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Da Capezzone una rete trasversale per dire no ai “veto player”

Testo: 

Roma, 25 giu (Velino)
- Un network “liberale, liberista, libertario e radicale” caratterizzato da tre parole d’ordine: “competere, meritare, trasformare”. Un “movimento”, anzi un “partito” pronto per l’uso, malignano i suoi detrattori. Ma Daniele Capezzone assicura che non è così: di un ennesimo partitino “davvero non si sente il bisogno”. Altre sono le ambizioni dell’esponente della Rosa nel Pugno, presidente della commissione Attività produttive della Camera ed ex segretario dei Radicali italiani. Le voci sullo scopo del suo silenzioso lavorio sbarcano oggi sul Corriere della Sera, dove acquistano un carattere quasi ufficiale. Con tanto di giorno per l’inaugurazione: “Il 4 luglio, data simbolica dell’Independence Day americano”. Quando, anticipa il quotidiano diretto da Paolo Mieli, Capezzone presenterà il suo network, “che si pone il raggiungimento di ‘dieci obiettivi’ di riforma liberale”.
L’agenda di Capezzone coincide con quella tracciata - proprio sul Corriere della Sera - dagli interventi di economisti e giuristi come Francesco Giavazzi, Mario Monti, Pietro Ichino. Un progetto che trova negli interventi del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, e del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, frequenti stimoli - testimoniati dai riferimenti che compaiono nelle dichiarazioni di Capezzone - e possibili sponde istituzionali. Le continue esternazioni dell’ex segretario radicale disegnano la cornice politica e culturale entro cui il network da lui progettato opererà. Basta prendere il comunicato odierno in cui Capezzone - in merito alla discussione sulla riforma delle pensioni - denuncia la gravità del considerare “l’aspetto concertativo, corporativo e consociativo del sistema Italia come qualcosa di immodificabile”. Invitando a contrastare lo strapotere “dei veto player, con un pezzo di sindacato (e non solo di sindacato, per la verità) che si ritaglia un ruolo di blocco”.

Capezzone è convinto che lo scalone “andrebbe mantenuto. Per questo, insieme a Bruno Tabacci, Benedetto Della Vedova, Adolfo Urso, e una serie di altri firmatari (in particolare, gli altri deputati radicali), ho depositato da settimane - sottolinea il presidente della commissione Attività produttive di Montecitorio - una proposta di legge che è volta, a partire dal mantenimento dello scalone, ad aumentare ancora l’età di un solo anno ogni due anni, raggiungendo (in modo molto misurato, come si vede) la soglia dei 65 anni per uomini e donne nel 2018. A quel punto, si avrebbe un risparmio annuo di sette miliardi di euro, utile sia a un intervento sulle minime che a costruire una vera rete di ammortizzatori sociali”. Insomma, “meno pensioni, più welfare” per “realizzare una riforma liberale” e “garantire un futuro previdenziale ai più giovani”. E “tutelare davvero i più deboli”. L’ex segretario dei Radicali italiani tiene a precisare che il varo del network non comporta un’uscita dal partito di Marco Pannella, che sempre più spesso - e con crescente durezza - bacchetta il suo ex allievo. Ma dagli attuali compagni di partito - e più in generale tra quanti hanno segnato la storia radicale, magari distaccandosene per seguire altri percorsi non solo politici - potrebbero scaturire energie importanti per dare vita al network capezzoniano. Il presidente della commissione Attività produttive della Camera tiene però a precisare che “il tema non è uscire da un partito, ma da questo sistema di partiti”. E i suoi impietosi giudizi sull’esecutivo in carica (“rischia di essere uno dei peggiori di sempre”) si accompagnano a valutazioni sferzanti sul centrodestra. Posizioni assunte in nome della necessità di “aprire una fase nuova nella politica italiana”.

La proposta di Capezzone - anzi, la sua “offerta pubblica di alleanza” - è aperta a persone di provenienze diverse - imprenditori, ceti produttivi, semplici cittadini, politici - e sarà strutturata per “via territoriale, per via tematica e per via telematica”. Quanto al ruolo di Montezemolo, Capezzone garantisce che non intende “tirarlo per la giacca”, bensì rispondere - magari assieme al presidente di Confindustria, le cui “eventuali forme di impegno” non sono “un’insidia” ma “un’opportunità” - alle domande poste dal numero uno della Fiat ma anche da Giavazzi, Ichino, Monti.
Se la notizia del Corriere segna l’ingresso del network di Capezzone sulla scena politica, qualche indiscrezione su ciò che si muove dietro le quinte è stata a più riprese offerta dal Foglio, giornale particolarmente interessato ai percorsi dell’ex allievo di Pannella. Già lo scorso 30 maggio, soffermandosi sullo scontro tra Capezzone e il partito del quale è stato segretario, Il Foglio segnalava lo sforzo volto a costruire un network “che potrebbe mettere insieme movimenti, think tank, riformisti, industriali e ovviamente anche un po’ dello spirito dei volenterosi”. Una pista sviluppata il 9 giugno, quando il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara inquadrava la “cosa” capezzoniana come un progetto che “parte dalla rete, nel senso di Internet, arriva ai think tank, nel senso del Bruno Leoni, e tocca un po’ Confartigianato, Confcommercio e Confindustria, soprattutto nel mondo delle piccole e medie imprese”. In un intervento pronunciato da Capezzone qualche mese prima alla Camera, Il Foglio intravedeva un vero e proprio manifesto politico: “Servirebbe una rottura nella politica italiana, a sinistra come a destra. E da radicale - aveva affermato in quella circostanza Capezzone - lavorerò perché ovunque possibile germogli la pianta delicata dell’alternativa liberale”. Una fioritura - annotava Il Foglio - “non sgradita agli imprenditori, e dunque al loro presidente Montezemolo, ai lavoratori autonomi e a coloro che pensano che l’Italia abbia soprattutto bisogno di riforme economiche”.

Data: 
Lunedì, 25 June, 2007
Autore: 
(ndl)
Fonte: 
IL VELINO
Stampa e regime: 
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