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Spunta Bertossi, il "niet" di An

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Ad Arcore Berlusconi strappa l'ok di Bossi. Ma scoppia la rivolta nel centrodestra

Udine
Enrico Bertossi, imprenditore udinese di 43 anni, è l'uomo del compromesso. L'outsider che, bruciando il forzista Renzo Tondo e la leghista Alessandra Guerra, può e deve ricompattare la Casa delle Libertà. Lo stabiliscono, alla cena di Arcore, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, chiudendo il braccio di ferro sul candidato governatore. Ma Cavaliere e Senatur non considerano la feroce resistenza della first lady del Carroccio. Né tantomeno le barricate forse insormontabili di An. E così, aspettando un annuncio ufficiale che in mattinata sembra scontato ma a tarda sera non arriva, il Friuli Venezia Giulia vive la sua giornata più confusa e convulsa.

«C'È L'INTESA»

Roberto Antonione è il primo a preparare il terreno a Bertossi: «È stata chiusa un'intesa sul Friuli Venezia Giulia. Ma saranno Berlusconi, Tondo e Bossi a fare l'annuncio». Non fa nomi, Antonione, ma non serve: Bertossi, presidente della Camera di Commercio di Udine sponsorizzato dagli industriali friulani, è sulla bocca di tutti. La riprova? Tondo, all'ora di pranzo, fa la sua parte: «Non intendo dimettermi. Ma sono pronto a fare un passo indietro affinché la Casa delle Libertà si presenti unita agli elettori».

L'IRA DI AN

Ma Forza Italia, soddisfatta per una soluzione che sbarra la strada al Carroccio, non fa i conti con gli alleati. Se la Guerra, scatenata, ottiene un incontro con il premier e minaccia di correre da sola, An abbandona l'equidistanza e insorge violentemente. Roberto Menia, il segretario regionale, avverte Gianfranco Fini: «Noi non ci stiamo». Chissà se il leader di An, al vertice di Palazzo Grazioli che si tiene all'ora di pranzo, tocca l'argomento. Di certo, con nota ufficiale, i suoi parlamentari stoppano l'uomo proposto da Berlusconi e accettato da Bossi: «Non è possibile giocare ancora a farsi del male, rischiando di accreditare la tesi che il centrodestra non abbia candidati all'altezza della sfida elettorale con il centrosinistra, riducendosi a pescare dal cilindro» dettano Menia, Contento, Collino e Franz. Non c'è spazio per il terzo uomo, aggiungono, «e quindi si decida per Tondo o per la Guerra. Diversamente siamo pronti a dare il via all'autoconvocazione di un tavolo regionale con la presenza di tutti i parlamentari che investa definitivamente il candidato del centrodestra».

STOP LEGHISTA

Nel frattempo, a dar man forte, interviene il sinora prudente segretario della Lega Friuli, Beppino Zoppolato: sa che il partito rischia di esplodere, sa che Guerra non è il solo problema, e allora rilancia la necessità di riportare a livello locale la trattativa. «È arrivato il momento di aprire un tavolo regionale. Berlusconi e Bossi ci indicano i criteri, ci dicono di individuare una persona sopra le parti, e ci sta bene. Ma basta con queste follie» afferma, offrendo una sponda ad An e trovandone un'altra nell'Udc, da cinque mesi tenace nel combattere diktat romani. E Bertossi? «Non parlo mai delle persone. Dico però che il candidato non può essere scelto da Antonione» afferma Zoppolato. E così, ora dopo ora, le azioni dell'outsider scendono.

IL RILANCIO

Ma i segnali romani continuano ad essere contrastanti. Nel tardo pomeriggio, dopo un incontro con il premier, Tondo conferma l'opzione Bertossi: «Berlusconi mi ha prospettato la soluzione più appropriata. E io ho approvato, perché il presidente della Camera di Commercio è validissimo». Un paio d'ore dopo, Roberto Calderoli rinuncia ufficialmente alla Guerra e al Friuli Venezia Giulia: «Per il bene dell'alleanza della Casa delle Libertà e per il bene del Friuli Venezia-Giulia, a fronte delle difficoltà nel trovare un accordo e delle polemiche nate sul candidato a presidente della regione, la Lega - detta il coordinatore - è anche disposta a fare un passo indietro e a ritirare il suo candidato sostenendo quello che la coalizione indicherà». Ma il clima è ormai surriscaldato: quello di Calderoli è un via libera a Bertossi o a chi? L'attesa continua.

IL VERTICE

Con una coda: a Palazzo Grazioli, poco prima delle 22, Fini e Follini si ritrovano nuovamente con il premier. All'ordine del giorno c'è ancora e sempre la vicenda della Rai ma chissà che, ancora una volta, non possa entrarci quella non meno ingarbugliata dello sfidante di Riccardo Illy.

Roberta Giani

Data: 
Mercoledì, 26 February, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO - Friuli
Stampa e regime: 
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