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Otto senatori in bilico per il caso Pannella. Mele (Ds): non mi muovo

Testo: 

ROMA - «Stiamo assistendo a un mercimonio insopportabile perché qui sta passando un’idea della politica cha fa paura: una concezione assurda, secondo la quale si possono scambiare posti di governo cercando, allo stesso tempo, di stravolgere una decisione già adottata dalle Corti d’Appello...». Parla il senatore diessino Giorgio Mele, 52 anni, ultimo degli eletti nel Lazio, che insieme ad altri 7 colleghi (in totale 6 del centro sinistra e 2 della Cdl) rischia di perdere il suo posto a Palazzo Madama qualora andasse a buon fine la «battaglia di legalità» lanciata dopo il 9 aprile dalla Rosa nel Pugno. Il senatore Mele, che aveva chiesto ai suoi avvocati di depositare in Corte d’Appello una memoria per confutare il ricorso della Rosa nel Pugno, ha dunque avuto un sussulto quando l’altra sera Emma Bonino è uscita dallo studio di Romano Prodi e ha dichiarato: «Potrei accettare un ministero ma serve un impegno esplicito e serio sulla grave vicenda che vede esclusi da Palazzo Madama 8 senatori regolarmente votati ed eletti».
Così, come conseguenza dell’eventuale ripescaggio, potrebbero dover dire addio a Palazzo Madama due senatori di Rifondazione (Franco Turigliatto e Olimpia Vano), due dei Ds (Mele e Colomba Mongiello), due della Margherita (a rischio Pasetto, Fisichella, Zanda e Sinisi), uno di Forza Italia e un altro ancora della Cdl. Otto «uscenti» che dovrebbero lasciare il posto alla pattuglia della Rosa nel Pugno (Ugo Intini, Marco Pannella, Rita Bernardini e Gerardo Labellarte), a Dante Merlonghi dell’Italia dei Valori, a un senatore del Pdci o dei Verdi, a Nino Marotta dell’Udc e a Carmelo Conte del Nuovo Psi.
Piemonte, Lazio, Campania e Puglia: in queste regioni, nelle quali le due coalizioni non hanno raggiunto il 55 per cento dei voti, le Corti d’Appello hanno tenuto fuori dalla ripartizione dei seggi i partiti che non avevano superato la soglia del 3 per cento. Ma per il Senato questa lettura della nuova legge elettorale è frutto di un grosso abbaglio, sostiene il ricorso.
La battaglia di Pannella, che è anche stato espulso dalla tribuna quando protestò durante il voto per il presidente Franco Marini, affronterà la prova decisiva nella giunta delle Immunità e delle Elezioni: e in questo delicato organo del Senato ancora non insediato, la cui presidenza è solitamente affidata all’opposizione, si potrebbe formare una maggioranza trasversale tale da innescare il travaso dei sei seggi nell’ambito del centro sinistra e degli altri due in area Cdl. «Come ha osservato il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, abbiamo assolutamente ragione», spiega l’escluso Nino Marotta (Udc): «Purtroppo siamo appesi al centrosinistra che non si è pronunciato sul ricorso della Rosa nel Pugno».
«Il ricorso della Rosa del Pugno è giustificato dal punto di vista giuridico»: in realtà tanta generosità di Bondi stride fortemente con quanto dichiarato dal presidente Andrea Pastore(FI) il 28 novembre 2005 durante i lavori in I commissione per l’approvazione della legge elettorale: «Malgrado tale disposizione presenti una formulazione obiettivamente infelice essa non può che interpretarsi in via sistematica nel senso che sono ammesse al riparto le sole liste della coalizione che abbiano superato la soglia del 3 per cento».
Questo pasticcio era stato scoperto al Senato dalla responsabile dell’ufficio legislativo della Margherita che nella sua nota del 25 ottobre 2005 osservava: «In caso di operatività del premio di maggioranza, la distribuzione dovrebbe avvenire tra tutte le liste della coalizione, anche inferiori al 3 per cento». Il suggerimento fu recepito dalla Margherita che presentò un emendamento a firma Mancino, Battisti Petrini; ma la Cdl non poteva permettersi un altro passaggio alla Camera e così il testo passò con la «formulazione alquanto dubbia». Tanto da scatenare, ora, un caso politico. Potenzialmente dirompente per l’Unione.

Data: 
Venerdì, 19 May, 2006
Autore: 
Dino Martirano
Fonte: 
IL CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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