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Capezzone: «Sul Federalismo io sto con Bossi»

Testo: 

L’ex segretario dei Radicali italiani oggi lo ritiene un punto politico qualificante

Punto due del programma: federalismo fiscale.
Non è il manifesto della Lega ma quello del nuovo network decidere.net, una sorta di cantiere della politica ad alta velocità come l’ha ribattezzato il suo stesso fondatore: l’ex segretario dei radicali Italiani Daniele Capezzone, oggi presidente della commissione Attività produttive della Camera.

Mi scusi Capezzone, adesso si mette a fare il leghista?
«Non credo. Semmai penso che il federalismo fiscale sia un punto ragionevole e modernizzatore su cui vale la pena riflettere seriamente».
Lei parla di federalismo competitivo. Un po’ fumoso, no le sembra?
«Non direi. Il punto è consentire livelli diversi di pressione fiscale locale. Un modo che può consentire di attrarre sul territorio maggiori risorse e investimenti. Certamente non basta. Per questo al punto uno del programma c’è la riduzione della pressione fiscale. Sono due temi che vanno di pari passo».
E su questi temi che sarebbe disposto a ragionare insieme al partito di Bossi?
«Le dico una cosa: l’altro giorno ho letto i dati su Lombardia e Veneto: è uno scandalo quanto poco riescono a trattenere sul territorio. So che la Lega ha nel proprio dna il federalismo. Come vede anche per noi è un punto qualificante. Quindi non vedo perché non si possa lavorare insieme anche solo su alcune delle questioni concrete messe nero su bianco su decidere.net»
Insomma la pensa come il Senatur…
«Se vuole le dico che la penso come lui. Ma allora anche come gli Stati uniti dove il federalismo fiscale è una realtà. Così come l’abbassamento della pressione fiscale. Sono due delle sfide da vincere. Mi chiedo come mai in tutti i Paesi europei le tasse vanno giù e a casa nostra aumentano. Provi ad aprire un’azienda in Polonia: là si paga il 19 per cento, in Estonia il 24 per cento, in Austria il 25 per cento. Noi invece rischiamo di uscire dal mercato».
Va bene la finanza locale ma sulle funzioni da assegnare alle Regioni?
«Se ne può discutere ma su questo tema le dico subito che mi sento di differenziarmi dall’impostazione della Lega. Nel senso che non mi ha mai convinto l’idea di devolvere molti poteri a livello locale. La logica mi spinge piuttosto a pensare che la vera partita sia da giocare sul trasferimento della forza impositiva dal centro alle periferie».
Il romano che parla di federalismo. Non rischia grosso?
«Guardi, un mucchio di guai all’Italia li hanno provocati governanti del Nord, romani e meridionali. È arrivato il momento di cambiare prospettiva. Di pensare meno alla geografia e più alle cose concrete».
Come la riduzione della pressione fiscale: aliquota unica al 20%. Un bel sogno, non crede?
«Invece la flat tax può essere realtà. Ci si arriva con un passaggio progressivo in cinque anni dove il costo è coperto da una riduzione della spesa pubblica di 5 punti percentuali diluiti nei 5 anni.»
Senta Capezzone: lei è pronto a lavorare con la Lega sul federalismo ma intanto si siede nel comitato promotore del referendum sulla legge elettorale: qualcosa non torna, non crede?
«Non vedo perché…»
Se dovesse passare il referendum a essere spazzati via sarebbero i partiti legati maggiormente al territorio come il Carroccio.
«Non la penso così. I partiti radicati non vedrebbero intaccata la loro forza».
Ma il suo modello quale sarebbe?
«Io sono per l’uninominale maggioritario».
E se il Parlamento riuscirà a mettere insieme una legge elettorale prima del referendum?
«Dubito che si trovi un accordo. Basta guardare quanti partiti ci sono…»
Perché magari cade prima il Governo sulle pensioni. Possibile?
«Questo non lo so. Dico soltanto che vedo scelte contrarie alle nuove generazioni e un presidente del Consiglio troppo schiacciato dalla sinistra comunista».
Lei è per rivedere la riforma Maroni?
«Assolutamente no. Giù le mani da quella riforma che va bene. Io sono per un’età età pensionabile a 65 anni sia per gli uomini che per le donne con una salita graduale di un anno ogni due anni, per arrivare appunto ai 65 anni nel 2018».
Chi manderebbe in pensione è Pannella. Dica la verità?
«Non partecipo a polemiche. Vorrei occuparmi di cose più concrete».
Però qualcosa deve aver fatto: l’hanno cacciata da radio radicale, le stanno facendo le pulci sul suo assenteismo alla Camera. Ci dica che ha combinato?
«Veramente mi pare così chiaro. Sono oggetto di attacchi gratuiti. Eppure io non ho fatto la guerra con nessuno».
Dunque?
«Non rimprovero nulla a Marco. In questo ultimo anno abbiamo avuto valutazioni politiche diverse. Ho visto il mio partito troppo subalterno al governo. Ora però non mi va più di perdere tempo in polemiche. So di essere circondato dall’affetto di molti radicali. E la gente è stufa dei battibecchi. Ti chiede invece di occuparti di temi seri e reali come le tasse, il lavoro, l’eccessiva burocrazia che grava sulle nostre imprese».
Come la marcia dei 40 mila appena annunciata?
«Il viaggio è partito. Entro fine settembre vorremmo organizzare un grande appuntamento a difesa dei non garantiti. Degli outsider. Rischiano di non avere voce su temi fondamentali come le loro pensioni».
E su un tema serissimo come l’immigrazione?
«Oggi siamo davanti ad un’apertura eccessiva e indiscriminata dell’immigrazione che rischia di non essere più controllabile. Devo dire invece che la Bossi-Fini ha funzionato bene nel regolarizzazione tante persone riuscendole a togliere dalla clandestinità. Ha funzionato male quando ha pensato di trasformare i consolati come uffici di collocamento. Io sono per un’Italia che possa scegliersi l’immigrazione. Da qui l’idea di un grande patto con i nostri imprenditori e l’Europa che valuti questa possibilità».
Insomma torna a fare il leghista. Anche sulla famiglia fai da te?
«Qui il centrodestra fa male ad avere un atteggiamento di chiusura. Guardate in Spagna prima con Aznar e poi con Zapatero o alla Francia di Sarkozy o ancora all’Inghilterra di Blair. Noi siamo gli unici ad andare dall’altra parte. Su questo tema serve maggior apertura.
Insomma, Capezzone traditore o innovatore?
«Il tema è uscire dagli attuali schemi partitici e non perdere più tempo: c’è da decidere.
E un po’ leghista…
«Come vuole. Sul federalismo certamente».

Data: 
Domenica, 15 July, 2007
Autore: 
Simone Girardin
Fonte: 
LA PADANIA
Stampa e regime: 
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Commenti

E queste parole di Daniele, almeno per me, sono musica soave e, frequentando molti leghisti devo dire che, almeno su certi punti, c'è indubbiamente, e non da ieri, molta consonanza ma, semmai, quello che è certo e che dopo questa intervista a Daniele, anche dentro la nostra Associazione, voglio trovare chi avrà ancora il coraggio, e la faccia tosta, di prendermi in giro per le mie amicizie leghiste, tiè!
Daniele