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Castelli: rimpatriare i detenuti stranieri

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A PORDENONE Il ministro visita il vecchio penitenziario al Castello e annuncia: quello nuovo lo si costruirà in leasing
«Una convenzione per far scontare la pena nei Paesi d'origine. E sull'indulto si deve votare presto»

Pordenone
NOSTRA REDAZIONE
I penitenziari italiani soffrono di sovraffollamento? Realizzare nuove carceri richiede tempi troppo lunghi che sono mediamente di dieci anni? «Perché allora - si è chiesto ieri il ministro della Giustizia Roberto Castelli, giunto a Pordenone per visitare il vecchio carcere del castello e parlare della realizzazione di quello nuovo - non pensare anche a soluzioni alternative? Una di queste potrebbe essere quella di fare accordi con alcuni Paesi esteri al fine di fare scontare la pena ai detenuti stranieri nei loro rispettivi Paesi di origine». Insomma, se realizzare nuovi penitenziari sul territorio nazionale costa troppo e ci vuole molto tempo, sarebbe meglio collaborare con altri Stati per realizzare carceri all'estero dove i detenuti stranieri possano essere trasferiti. La proposta lanciata dal carcere di Pordenone dal ministro Castelli è chiara.
«Tanto più - ha aggiunto l'esponente leghista del Governo Berlusconi - se si tiene conto della convenienza finanziaria dell'operazione. Ciascun detenuto costa oggi alle casse dello Stato oltre 120 euro al giorno. Se i cittadini stranieri potessero essere reclusi nei loro Paesi, secondo precise convenzioni, i costi sarebbero decisamente inferiori. Su questa questione - ha informato il ministro - stiamo lavorando da tempo. E qualche risultato è stato già realizzato. Cosa che mai nessun altro governo aveva ottenuto prima». E sulla proposta riguardante i detenuti extracomunitari, il deputato pordenonese della Lega Nord Edouard Ballaman è andato oltre: «Costruendo carceri all'estero - ha detto - in collaborazione con altri Stati si contribuirebbe a risolvere il problema del sovraffollamento, visto che oltre un terzo dei detenuti non è di nazionalità italiana. Inoltre, le convenzioni potrebbero prevedere anche una sorta di scambio tra detenuti che sconterebbero la pena nei loro Paesi e quote di lavoratori immigrati che verrebbero a lavorare in Italia».
Quanto al nuovo carcere di Pordenone, Castelli ha assicurato che tra breve partiranno i lavori: «Lo costruiremo in leasing - ha detto il ministro - una procedura più veloce, che partirà non appena il Parlamento mi avrà dato l'ok».
Il ministro Castelli è intervenuto anche sulla dibattuta questione dell'indulto. «Sull'indulto il Parlamento deve votare in tempi rapidi, su questo il ministero è disposto a fare la propria parte». Sempre sull'indulto Castelli ha sottolineato: «In Parlamento giacciono numerose e importanti leggi di riforma che il governo ha presentato e che il Paese attende. La questione dell'indulto va avanti ormai da troppo tempo. Per questo va risolta in fretta. Il Parlamento deve decidere una volta per tutte. Io auspico che decida di farlo anche con il voto palese. Mi piacerebbe molto che il voto non fosse segreto. Tutti i parlamentari dovrebbero far vedere come votano su una questione tanto delicata e importante».
Castelli ha poi fornito alcune importanti cifre sulla giustizia in Italia. «Oggi la nostra popolazione carceraria è salita a 56 mila unità. Ci sono poi quarantamila persone che scontano pene alternative e altre 70 mila a piede libero perché i magistrati di sorveglianza non hanno ancora deciso le pene. Senza contare poi che il 90 per cento dei delitti rimangono impuniti».
E sulla separazione delle carriere? «Si tratta di una questione - ha fatto presente il ministro Castelli - che non è presente nel programma elettorale di questo governo. Per qualsiasi tipo di riforma è chiaro dunque che dovrà esserci l'accordo della Casa delle libertà. Certo è che i pubblici ministeri e i giudici hanno ruoli e funzioni diverse. Non possono essere considerati sullo stesso piano, questa è un'anomalia del tutto italiana poiché le cose in Europa funzionano in modo diverso. Il problema dunque non è tanto quello di porre dei paletti per evitare i passaggi da un ruolo all'altro. Il vero nodo da risolvere è quello di creare dei percorsi di formazione diversi per i magistrati requirenti e per quelli giudicanti. Stiamo ragionando sull'ipotesi di giungere a due concorsi specifici, uno per i pm l'altro per i giudici. Ma queste sono ancora soltanto ipotesi».

Davide Lisetto

Data: 
Martedì, 17 December, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO
Stampa e regime: 
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