata l'opposizione: "Una delle pagine più tristi della politica friulana. Chiedere che vada a casa è poco". I "Cittadini per il presidente" invocano le dimissioni: "Prima che un "vaff..." sbotti da ogni angolo del Friuli". Per la Procura di Udine, la vicenda "non ha rilievo penale, ma si configura come causa di lavoro".

Aveva già confermato che "sì", l'accordo lo aveva fatto. E il giorno dopo s'affida al "no comment", ma si lascia scappare: «È un attacco politico, sono tranquillo». Il presidente della Provincia di Udine, Marzio Strassoldo, reagisce così alla diffusione dell'accordo scritto e siglato nel febbraio 2006 con Italo Tavoschi già vice-sindaco di Udine, in cui si prevedeva che lo stesso presidente Strassoldo, in corsa per il secondo mandato a Palazzo Belgrado, gli avrebbe assicurato "un incarico amministrativo per la durata minima di tre anni, eventualmente rinnovabili", in cambio del sostegno nella competizione elettorale imminente. Alle elezioni del 2006, Tavoschi si presentò col Movimento Friuli in cordata per Strassoldo, ma raccolse solo 420 voti e non entrò in Consiglio. L'accordo, più avanti, recita: "Al dott. Tavoschi sarà riservato il trattamento economico lordo annuo di 70mila euro, nell'area dirigenziale, con oneri previdenziali a carico dell'Ente Provincia". In alternativa, il patto prevedeva "un contratto a progetto di pari importo annuo ma per la durata di 5 anni". Poiché a distanza di oltre un anno il patto non è stato rispettato, Tavoschi si è rivolto alla Direzione provinciale del lavoro per un tentativo di conciliazione.

Allibita la maggioranza di Centro-destra che sostiene Strassoldo in Provincia. L'opposizione insorge indignata e dal gruppo dei Cittadini per il presidente in Regione parte immediata la richiesta di dimissioni.

«Un fatto incredibile - sbotta il capogruppo dell'Udc a palazzo Belgrado, Andrea Mansutti -. Come minimo chiederemo una verifica politica». Una posizione prontamente confermata dalla nota sottoscritta insieme a Pier Mauro Zanin, capogruppo di Fi, Renato Carlantoni, consigliere di An, e Claudio Violino consigliere regionale della Lega Nord: "Da quando il presidente ha cominciato a parlare di un suo partito - evidenziano -, abbiamo registrato un'instabilità amministrativa e alcune situazioni sono diventate intollerabili per la Cdl. In futuro - proseguono - Strassoldo dovrà prestare meno attenzione alle cose proprie e pensare al bene e allo sviluppo della Provincia di Udine". Dicendosi, infine, "increduli per l'accaduto, che dimostra che come ci sia un indubbio sbilanciamento del presidente verso l'eletta del Movimento Friuli, Valeria Grillo", i quattro sottoscrittori della nota confermano: "Servirà una verifica tra le varie forze politiche della maggioranza e lo stesso Strassoldo".

Il coordinatore regionale di Fi, Isidoro Gottardo, interviene dicendo "che da quanto abbiamo potuto accertare, Fi era all'oscuro di questi fatti e il clima fra gli azzurri è un misto di irritazione e preoccupazione. Visto l'ampio margine elettorale su cui poteva contare - continua - Strassoldo non aveva bisogno di promesse per vincere".

Si tratta «di una situazione grave - commenta il segretario provinciale di An, Fabio Marchetti -, preme verificarla nella sua completezza». «Siamo di fronte ad una delle pagine più tristi della politica friulana -, sbotta il capogruppo Ds in Consiglio provinciale, Cristiano Shaurli -. Non ci sono parole sufficienti per la lacerazione etica e morale di chiunque faccia politica in maniera seria. Faremo tutto quanto possibile per riportare la Provincia nell'alveo democratico», aggiunge riferendosi a Strassoldo come a «una persona che non riconosco già più come presidente».

«Chiedere che vada a casa - afferma Giordano Menis del Gruppo misto - mi sembra veramente poco. È una cosa inaudita e vergognosa. In diverse occasioni, dentro e fuori dall'aula - prosegue - abbiamo sollevato il problema del disinvolto utilizzo di fondi pubblici di questo presidente. Da buon friulano questa situazione mi addolora profondamente».

Immediata anche la reazione dai palazzi regionali. Il gruppo de "I Cittadini per il presidente" ha chiesto "le dimissioni di Strassoldo, prima che un "vaff..." colossale si levi da ogni angolo del nostro Friuli. I comportamenti del paladino del centrodestra friulano - sostengono -, che ora ambisce a candidarsi alla presidenza della Regione tradiscono il Friuli e i friulani, minano alle fondamenta la credibilità delle istituzioni".

Dal Comune di Udine, il sindaco Sergio Cecotti non ritiene opportuno esprimere giudizi, ma con la consueta tagliente ironia aggiunge: "Strassoldo è un conte. Noblesse oblige". Più diretto, invece, il commento di 10 consiglieri comunali appartenenti a Sinistra per il Friuli, Sdi, Pd e Cittadini per il sindaco: "Presidente Strassoldo, si dimetta", scrivono in una nota. "Promettere lavoro a fronte di un sostegno in campagna elettorale - dicono - significa arrivare al massimo del minimo".

Data: 
Venerdì, 28 September, 2007
Autore: 
Antonella Lanfrit
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Udine
Stampa e regime: 
Condividi/salva