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Intesa sulle pensioni, la Bonino si ribella

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Il ministro radicale rimette il mandato, ma Prodi le rinnova la fiducia

LA RIFORMA PREVIDENZIALE

Domani la proposta per la modifica dello scalone ai sindacati, venerdì ai ministri Il premier: coniugheremo conti ed equità. Rifondazione: un buon compromesso

ROMA. La “bomba Bonino” è esplosa inaspettatamente alle 18.30, quando molti ministri lasciavano intravedere la propria contentezza per l’avvicinarsi della proposta del premier Romano Prodi sulla riforma delle pensioni. Si trattava di una soluzione che metteva al riparo quanti chiedevano che l’età pensionabile comunque aumentasse (58 anni dal primo gennaio prossimo) e quanti chiedevano, come i sindacati, che la libertà individuale di andare in pensione fosse salvata, mettendo sul tavolo delle possibilità “quote” che sarebbero partite dal 2010, con l’addizione tra età e anni di contribuzione in modo che la somma facesse 95.
A quel punto, quando il segretario del Prc Franco Giordano già dava la propria disponibilità a un accordo e i sindacati cercavano di sdrammatizzare le tensioni che si erano create attorno alla proposta, il ministro delle Politiche comunitarie, la radicale Emma Bonino, non ha annunciato le «proprie dimissioni», ma ha rimesso il mandato nelle mani di Prodi. Con questa motivazione: «Poichè nelle prossime ore Prodi ci comunicherà le sue decisioni in merito alla riforma della previdenza, ho ritenuto corretto, necessario e urgente rimettere nelle sue mani il mio mandato». In una conferenza stampa improvvisata nella sede dei radicali a piazza Argentina, Emma Bonino ha ribadito al propria contrarietà all’ipotesi che non entri in vigore lo “scalone” (età pensionabile innalzata per legge da 57 a 60 anni per la legge Maroni del precedente governo), quando tutta Europa procede ad un innalzamento dell’età pensionabile, e di trovare giusto che «ora sia Prodi a decidere se il mio permanere sia opportuno e compatibile con le ragioni stesse del suo compito e del suo mandato o se lo siano le posizioni conservatrici della sinistra e dei sindacati».
Quindi, al momento della stretta finale, Bonino si mette alla testa di un forcing della destra della compagine che vuole nuovi equilibri politici. Dopo un’ora, Prodi si infila nell’unico stretto spazio lasciato aperto ed esorta il ministro a continuare a lavorare. Approfitta cioè del fatto che Emma Bonino non si è dimessa, ma vuole solo un pronunciamento del premier. Eccolo: «Questo governo ha ancora bisogno del tuo prezioso apporto e dell’alto contributo etico e professsionale che hai sempre dato alla tua attività. Non intendo, quindi, neppure prendere in considerazione la tua ipotesi di remissione del mandato che rinnovo pienamente con immutata fiducia». In una lunga lettera di risposta alle obiezionmi della Bonino, Prodi evoca il dovere della maggioranza «di portare il paese avanti, consentirgli di uscire dalle secche di un’economia asfittica. Coniugheremo conti ed equità».
Erano arrivate subito le scialuppe di salvataggio. Enrico Boselli, segretario dello Sdi, ha detto che «se il ministro Bonino si dimetterà proporrò ai socialisti di passare assieme ai radicali all’appoggio esterno al governo». Più contorta e complicata la posizione di Francesco Rutelli, il quale ha praticamente bocciato la necessità di una mediazione sulla previdenza ricordando che «la riforma Dini sulle pensioni è in vigore e deve tutelare le giovani generazioni». E ancora: «La riforma Dini c’è già e le modifiche devono andare nella direzione di rendere sostenibile quello che nel futuro è insostenibile per i giovani».
Dall’altra parte, Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale, di Prc, ha ricordato alla Bonino che quello di Prodi «non è un cedimento alla sinistra», ma solo l’attuazione del programma dell’Unione che tutti avevano sottoscritto. La stessa posizione è espressa dal Pdci, mentre persino l’Italia dei valori (Nello Formisano) chiede che «ciascuno faccia un passo indietro per il bene del Paese». Per Giordano, che parla di «bon compromesso», Emma Bonino «è irresponsabile». Poi la decisione di Palazzo Chigi: convocazione dei sindacati domani e venerdì consiglio di ministri. La partita pensioni chiude il primo round.

Data: 
Mercoledì, 18 July, 2007
Autore: 
Antonella Fantò
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
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