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D'Ulizia, l'Unci e le case dell'onorevole cooperativo

Testo: 

Da 22 anni sulla stessa poltrona. Suo figlio Francesco è direttore centrale della stessa organizzazione. Progetti per immobili da 200 mila a 450 mila euro

Il deputato, presidente delle coop cattoliche, raccoglie adesioni per costruire abitazioni per i parlamentari
Anni Cinquanta. Le macerie della guerra erano ormai un ricordo e il boom economico si annunciava con la Fiat 600, partorita nel 1955 dal genio di Dante Giacosa. Nei fratoni attraversati dalla Cristoforo Colombo era tutto un brulichio di cantieri. Due, in particolare, diversi da tutti gli altri. Non per lo stile architettonico, assolutamente ordinario, né per le finiture esterne, una anonima cortina verde o giallina. Ma per i futuri inquilini: deputati e senatori. Erano le case in cooperativa dei parlamentari, che come ogni italiano cominciavano a godere il benessere ma non ancora i privilegi che in seguito li avrebbero resi cittadini un po' speciali. Un'epoca ormai passata, che tuttavia è capace di provocare ancora un po' di nostalgia. Per esempio, quella che deve aver provato un parlamentare dell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
Qualche settimana fa Luciano D'Ulizia ha scritto a tutti gli onorevoli una lettera che comincia così: «Cari colleghi, è mia intenzione promuovere una o più cooperative edilizie tra i parlamentari per dotarli di abitazioni utili alla loro permanenza a Roma anche durante l'espletamento del proprio mandato». Segue l'elenco delle opportunità. «Lo sviluppo della cooperativa avverrà con la realizzazione di immobili di varie tipologie: a) unità abitative di piccole dimensioni (40-50 metri quadrati), ubicate in zone centrali e semicentrali di Roma, dal costo approssimativo di 200 mila/250 mila euro; b)
unità abitative di piccole e medie dimensioni (60-80 metri quadrati) ubicate in zone residenziali ma periferiche, dal costo approssimativo di 180 mila/200 mila euro; c) unità abitative di grandi dimensioni (ville) ubicate in zone residenziali e immerse nel verde, a circa 10-15 chilometri da Roma, dal costo approssimativo di 400 mila-450 mila euro».
Allegata alla lettera anche un modulo per l'adesione al progetto: nome, cognome, partito, telefono, tipologia desiderata. Niente, insomma, lasciato al caso. Così da far pensare che D'Ulizia una certa esperienza in questo campo l'abbia già fatta. E in effetti è proprio così. Non soltanto perché molti anni fa il deputato dell'Italia dei Valori abbia già partecipato a una cooperativa di abitazioni a Macerata. Ma soprattutto perché D'Ulizia è da almeno 22 anni il presidente dell'Unci, la più piccola delle centrali delle coop, di ispirazione cattolica, che era stata protagonista, poco più di un anno fa, di una dura polemica con la Lega causata dai contratti che l'Unione nazionale delle cooperative italiane aveva sottoscritto con il Cnai (Coordinamento associazioni imprenditori), l'Ucict (Unione cristiana commercio e turismo), Il movimento cooperative e mutue e la Cisal. Contratti che prevedevano una retribuzione molto inferiore a quella di categoria e che Legacoop aveva bollato come «dumping sociale».
D'Ulizia non ha mollato la carica di presidente dell'Unci nemmeno dopo essere stato eletto parlamentare . Segno di forza dell'ideale cooperativo che nella sua famiglia si trasmette da padre in figlio. Direttore centrale dell'Unci, organizzazione presieduta da D'Ulizia Luciano, è infatti D'Ulizia Francesco, figlio dell'onorevole dell'Italia dei Valori. D'Ulizia junior è anche amministratore unico di Formacoop Marche, cooperativa che gestisce corsi di formazione e che fa parte del Consorzio Formacoop, di cui D'Ulizia padre è stato fino al 29 marzo presidente del collegio sindacale.
Già presidente della cooperativa agricoltori marchigiani e già vicepresidente del consorzio agricolo Conagri, nei primi dieci mesi della sua attività parlamentare D'Ulizia si è distinto soprattutto per le iniziative a favore delle coop del settore.

Lo stesso giorno in cui ha scritto ai suoi colleghi proponendo di costruire case ha depositato alla Camera un disegno di legge per esentare dal pagamento dell'Iti «i fabbricati appartenenti alle cooperative agricole e ai loro consorzi». Un mese prima aveva invece messo la propria firma sotto una proposta per ridurre a un terzo l'aliquota Inail per i dipendenti a tempo determinato delle cooperative zootecniche. Appassionati sono stati poi i suoi interventi in aula e le sue interrogazioni (2) a sostegno della causa della cooperazione. Ma alla trattativa con il governo sullo sviluppo e il welfare non c'è andato. Al suo posto, per l'Unci, si è presentato al tavolo il vicepresidente vicario Paolo Galligioni, che a differenza di D'Ulizia non è parlamentare. Non per scelta, ma soltanto perché non è stato eletto. Di Pietro aveva messo in lista pure lui. Ma al quindicesimo posto del collegio Piemonte 1. Serviva un altro miracolo, che non c'è stato.

Data: 
Martedì, 3 April, 2007
Autore: 
SERGIO RIZZO
Fonte: 
CORRIERECONOMIA
Stampa e regime: 
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