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Welby, respinto il ricorso

Testo: 

Piergiorgio Welby ha tutto il diritto di chiedere che gli venga interrotta la respirazione assistita, ma tale diritto non è tutelato dall’ordinamento che non definisce a livello giuridico l’accanimento terapeutico. Soltanto un intervento legislativo, come quello che in passato ha definito la morte cerebrale, può risolvere il problema. È questo il senso del provvedimento scritto dal giudice del tribunale civile Angela Salvio.

«Il diritto del ricorrente di richiedere la interruzione della respirazione assistita previa somministrazione della sedazione terminale deve ritenersi sussistente - spiega il magistrato -, ma trattasi di un diritto non concretamente tutelato dall’ordinamento. In assenza della previsione normativa e degli elementi concreti di natura fattuale scientifica di una delimitazione giuridica di ciò che va considerato accanimento terapeutico, va esclusa la sussistenza di una forma di tutela tipica dell’azione da far valere. E ciò comporta di conseguenza la inammissibilità dell’azione cautelare».

Per il magistrato «solo la determinazione politica e legislativa, facendosi carico di interpretare l’accresciuta sensibilità sociale e culturale verso le problematiche relativa alla cura dei malati terminali di dare risposte alla solitudine e alla disperazione dei malati di fronte alla richieste disattese ai disagi degli operatori sanitari e alle istanze di fare chiarezza nel definire concetti e comportamenti, può colmare il vuoto di disciplina anche sulla base di solidi e condivisi presupposti scientifici che consentano di prevenire abusi e discriminazioni. Allo stesso modo in cui intervenne il legislatore nel definire la morte cerebrale».

Data: 
Sabato, 16 December, 2006
Autore: 
red.
Fonte: 
WWW.LASTAMPA.IT
Stampa e regime: 
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