You are here

LA CHIESA LANCIA UNA NUOVA SFIDA. NESSUN DIALOGO SUI PACS

Testo: 

Perché, viene da chiedersi, questa opposizione quasi ossessiva, senza se e senza ma, della Chiesa nei riguardi dei Pacs? Più che una disputa o una differenza di opinione sembra una vera e propria sfida, come la presa di una quota che deciderà le sorti della guerra.
Ora, è chiaro che per qualsiasi persona di buon senso, laica o cattolica che sia, il problema dei Pacs non ha un’urgenza vitale né per la democrazia né per la Chiesa. Se solo guardiamo dalla finestra, tra guerre, kamikaze, miseria, omicidi, violenze familiari, di problemi angoscianti ce ne sono altri.
Ma la loro approvazione, una volta venuto a galla il problema, per ragioni squisitamente di diritto e di civiltà, è diventata parte di un processo evolutivo della società che è inarrestabile. Per questo fa specie osservare la durezza con la quale la Chiesa vi si oppone.
E lo fa senza nulla concedere al dialogo o al compromesso, arrivando a veri aut aut e implicite messe al bando, come se chi li difende fosse ispirato demoniacamente dall’intento di voler distruggere la famiglia. Si potrebbe sospettare che il problema sia quello di sempre: che la Chiesa cattolica, cioè, come tutte le Chiese, tenda alla conservazione più ferrea del sistema sociale, come se temesse che qualsiasi cambiamento (o ammodernamento) giocasse a suo sfavore. Basterebbe guardare la storia. Dipendesse dalle Chiese (o forse sarebbe meglio dire dalle loro gerarchie), saremmo ancora ai tempi dei falò alle streghe e della terra piatta. In verità, la Chiesa cattolica, consapevole più delle altre che la realtà dell’uomo procede inarrestabile nel senso di una continua evoluzione delle regole civili, si distingue per la sua capacità di metabolizzare i cambiamenti che non riesce a fermare, Darwin compreso. Ed è anche per questo che in Occidente abbiamo la democrazia, con le sue leggi laiche.
Prendiamo il divorzio: anche se non ci fossero stati Fortuna e Pannella, è pensabile che a quest’ora ci saremmo arrivati comunque. E così per l’aborto. Che la Chiesa, sia pure obtorto collo, sembra avere accettati. La stessa cosa accadrà per i Pacs, per la fecondazione assistita o per il testamento biologico, per fare alcuni esempi vicini a noi. Si tratta solo di tempo. O c’è chi pensa che non sarà così? Sarebbe strano, visto che in altri paesi, ritenuti più civili del nostro, questo e altri problemi sorti con l’evoluzione della società sono già stati risolti con leggi appropriate. Forse la famiglia, nei paesi dove i Pacs sono in vigore da tempo, ha perso la sua indiscussa centralità? Non sembra. Quanto al parere dei cittadini, i sondaggi sono lì a testimoniare che perfino tra i cattolici praticanti la maggioranza è per i Pacs. Basterebbe un referendum per confermarlo. E non si pensi al risultato di quello sulla fecondazione assistita, sarebbe un errore. Quello, come informazione, non ha avuto un centesimo di quanta ne ha avuta e ne sta avendo il tema dei Pacs ed è proprio per questo che il referendum sulla fecondazione assistita ha mancato il quorum (non si dica che ha vinto il no, perché non è vero). Ma, in ogni caso, perché ostinarsi a considerare il risultato di un referendum come la vittoria di uno schieramento o dell’altro? Nella fattispecie, della Chiesa contro i cosiddetti laici? In realtà i referendum esprimono solo la volontà e la convinzione della maggioranza.
Infine, in mancanza dei Pacs, cosa succederebbe alle coppie di fatto? Succederebbe che continuerebbero a stare insieme con le difficoltà, a volte davvero pesanti, che la situazione comporta. È vero che in presenza dei Pacs alcune coppie potrebbero evitare il matrimonio (e magari condurre ugualmente una vita come se fossero sposate): ma ce ne sarebbero altre che, pur optando per l’unione di fatto, una volta collaudata finirebbero per decidere un matrimonio regolare, al quale altrimenti forse non sarebbero mai arrivate.
A questo punto vorremmo porre alle gerarchie della Chiesa almeno un paio di domande: sono più pericolosi, per la stabilità della famiglia, i Pacs o il divorzio? I Pacs o successivi matrimoni civili, pur accettati senza guerre? Se alla fine, a ogni modo, non si trovasse un minimo di condivisione che preveda una soluzione accettabile da entrambe le parti, non sarebbe sensato andare a vedere che cosa ne pensa la maggioranza degli italiani?

Data: 
Giovedì, 1 February, 2007
Autore: 
ALCIDE PAOLINI
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
Condividi/salva