You are here

Leader dei consumatori consumati dal flop elettorale

Testo: 

«Le liste consumeristiche non vanno fatte. Sono in sé un conflitto di interessi, specialmente se si vince». «No, non c'è alcuna incompatibilità»
Rienzi, Lannutti: la scalata al cielo politico non è riuscita. E, dopo la delusione, arrivano le polemiche

Per Carlo Rienzi, avvocato romano e padre-padrone del Codacons, l'esito delle urne è stato quasi beffardo. L'unico risultato della sua «Lista consumatori» è stato di portare al Senato il calabrese Pietro Fuda, ex Forza Italia, oggi uomo del presidente della Regione, Agazio Loiero, alla testa del gruppo di transfughi della Margherita che hanno utilizzato la lista di Rienzi come un taxi. Non è andata molto meglio all'Adusbef di Elio Lannutti. Ha aggiunto il suo simbolo «Consumatori Uniti» alla lista per il Senato dei Verdi e dei comunisti italiani di Oliviero Diliberto, ma ha incassato solo il titolo di primo dei non eletti in Lombardia per il segretario generale dell'associazione, Bruno De Vita. Quanto a Lannutti, fondatore e presidente dell' Adusbef, candidato con i Verdi alla Camera, aspetta che le promesse del leader Alfonso Pecoraio Scanio si concretizzino in un seggio a Montecitorio con il gioco delle rinunce dopo la formazione del governo.
Insomma, per i movimenti dei consumatori la scalata al cielo della politica non è riuscita. Ed è rimasta tale l'illusione di tradurre in voti visibilità e popolarità acquisite con le battaglie in difesa del signor Rossi (da Parmalat ai Tango Bond, dai salassi della Rc auto ai misteri delle varie bollette). Quanto al mito di Ralph Nader — il padre del consumerismo americano, terzo incomodo alle presidenziali del 2000 — rimane un mito.
Dopo la delusione le polemiche. L'Intesa dei consumatori, il cartello che aveva unito proprio Adusbef e Codacons con la Federconsumatori e l'Adoc, non esiste più. Lannutti, che nel 2001 si era legato all'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, per poi litigare e andare verso nuovi lidi, ma sempre nel centrosinistra, non ha perdonato a Rienzi di essersi schierato alle regionali dell'anno scorso con Francesco Storace nel Lazio. Al numero uno della Federconsumatori, il diessino Rosario Trefiletti, non è bastato il sollievo di vedere stavolta entrambi i suoi ex alleati schierati con Romano Prodi: «Le liste dei consumatori non vanno fatte, sono in sé un conflitto d'interessi, a maggior ragione se si vince: il tuo deputato sta con il governo o con i consumatori?». Replica Lannutti: «Lo statuto dell'Adusbef non prevede incompatibilità tra mandato parlamentare e presidenza dell'associazione». Rienzi — in nome dello stesso pragmatismo che alle regionali del 2005 lo spinse ad allearsi in 8 regioni con il centrosinistra e in 3 con il centrodestra — insiste: «Noi mica vogliamo governare il Paese. Ma una rappresentanza parlamentare dei consumatori, autonoma dai partiti, ci vuole. E noi continueremo a provarci».
Ma il dibattito appare sproporzionato all'esiguità dei numeri. L'esperienza del Codacons, l'unica esattamente quantificabile, mostra che la «Lista consumatori», presentata in tutte le circoscrizioni, ha avuto le firme convalidate in 4 sole regioni (i numerosi ricorsi di Rienzi non hanno fatto molta strada). A parte la Calabria, dove gli uomini di Loiero hanno convogliato quasi 60 mila voti, pari al 5%, in Campania, Sicilia e Toscana i consensi di Rienzi sono sempre rimasti sotto lo 0,3%, un crollo in confronto allo 0,9-1% raccolto negli ultimi 2 anni alle europee e alle regionali. In tutto non più di 20 mila voti, che comunque, uniti a quelli presi in Calabria, fanno sottolineare a Rienzi di essere stato decisivo per la vittoria di Prodi, e di non essere per niente deluso: «Noi non siamo politici. Ci piacerebbe avere un drappello di deputati, ma siamo tranquilli: la nostra associazione è molto più potente della politica».
«Ma l'errore è stato ostinarsi a credere che i nostri movimenti avessero dietro una spinta popolare spendibile in politica», attacca Trefiletti «La verità — ammette Lannutti - è che ci siamo dimostrati elettoralmente deboli. Primo perché per la politica ci vogliono un sacco di soldi. E poi perché la politica è un altro mestiere»..

Data: 
Lunedì, 24 April, 2006
Autore: 
GIORGIO MELETTI
Fonte: 
CORRIERECONOMIA
Stampa e regime: 
Condividi/salva