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Una sola idea, chiara: prolungateci il mandato

Testo: 

Doveva esprimersi sul codice appalti che ha cancellato la Merloni: non ha dato un parere
L'Autorità sui lavori pubblici ha fatto poco. I consiglieri stanno in carica un anno di più

Passò sotto silenzio, un anno fa, la denuncia del senatore diessino Paolo Brutti. «L'autorità per la vigilanza dei lavori pubblici non fa niente da settembre 2004: da allora non ha emesso alcun atto. Per giunta rischia di perdere l'indipendenza, se è vero che ha istituito un tavolo informale di confronto con il ministero delle Infrastrutture». Un frontale in piena regola con la nuova gestione, che si era insediata giusto nell'agosto del 2004, non senza qualche problema. Intanto per rinnovare l'authority c'erano voluti più di sette mesi. Il presidente Alfonso Maria Rossi Brigante, che ha ricoperto molti incarichi di governo fra cui quello di capo di gabinetto dei Lavori pubblici con Giovanni Prandini, fortemente sponsorizzato dal presidente del Senato Marcello Pera, era stato eletto quindi a maggioranza da un collegio di cui fanno parte altri quattro componenti. C'è un ex senatore del Ccd, Giuseppe Brienza. Poi Guido Moutier, un ingegnere che si era presentato nel 1997 alle elezioni per la provincia di Lucca, già collegio di Pera, e fu trombato. Quindi c'è l'ex segretario generale dell'autorità delle comunicazioni Alessandro Botto, consigliere di Stato. Infine l'ex capo di gabinetto del ministero delle Attività produttive Luigi Giampa-olino, consigliere della Corte dei conti, già strettissimo collaboratore dell'ex ministro dei Lavori pubblici Francesco Merloni. Proprio quest'ultimo, fin da subito, non ha mancato di far mettere ripetutamente a verbale le proprie rimostranze, argomentando che l'autorità doveva servire a tutelare il pubblico interesse e non essere ridotta alla stregua di una semplice agenzia dei Lavori pubblici. Proteste sempre cadute nel vuoto. Anche l'ultima, la più clamorosa, messa in atto quando, dalla sera alla mattina, il governo ha richiesto all'authority un parere sul codice degli appalti con cui è stata praticamente cancellata la legge Merloni. La stessa richiesta fatta anche all'Igi, all'Anas e ai costruttori, con il risultato di mettere l'autorità praticamente sullo stesso piano delle sue controparti. Giampaolino è allora uscito polemicamente dal consiglio, minacciando di denunciare l'arrendevolezza del vertice dell'organismo ai presidenti di Camera e Senato (che hanno il potere di nominare il collegio). E soltanto facendo appello al suo senso di responsabilità si è evitato un caso. Fatto sta, però, che su quel controverso codice con il quale si è stravolta tutta la normativa degli appalti pubblici, l'autorità non è riuscita a esprimere un parere degno di tal nome. Unico risultato ottenuto, un aumento della durata dell'incarico degli stessi consiglieri dell'authority infilato nelle norme transitorie: da 5 a 6 anni. Un anno di stipendio in più.
Eppure le possibili osservazioni, anche pesanti, non sarebbero mancate. A cominciare dal fatto che il codice rilancia alla grande la trattativa privata: che molti ritengono il peccato originale di Tangentopoli. Invece, silenzio pressoché su tutta la linea. Ma dire che l'Authority (circa 200 dipendenti) abbia proprio l'encefalogramma piatto non sarebbe nemmeno onesto. Intanto è stata fatta una indagine sulle Soa, le società private di attestazione che hanno sostituito l'albo dei costruttori.
Qualche giorno fa, poi, è arrivata una segnalazione al governo e al parlamento, fatta insieme all'Antitrust, nella quale si denuncia una scarsa concorrenza negli appalti. È la terza, a giudicare dai dati contenuti nel sito Internet, che l'autorità fa da quando si è insediato il nuovo collegio. Insieme a 13 determinazioni. Mentre l'ultimo atto di regolazione risale al 2002 e l'unico regolamento addirittura al 2001. In compenso, da quando c'è Rossi Brigante, le agenzie di stampa sono state inondate da ben 19 comunicati: il gemellaggio con la Bulgaria, gli incontri con le associazioni dei costruttori, le Autostrade, il presidente della Regione Abruzzo. Perfino un'indagine sulla Sta e una selva di protocolli d'intesa. E pensare che con l'ultima finanziaria il governo ha addirittura assegnato a questa authority i poteri di vigilanza sulla sicurezza ferroviaria. Auguri.
di SERGIO RIZZO

Data: 
Martedì, 25 April, 2006
Autore: 
Fonte: 
CORRIERECONOMIA
Stampa e regime: 
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