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E Pannella spinge Prodi a intervenire

Testo: 

Il premier ribadisce «la ferma contrarietà dell’Italia» all’esecuzione. Da destra ironie sul leader radicale tra Welby e digiuni

Marco Pannella racconta di aver telefonato a Romano Prodi e di averlo avvertito, spronato, coinvolto. «Gli ho detto: senti Romano, questa condanna a morte di Saddam Hussein è intollerabile e io, per evitarla, per chiedere che venga tramutata in trent’anni di reclusione, sto per cominciare uno sciopero della fame e della sete. Vedi se puoi fare qualcosa anche tu... tu che sei il premier, puoi fare molto...».
Sono trascorse meno di ventiquattro ore e nella confusione organizzata degli uffici di via di Torre Argentina, al leader radicale dai capelli bianchi—la voce scossa dai colpi di tosse, la sigaretta tenuta tra le labbra, che così restano umide, «e non si seccano, non mi si spaccano» — hanno da poco letto la dichiarazione del Presidente del Consiglio. Che dice: «Pur senza voler sminuire i crimini di cui si è macchiato Saddam Hussein e la ferocia con cui ha gestito il potere durante il regime e pur nel rispetto dell’autonomia e della legittimità delle istituzioni irachene, non posso non esprimere la ferma contrarietà del governo italiano, e quella mia personale, alla condanna a morte dell’ex raìs. Come ho infatti ribadito anche in Consiglio dei ministri, l’Italia è contraria alla pena capitale, sempre e comunque ».
Le parole di Prodi rafforzano quelle del ministro degli Esteri Massimo D’Alema e pongono l’Italia in linea avanzata rispetto alle dichiarazioni dell’Unione Europea e di altri Paesi, come la Germania e la Francia, che si sono limitati a condannare l’uso della pena di morte. «Sì, certo: Prodi affronta ufficialmente la questione di Saddam Hussein», riflette soddisfatto Pannella, che per primo, e inascoltato, propose per il raìs la soluzione dell’esilio, e che adesso naturalmente sente non solo di aver trovato, su questa vicenda della pena capitale, uno schieramento del tutto trasversale, ma anche e soprattutto di aver serrato le file dell’intero centrosinistra.
Ci sono le dichiarazioni di sostegno dei sottosegretari Manconi, Forcieri, Cento e Vernetti, i Comunisti italiani dettano dichiarazioni praticamente identiche a quelle di Rifondazione: «L' impiccagione del raìs sarebbe un errore tremendo». Ci sono i Verdi, con il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, compatti insieme all’Italia dei Valori, con il ministro Clemente Mastella. I diesse, con Esterino Montino, annunciano un sit-in di protesta sotto l’ambasciata dell’Iraq. Ai microfoni di Radio Radicale leggono poi l’elenco di coloro che hanno accettato di firmare l’appello dell’associazione «Nessuno tocchi Caino»: vi si trovano Francesco Cossiga e Cesare Salvi, Pierluigi Castagnetti e Rossana Rossanda.E poi FurioColombo e il ministro Giovanna Melandri, e poi ancora Lamberto Dini e Antonio Maccanico.
A Radio Radicale parla anche Alfredo Biondi (Fi). E parla da avvocato: «La vendetta non è la misura della giustizia ». Frase condivisa dal segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, e dal presidente dei senatori di An, Altero Matteoli. Poi le agenzie battono qualche dichiarazione di tono opposto. Riccardo Pedrizzi (An): «Pannella non ha già voluto la morte di Welby?». Roberto Calderoli (Lega): «Se avesse prevalso il buonismo avremmo ancora Hitler...». Luca Volontè (Udc): «Quello di Pannella è solo uno sciopero dietetico, dopo i bagordi natalizi».

Data: 
Giovedì, 28 December, 2006
Autore: 
Fabrizio Roncone
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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