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Il Coroneo scoppia e i detenuti rifiutano il cibo

Testo: 

Iniziato lo sciopero della fame per sollecitare Parlamento e governo a provvedimenti che svuotino le carceri
Proposto l'invio dei generi alimentari alla Caritas e altre associazioni

Nel carcere del Coroneo è iniziato lo sciopero del vitto. Lo ha annunciato ieri un fax inviato alla redazione del Piccolo, alla Direzione penitenziaria e al Partito radicale. Il fax è firmato «i carcerati di Trieste».
Lo sciopero ha un obbiettivo da tempo dichiarato: quello di sollecitare il Parlamento e il governo a varare misure per svuotare le carceri dove il sovraffollamento è ormai endemico. Più di 56 mila detenuti sono ammassati in celle che ne potrebbero accogliere 41 mila.
Sull'annuncio di sciopero inviato dai «carcerati di Trieste», si è innescato un piccolo giallo. Il diretto del Coroneo, Enrico Sbriglia, sentito ieri sera al telefono, ha affermato «di non sapere nulla della protesta».
«Sono a Roma al Ministero della Giustizia e se lo sciopero fosse effettivamente iniziato, la polizia penitenziaria mi avrebbe informato immediatamente.
Astenersi dal vitto non rappresenta ovviamente un illecito, nè disciplinare, nè penale. Noi mettiamo a disposizione il vitto: se poi qualcuno non vuol mangiare è una sua libera scelta che va rispettata. Comunque se l'agitazione dovesse iniziare nelle prossime ore anche al Coroneo non ne sarei meravigliato. E' una protesta civile, non violenta..»
Nel fax inviato ieri i carcerati del Coroneo sostengono che alla protesta partecipa «una parte delle popolazione detenuta. La percentuale è in continua evoluzione. Proponiamo che i generi alimentari spettanti, non vengano somministrati. Siano invece devoluti alla Caritas o ad altre associazioni benefiche».
Il Partito radicale sugli sviluppi di questa protesta civile e non violenta, aggiorna costantemente il proprio sito Internet. Un lungo elenco di persone, citate con nomi, cognomi e località di residenza, sta attuando lo sciopero della fame, dentro e fuori le carceri. Lo scopo è quello di far esprimere il Parlamento con un «sì» o con un «no» sull'indulto, sull'indultino e sull'amnistia.
Certo è che il sovraffollamento delle carceri italiane non è degno di un Paese civile. Ormai ha assunto le caratteristiche della cronicità. La crescita della popolazione carceraria al di là di ogni limite di guardia è iniziata a partire dal 1990 quando i detenuti sono passati da 30.700 del 1991 ai 44 mila del 1992 fino ai 51 mila del 1993. Oggi complessivamente sono rinchiuse in 205 penitenziari, 56 mila persone, 2500 delle quali donne.
Di questi 56 mila carcerati solo 13.770 hanno la possibilità di lavorare. In calo anche gli ammessi ai corsi professionali: sono solo il 5 per cento. Su 1600 assistenti sociali in organico operano nelle carceri solo 1235: dei 1376 educatori previsti sono presenti nei penitenziari solo 588. Gli psicologi praticamente si sono estinti: dei 95 previsti dal Ministero risultano presenti solo quattro.

c.e.

Data: 
Giovedì, 16 January, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO - Trieste
Stampa e regime: 
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