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«In città serve un quartiere a luci rosse»

Testo: 

L’idea è di concentrare l’attività delle prostitute in una struttura protetta. Tra le sedi suggerite, l’ex macello o un edificio dismesso della Curia

La proposta di Leonarduzzi (Radicali) agli estensori del piano regolatore

Una zona a luci rosse in pieno centro cittadino e un bando pubblico per la gestione dell’edificio assegnato alle prostitute: è la proposta lanciata per Udine dall’esponente dei Radicali italiani, Gianfranco Leonarduzzi, nei giorni in cui, a palazzo d’Aronco, si scalda il dibattito attorno all’elaborazione del nuovo Piano regolatore generale comunale. L’occasione ideale, secondo Leonarduzzi, per cominciare a parlare anche di quartieri e parchi riservati all’amore a pagamento.
«Le difficoltà e il conseguente allungamento dei tempi legati all’adozione del nuovo strumento urbanistico – osserva l’esponente radicale – rappresentano un’ottima opportunità per inserire in agenda il tema del governo della prostituzione e per cercare d’individuare all’interno del perimetro cittadino aree protette nelle quali concentrare l’attività delle cosiddette lucciole». Il modello è quello già adottato a Mestre dal prosindaco di Venezia, Bettin, che ha promosso anche un servizio di assistenza sanitaria. Ma quello immaginato da Leonarduzzi nel capoluogo friulano è qualcosa di ancora più ambizioso.
«Penso a città come Berlino o alle tante case chiuse già presenti in Austria – spiega –. Basterebbe individuare uno dei tanti edifici dismessi del Comune, dell’università o, perchè no, anche della Curia, e pubblicare un bando attraverso il quale scegliere la società cui assegnarne la gestione e il pagamento dell’affitto». Una struttura aperta 24 ore su 24, in grado di garantire da una parte la regolamentazione dell’attività e, dall’altra, maggiori livelli di sicurezza sia alle prostitute, sia ai loro clienti. «Nel quadro – precisa – di un’auspicata liberalizzazione dell’esercizio della prostituzione». Oltre che di una maggiore attenzione verso le fasce deboli della popolazione. «Non dimentichiamo – aggiunge Leonarduzzi – che le prostitute svolgono un’importante funzione sociale e che la legalizzazione della loro attività porterebbe sollievo anche alle tante famiglie di portatori di handicap costrette ad arrabattarsi per accompagnare i propri cari a pericolosi incontri nelle strade». Qualche idea? «L’ex Macello – suggerisce Leonarduzzi – e il parco dedicato a Loris Fortuna».

Data: 
Venerdì, 18 May, 2007
Autore: 
LUANA DE FRANCISCO
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Udine
Stampa e regime: 
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Commenti

Perfettamente d'accordo con te, Leo, io, da sempre sono a favore di un ritorno alle vecchie, e peraltro nobilissime, case chiuse magari autogestite dalle stesse lavoratrici, perchè di lavoro, il più antico del mondo per giunta, stiamo parlando, mica di altro e quindi....
E poi, in tutta sincerità, bisogna smetterla con l'ipocrisia tutta catto-comunista, DS, Margherita e UDC davanti a tutti, della prostituzione combattuta a suon di divieti moralistici, o altro, che poco hanno a che fare con la vita reale di tutti i giorni e quindi, caro Leo, ti invito pubblicamente ad andare avanti con questa battaglia che considero estremamente radicale, liberale e liberista io, almeno, la penso così, gli altri non so....
Daniele