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Ora è tornata incerta l’aggiudicazione dei fondi per la realizzazione di un altro istituto di pena

Testo: 

Ricorsi e contenziosi legali a parte, rimane incerta la possibilità che alla fine il nuovo carcere di Pordenone si faccia.
L’annullamento della gara riapre i giochi, anche di concorrenza tra territori. Se il ministro Roberto Castelli aveva dato priorità alle strutture di Varese e di Pordenone, l’indicazione potrebbe cambiare a fronte di altre urgenze carcerarie.
Eppure il castello di piazza della Motta ospita, mediamente, il doppio dei detenuti inizialmente previsti (40) con gravi limitazioni dal punto di vista delle attività che possono essere svolte all’interno della struttura. Grazie anche all’aiuto del volontariato, alcune iniziative finalizzate alla rieducazione vengono espletate, ma gli spazi comuni sono ristretti, come pure quelli esterni.
Un pericolo, quello della destinazione altrove delle risorse, che ha ben presente il sindaco di Pordenone, Sergio Bolzonello, il quale si sta tenendo in contatto con il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, attraverso il suo capo gabinetto, e con il sottosegretario agli Interni, Ettore Rosato, e il parlamentare pordenonese Manlio Contento che in passato ha seguito passo dopo passo la vicenda del carcere pordenonese.
Una storia che dura da quasi trent’anni con continui colpi di scena: prima l’individuazione dell’area della Comina, poi lo stralcio, quindi la concreta possibilità di un trasloco a San Vito al Tagliamento, cancellata dal Governo Berlusconi che per iniziativa dei parlamentari locali ha riportato il carcere nel capoluogo, in particolare nell’area di via Castelfranco Veneto, in Comina, messa a disposizione dall’amministrazione Bolzonello e vincolata urbanisticamente con decisione del consiglio comunale.

Data: 
Mercoledì, 20 September, 2006
Autore: 
STEFANO POLZOT
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Pordenone
Stampa e regime: 
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