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Sogin, il regno del generale Jean

Testo: 

A chi serve? Controllata dal Tesoro, contestata dall'Authority per l'energia. E nessuno la chiude
Doveva smaltire l'uranio. Ma è solo un buco nei conti dello Stato

Nell'ultima riunione gli esperti della Commissione tecnica della Protezione civile che vigila sull'emergenza nucleare esprimono «preoccupazione» per gli «ulteriori significativi ritardi» con cui procede il programma per lo smaltimento dell'uranio. Sollecitano «la definizione degli aspetti contrattuali» per il trasferimenti all'estero delle scorie. E rilevano che «il complesso delle azioni» stabilite con il piano 2006 «prevede un tale cumulo di ritardi e slittamenti degli obiettivi da comportare un oggettivo contrasto con la nozione stessa di emergenza». Per il generale Carlo Jean, com-
missario governativo e presidente della Sogin, la società del Tesoro che dovrebbe affrontare l'emergenza nucleare, non è un bel segnale. Come del resto non lo era la lettera che il direttore del dipartimento nucleare del-l'Apat (l'Agenzia per la protezione ambientale) gli aveva spedito il 17 gennaio scorso, stigmatizzando «il perdurare di una situazione dì incertezza programmatica che non distingue, in modo chiaro, preciso e trasparente, le attività di emergenza da quelle ordinarie» ma anche «le oggettive instabilità organizzative che hanno caratterizzato le recenti vicissitudini della Sogin e ne han-
no pregiudicato una serena e ordinata attività». Parole che fanno venire i brividi, se si pensa che cosa dovrebbe fare quella società.
Già controllata dall'Enel, venne trasferita al Tesoro negli anni del Centrosinistra, con il compito di provvedere alla messa in sicurezza delle centrali nucleari e allo smaltimento delle scorie. Si decise che la Sogin sarebbe stata finanziata con un prelievo sulle bollette elettriche. Con Silvio Berlusconi arrivò il generale Jean e per la società si profilò invece il coinvolgimento nello smantellamento degli arsenali nucleari russi. Gli organici cominciarono a gonfiarsi come panna montata,
con un centinaio di assunzioni in poco più di un anno: fra cui nomi eccellenti di politici e loro parenti. Si aprì una sede a Mosca, e arrivarono le critiche dell'Autorità per l'Energia, che contestò spese per 4,8 milioni di euro, oltre a consulenze e assunzioni. Lo stesso azionista Tesoro, approvando obtorto collo il bilancio 2004 con diversi mesi di ritardo, pretese la sostituzione dell'amministratore delegato: mentre in Parlamento piovevano le interrogazioni parlamentari. Jean venne riconfermato, in un consiglio nel quale si trovò posto anche per l'ex capogruppo dell'Udc di Bari, Cosimo Mele. Il quale però è stato ora eletto parlamentare e si dovrà probabilmente dimettere. Per il nuovo governo sarà la prima occasione per intervenire. E porsi, finalmente, una domanda: ma tutto questo, che senso ha?

Data: 
Lunedì, 29 May, 2006
Autore: 
SERGIO RIZZO
Fonte: 
CORRIERECONOMIA
Stampa e regime: 
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