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Fi fa partire il referendum per la legge sulla famiglia

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Una mozione nei quattro consigli provinciali per accorciare i tempi ed evitare la raccolta delle firme

UDINE. Incassato il sostegno di An, forti delle critiche alla Lega rivolte dal centro-sinistra, i forzisti udinesi hanno preannunciato ieri che presenteranno una mozione contro la legge sulla famiglia in tutti i consigli provinciali. «Se riusciremo a raccogliere il parere favorevole di almeno due consigli - ha spiegato Fausto Deganutti - potremo accedere al referendum senza dover raccogliere 270 mila firme».
«Sia ben chiaro - ha tento a precisare il consigliere provinciale udinese -: noi non vogliamo andare contro l'istituzione della famiglia tradizionale che consideriamo uno dei fondamenti della nostra società, della nostra cultura. Ma non possiamo consentire che si discrimini tra bimbi nati fuori o dentro il matrimonio. Questa è la nostra sola preoccupazione. Se la legge non sarà cambiata, ci attiveremo perché sia dichiarata decaduta».
Nasce, dunque, un comitato refgerendario. Deganutti ricorda la presa di posizione di An, la solidarietà dei radicali, la condivisione di esponenti di primo piano come Rosenwirth, l'onorevole Danilo Moretti, l'assessore regionale Venier Romano e il consigliere regionale Roberto Asquini.
Contro le posizioni assunte dalla Lega Nord si era schierato, ieri, il presidente provinciale di Alleanza nazionale, Renato Carlantoni, insieme con il consigliere regionale Giovanni Castaldo: «An - aveva detto - non accetta diktat, men che meno quelli che non hanno né base storica né culturale. Non è tollerabile alcun tipo di distinzione fatta sulla testa dei bambini. Mi pare, infatti, che le affermazioni di Zoppolato abbiano perlomeno un valore discriminante, mentre, soprattutto i bambini non possono che avere tutti pari dignità: è chiaro ed evidente che ai nati fuori del matrimonio vadano riconosciuti gli stessi diritti di coloro che vengono al mondo in una culla più confortevole».
Carlantoni aveva ancora osservato che «una donna, sebbene sola, ha il sacrosanto diritto di poter portare a termine la propria gravidanza anche perché storicamente, culturalmente e socialmente la donna e il bambino sono già la famiglia. Non ritengo accettabile costringere una gestante ad arrivare a soluzioni più radicali solo perché non ha un matrimonio».

Data: 
Lunedì, 30 December, 2002
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Regione
Stampa e regime: 
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