You are here

"Delfino addio", duello pulp tra i radicali

Testo: 

Pannella mette una donna al posto del segretario Capezzone. Che replica: divori i tuoi figli

ROMA Tre giorni prima di morire, nel 1975, Pier Paolo Pasolini si rivolse ai radicali: «Siate riconoscibili, continuate a scandalizzare». Continuate? Non la smettono mai, per fortuna. La nuova puntata del Partito Radicale Show - che giovedì va a congresso e elegge Rita Bernardini a numero uno - pimpa e diverte, com’è naturale con questi «artisti della parola» (Leonardo Sciascia) e maestri dello spettacolo. «Domenica hai fatto un’ora di trasmissione alla radio, per farmi un culo così!», dice Capezzone a Pannella. Che lo ha destituito in un raptus autolesionistico «da Tafazzi», sostiene la vittima. Marco: «Ma ahooo, te credi davvero di essere il più grande stratega, mentre gli altri sono degli stronzi?». Daniele: «Guarda, che io le ho azzeccate tutte». Marco: «Tutte? Se dipendeva da te, la Rosa nel Pugno era già chiusa!». Daniele: «E che il calo degli iscritti è colpa forse di quello stronzo di Capezzone?» Marco: «Ma ahooo....». Daniele: «Verso di me, hai un malanimo che non capisco!». Marco: «Io ho il mio malanimo e lo esprimo». Daniele: «Sto facendo esercizi buddisti, per non perdere la calma». Marco: «Non cambiare le carte in tavola, dici menzogne!».
E pensare che, appena poco tempo fa, quando Daniele era in auge, diceva di Marco: «Pannella proietta luce». Ora, fra i due, la luce s’è spenta. Un classico di come vanno a finire i rapporti fra Marco e i tanti giovani che da 50 anni vanno ad abbeverarsi alla sua passione e alla sua cultura e alcuni dei quali diventano suoi delfini ma successori mai? Con due di questi, Francesco Rutelli e Giovanni Negri, l’emozione s’interruppe più o meno a piatti in faccia. E Negri, che Pannella designò segretario a 27 anni e ora produce barolo, se l’è presa: «Democrazia fra i radicali? Nessuna! Una volta, al congresso di Bari, il segretario del partito fu nominato per telefono. Pannella non c’era. Ci chiamò: "Dovete eleggere Jean Fabre". Tutti in coro: "E chi è?". Non lo conosceva nessuno».
Daniele che litiga con Marco - nella riunione precongressuale così Pulp che, trasmettendola, il sito di Radio Radicale è andato in tilt per troppi contatti - a un certo punto gli fa: «Ma perchè ti devi infilare nel cliché più stupido, quello di Pannella che divora i suoi figli?». Crono, il Saturno cui era stato detto che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, se li ingoiava appena dopo averli messi al mondo. Marco, però, non si fa spaventare dal paragone: «E’ da vent’anni che me ne infischio di questo tipo di discorsi...». Però Daniele è troppo anti-governativo, e infatti Emma - cioè il ministro Bonino - come sempre difende Marco: «Se il gioco è tra governativi e movimentisti, non mi sta bene. Se uno fa tre dichiarazioni al giorno contro il governo, è succube? Daniele, ma daiiii...». E allora ci risiamo: solo Emma, o soprattutto lei, riesce a capire e a capirsi con Marco. Solo la Bonino, o soprattutto Emma, sa come essere affettuosamente tangenziale a Pannella, concentrandosi sulla politica estera e lavorando, lavorando, lavorando... E Daniele? «Caro Daniele, non basti da solo, anche se sei bravissimo. Anch’io, nel mio piccolo...».
Di fatto, nei dintorni del partito radicale, i maligni dicono che Capezzone stia studiando da piccolo Rutelli. Mica vero. Però - e molti ne soffrono - Capezzone dichiara, Capezzone puntualizza, Capezzone di qua, Capezzone di là, Capezzone a «Markette» (con Chiambretti), Capezzone imitato da Neri Marcoré... Marco prova a fare il magnanimo: «Le grandi persone hanno grandi difetti. Come li ha Daniele e come li ho io». Ma poi non si trattiene: «Ciascuno è fatto come è fatto, però dal primo giorno Daniele ha creato gravi difficoltà e io ho dovuto difenderlo contro antipatie e critiche giuste. Ho sempre ripetuto a tutti: "Guardate che questo è uno di grande valore". Ma lui mi ha mai ringraziato? Figuriamoci, per lui è tutto scontato. Poi, magari, uno gli dice che ha un neo sulla punta del naso, e s’incazza!». Incazzato? «Sono orgoglioso che noi i panni non li laviamo in casa, ma all’aperto». Il bravo Capezzone stavolta è stato sfortunato. Gli manca una Rea, che potrebbe salvarlo. Chi? Rea (che non è la Bonino) era la moglie di Crono. Riuscì a salvare un solo figlio, Zeus, il quale poi non solo detronizzò Crono ma, costringendolo a ingoiare una bevanda speciale, gli fece vomitare tutti i figli già mangiati. Se questa storia potesse ripetersi, Capezzone farebbe bingo. Ma nel mondo radicale rispunterebbero anche Negri e soprattutto Rutelli. Che verrebbe subito sbranato di nuovo, e peggio della prima volta.

Data: 
Mercoledì, 1 November, 2006
Autore: 
di MARIO AJELLO
Fonte: 
IL MESSAGGERO
Stampa e regime: 
Condividi/salva