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Testamento biologico, la Cattolica contesta Veronesi

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Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica, critica anche l’atto dei notai. «Quel documento è lesivo della dignità dei malati»

MILANO - «Il testamento di vita è lesivo della dignità dei malati e pone le premesse per il loro totale abbandono terapeutico». Il Centro di bioetica dell’Università Cattolica condanna il documento contro le cure mediche a oltranza presentato ieri dal Consiglio nazionale del notariato e fortemente voluto da Umberto Veronesi, ex ministro alla Sanità e fondatore dell’Istituto oncologico europeo (Ieo). D’ora in avanti, al costo di 25 euro, ogni adulto consenziente potrà rivolgersi a uno studio notarile per sottoscrivere una dichiarazione di volontà anticipate con la quale sarà possibile rifiutare di essere tenuto in vita artificialmente, ma il via libera dell’Ordine professionale di via Flaminia e l’iniziativa stessa dell’oncologo presentata i primi di marzo, ieri è stata duramente contestata da Adriano Pessina, da febbraio direttore del Centro di bioetica in sostituzione di monsignor Elio Sgreccia. Le tesi di Pessina, docente di Filosofia morale a Milano, sono spesso considerate controcorrente rispetto a quelle di tanti uomini di Chiesa.
La critica del Centro della Cattolica riguarda il testo in sé e i suoi contenuti, il rifiuto dell’accanimento terapeutico è, invece, considerato ammissibile. Sotto accusa soprattutto l’idea di formalizzare le decisioni in un documento con il rischio di demonizzare la tecnologia e le terapie di supporto vitale: «La burocrazia si inserisce nel rapporto medico-paziente - attacca Pessina - ma così la medicina va verso una deriva contrattualistica».
Il living will permette di rifiutare sia i trattamenti terapeutici, sia l’idratazione e l’alimentazione artificiale in caso di malattia o lesione cerebrale irreversibile o invalidante che costringano a vivere attaccati a macchine in modo permanente. «Il testo presentato da Umberto Veronesi insieme con il notariato e pubblicato ieri sul Corriere della Sera , oltre a essere generico, è fuorviante - denuncia Pessina -. La bio card , così come è stata concepita, avvalla un messaggio pericoloso: quello che se non c’è qualità della vita è meglio morire».
Il direttore del Centro di bioetica non risparmia neppure il famoso oncologo: «È sorprendente che una simile impostazione venga proposta da un medico e ricercatore che ha sempre sostenuto la necessità di promuovere la ricerca per migliorare le condizioni di vita dei pazienti».
Al telefono da Sankt Moritz, in Engadina, dove ha partecipato a un convegno di bioetica, Pessina pensa ai suoi amici malati di sclerosi multipla amiotrofica: «Molti pazienti con l’ausilio della tecnologia possono continuare a vivere - spiega -. Non bisogna vanificare la professionalità, l’impegno scientifico e la dedizione dei medici che lavorano per aiutarli soprattutto nei reparti di rianimazione intensiva».
È proposta anche una forma di boicottaggio della bio card . Il Centro di bioetica dell’Università Cattolica fa un appello alla società civile, all’Ordine dei medici e all’Associazione dei pazienti poiché si rifiutino di aderire al testamento biologico: «È ammissibile sospendere i trattamenti terapeutici quando sono sproporzionati - ribadisce Pessina - ma bisogna rifiutare ogni atto di paternalismo medico che vuole condizionare a priori scelte personali. L’abbandono terapeutico non può essere in alcun modo condiviso».
Per il docente di Filosofia morale negli ultimi anni la medicina ha vissuto un importante sviluppo tecnologico: «il rischio adesso è di rimanere nani della coscienza morale».

Data: 
Domenica, 25 June, 2006
Autore: 
Simona Ravizza
Fonte: 
IL CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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