You are here

«Devo concentrarmi, è la prima volta che muoio»

Testo: 

«Non posso più stare nel braccio della morte. Non ce la faccio più, fate presto». E poi, «devo concentrarmi per bene sulla mia morte. D’altronde è la prima volta che muoio». Lo diceva da giorni, Piergiorgio Welby. In modo netto, chiaro, inequivocabile. Ripeteva «fate presto», ripeteva «non ce la faccio più». Prima di ieri, ci aveva provato e una volta c’era anche riuscito, qualche tempo fa, a staccare il respiratore dal suo corpo.
È stato Welby stesso a decidere di svestire l’armatura del guerriero, del simbolo, e di deporre le armi della lotta politica. È stato lui stesso a decidere che fosse mercoledì, il giorno. Non c’entrava niente l’ultima sentenza, il parere del Consiglio superiore di sanità. Né la politica del tutti insieme accanitamente contro di lui. Ha deciso così e così è stato. Anche perché nella sua vita era entrato, da pochi giorni, un anestesista lombardo di nome Mario Riccio.
C’era Riccio, mercoledì sera, di fronte al letto di Welby. E la moglie Mina, la sorella Carla, Marco Cappato, Rita Bernardini. Oltre, naturalmente, a Marco Pannella. «Sei qua anche tu, vecchio bestione», ha sussurrato Welby alla vista dello storico leader radicale. Quello che avrebbe annunciato la sua morte urbi et orbi, così come era avvenuto per la scomparsa di Luca Coscioni. Nella sera di mercoledì Piergiorgio ha una parola, un messaggio, un grazie per tutti. E un pensiero, raccolto dalla moglie Mina in una lettera, per Ignazio Marino, il chirurgo e senatore dei Ds che aveva incontrato giorni prima e di cui aveva apprezzato l’intervento su Repubblica.
In quei momenti, probabilmente, il dottor Riccio ha pensato e ripensato al codice deontologico dei medici, in calce al quale c’è anche la sua ideale firma. Un codice che all’articolo 34 obbliga il medico ad «attenersi, nel rispetto della dignità, della libertà e dell’indipendenza professionale, alla volontà di curarsi, liberamente espressa dalla persona».
Non ha sofferto, Piergiorgio Welby. Nel momento in cui Riccio ha sospeso la ventilazione si era già addormentato. Il sedativo, un cocktail di farmaci, gli è stato somministrato nelle vene, e non per via orale. È morto alle 23,40 per arresto cardiorespiratorio. «Con Cappato - ha detto Riccio - abbiamo preparato tutto, cercando di evitare che ci fossero pressioni su di me e sui familiari. Eravamo pronti a partire appena Piergiorgio ce l’avesse richiesto. Io sono venuto lunedì a Roma, dove ho conosciuto di persona Welby. Prima avevo letto il suo libro. Lunedì abbiamo avuto un lungo colloquio. È stata confermata ampiamente la sua volontà di interrompere la terapia». L’anestesista dell’ospedale di Cremona ha poi aggiunto: «Ho preso coscienza piena della sua volontà, a me personalmente espressa. Lui aveva riflettuto sulla lettera di Marino, aveva saputo del pronunciamento del tribunale civile. Gli ho richiesto se il ricorso della Procura modificava qualcosa ma lui ha detto che non cambiava il suo proponimento». Desiderava di «essere sedato» e di «interrompere la sua terapia». È notte...

Data: 
Venerdì, 22 December, 2006
Autore: 
Tommaso Labate
Fonte: 
IL RIFORMISTA
Stampa e regime: 
Condividi/salva