Pannella e il nuovo digiuno: propongo, come faceva Gandhi

Inserito da afrusteri il Dom, 11/06/2006 - 10:11

Data

11/06/2006

Fonte

Il Corriere della Sera

Testo

ROMA - « E tutti lo chiamavano signor Hood, ma il suo vero nome era Spina di pesce » (Francesco De Gregori, canzone dedicata a Marco Pannella). Pannella che fa lo sciopero della fame o della sete è la nebbia in Val Padana, il caldo a Ferragosto, l’estrazione del Lotto. Routine . Quanti ne ha fatti, non se lo ricorda nemmeno lui: «Qual è stato l’ultimo, Maurì? - s’informa coi suoi - Forse sull’amnistia o sulla legge elettorale... Beh, è successa una cosa incredibile: dopo venti-trenta digiuni, un mese fa il corpo ha risposto senza panico. Era come se fossi sonnambulo e bevessi la notte». Spina di pesce, che non è un’acciuga, ha 76 anni e quattro by-pass. Oggi è al settimo giorno dell’ennesimo «Satyagraha per la difesa della legalità». Fame, lui con Capezzone e altri 564. E autoriduzione dei farmaci, solo sei pasticche contro le 16 prescritte per il cuore e la pressione: «Sì, riecco qui il solito Pannella... Che se però facciamo l’elenco delle leggi che abbiamo strappato coi digiuni: firme raccolte per 90 referendum, mezzo miliardo d’elettori fatti votare...». Vuole due cose: che il Parlamento fissi date rapide per discutere indulto e amnistia; che «tutte le oligarchie, compresa l’Unione che non ci pensa per niente», si occupino degli otto senatori estromessi dopo le elezioni. Ignorato da tutti, attacca l’informazione ignorante: «Se non altro, è l’occasione perché la piantiate di scrivere "digiuno di protesta": sono trent’anni che i miei scioperi si rivolgono al potere come proposte, non come proteste».
Altro che trenta. Cominciò in Francia nel 1961 (per l’Algeria) e in Italia nel ’68 (invasione di Praga). L’inappetenza venne digiunando: per incontrare Leone (1974), contro la naja in Spagna (1977), per la Rai, per Radio radicale, per divorzio e aborto, per l’obiezione di coscienza, per le droghe leggere, per le carceri, per i seggi vacanti al Csm e alla Consulta, per la libertà di ricerca... Ha aperto una via: da Cicciolina a Mastella, dal Mago Zurlì ai calciatori dell’Aquila, da Rauti a Manconi, dal giudice Squillante a Ovidio Bompressi, dai carcerati ai clandestini, non c’è contestatore in Italia che si sia negato qualche giorno da Pannella. A lui, a parte Gandhi e le tecniche non-violente di Aldo Capitini, i paragoni non vanno: Sacharov che digiunava per la moglie malata, Bobby Sands che si lasciava morire d’Ira, i detenuti curdi o il sudafricano Biko, i terroristi Raf o le mamme di Tienanmen, «io non offro il corpo come fanno i violenti in carcere, perché non hanno altro, né con la disperazione di chi non può cambiare le cose: il nostro Satyagraha è per sollecitare il rispetto della legalità, facciamo questi scioperi perché siano correttivi. Infatti non c’è mai solo l’azione non-violenta. Insieme, c’è anche l’azione parlamentare».
L’arte del Ramadan politico, dice, s’impara. «All’inizio non ne sapevo nulla. In letteratura c’erano solo casi di digiuno nel deserto o di naufraghi in mare. Roba poco utile. Molte cose le ho capite da solo. Per esempio, in sciopero della sete, so che è meglio passare ore negli hotel con l’aria condizionata: rallenti la disidratazione». Sciopero di dialogo: «Mandavamo una lettera al giorno agl’interlocutori». Sciopero del fumo: «Lo consigliavano anche a me, ma non è una privazione: fa bene a se stessi». Scioperi duri: «Quello del 1975, ne scrisse anche Pasolini». Scioperi andati male: «Quello contro la raccolta di firme per le liste elettorali. Fallì perché nessun altro ci venne dietro: tutti, ma proprio tutti, l’ultima notte fanno regolarmente incetta di firme false». Le sue lotte a stomaco vuoto spaventano: quattro anni fa gli telefonò Ciampi, nello studio tv di Maurizio Costanzo, e lo «costrinse» in diretta a sospendere con un bicchier d’acqua. I suoi inni del corpo sciolto non piacciono a tutti: una volta si bevve l’urina («meno male l’ho fatto, ero già al sesto giorno e rischiavo davvero») e Fabio Mussi commentò elegante che «Pannella ha bevuto la sua pipì, ma noi dobbiamo sempre mangiare la sua m...». Gli rinfacciano che tre cappuccini al giorno non sono digiuno: «Ma la differenza è che io non sto sdraiato a letto, come i carcerati o come faceva Danilo Dolci: io mi muovo e brucio energie». E il segreto, spiega, «è non superare mai il sesto giorno consecutivo e fare ogni sei ore analisi di sangue e urine». Morire per un’amnistia? «Mai corso un pericolo immediato. Amo troppo la vita, per avere paura della morte. E poi c’è un termine che non mi piace: a oltranza».

Autore

Francesco Battistini