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Non solo Occidente: cresce ovunque l’Erba «Democrazia»

Testo: 

di AMARTYA SEN

«La colpa, caro Bruto, non è nelle stelle, ma in noi stessi, se siamo schiavi». Come alle stelle, spesso si dà la colpa dei nostri fallimenti alla cultura. I tentativi di costruire un mondo migliore finiscono, a quanto pare, nel mare aperto delle culture. Il determinismo culturale è usato per indurre al pessimismo sulla possibilità di nascita di uno Stato democratico, un'economia florida, e una società tollerante dove non siano già presenti.
Gli stereotipi culturali possono avere un grande peso nel determinare il nostro modo di pensare. Quando un pregiudizio culturale trova casuale riscontro in un fenomeno sociale, ne nasce però una teoria, che poi si rifiuta di morire anche quando la corrispondenza accidentale scompare. Per esempio, le pesanti barzellette contro gli irlandesi che circolavano in Inghilterra, in apparenza si adattavano bene alla deprimente situazione dell’economia irlandese quando le cose andavano male. Ma quando l’economia irlandese ha cominciato a crescere con incredibile rapidità, gli stereotipi culturali non sono stati considerati spazzatura da gettar via. Le teorie hanno una loro vita che sfida l’osservazione del mondo. Molti hanno osservato che negli anni Sessanta la Corea del Sud e il Ghana avevano un reddito pro capite simile, mentre a distanza di trent’anni la Corea è diventata 15 volte più ricca del Ghana, ma la tentazione di dare la colpa alla cultura del Ghana o dell’Africa (come ha fatto anche un osservatore astuto come Samuel Huntington) deve essere rifiutata. Huntington chiude il paragone con una frase a effetto: «I coreani del Sud danno grande valore alla frugalità, agli investimenti, al lavoro, all’istruzione, all’organizzazione e alla disciplina. Gli abitanti del Ghana hanno valori differenti. La cultura è importante». Gli abitanti del Ghana e molti altri africani sono condannati alla stagnazione. Questa visione della cultura è fallace.

Negli anni Sessanta, tra il Ghana e la Corea c’erano molte differenze importanti, oltre a quelle culturali. La prima riguardava le classi sociali: in Corea le classi imprenditoriali avevano un ruolo molto maggiore e attivo. La seconda era nel sistema politico: in Corea del Sud il governo voleva farsi promotore delle riforme sociali e dello sviluppo economico in modi che in Ghana non avevano equivalenti. La terza era nella stretta relazione che l'economia coreana aveva con Giappone e Stati Uniti. La quarta, e forse più importante: la Corea del Sud aveva raggiunto un tasso di alfabetizzazione molto maggiore e possedeva un sistema scolastico molto più esteso del Ghana. I fattori culturali sono importanti nello sviluppo, ma vanno visti in relazione a eventi sociali, politici ed economici.

La tentazione di basare il pessimismo economico su resistenze culturali è equivalente a un'altra allettante teoria, ancor più comune oggi, che basa il pessimismo politico nei confronti della democrazia su una presunta incapacità culturale. Mentre è abbastanza facile capire i dubbi sull’intervento armato, giustificato dall’intenzione di instaurare la democrazia in Iraq attraverso un progetto importato e di tipo militare, sarebbe sbagliato arrivare a dubitare della possibilità che in un Paese non democratico possa emergere la democrazia. Vale la pena di ricordare che la democrazia si è sviluppata piuttosto bene in molti paesi asiatici, africani e latino-americani, e in alcuni casi, come in Sud Africa, anche gli aiuti esterni ai movimenti democratici locali (per esempio attraverso il boicottaggio economico) sono stati utili. Quando ci si chiede se i Paesi occidentali possano «imporre» la democrazia al mondo non occidentale, la parola «imporre» rispecchia confusione, poiché implica che la democrazia «appartenga» in modo esclusivo all’Occidente, che sia un’idea «occidentale» che ha avuto origine ed è fiorita in Occidente. E’ un modo fuorviante di interpretare storia e democrazia.

La democrazia è «il governo attraverso la discussione», per usare la vecchia espressione di Stuart Mill, e il voto è solo un aspetto di un quadro più ampio (nozione che è stata, ahimè, poco capita in Iraq, andando al voto senza che si fosse sviluppato un dibattito pubblico e fosse nata una società civile). Di certo i concetti moderni di democrazia e opinione pubblica sono stati profondamente influenzati dall’analisi e dall’esperienza europea e americana degli ultimi secoli (con il contributo di teorici della democrazia quali Condorcet, Jefferson, Madison e Tocqueville). Ma dedurre da queste esperienze recenti che tra l’Occidente e il resto del mondo vi sia una dicotomia di lontana origine è sbagliato. La riflessione sulla democrazia ha una lunga storia in tutto il mondo e, mentre ha avuto ovunque alti e bassi, la netta priorità della tolleranza liberale emersa in Occidente negli ultimi tre secoli mostra come l’evoluzione sociale possa consolidare una tendenza, escludendo le altre.

La convinzione che la natura della democrazia sia «occidentale» è collegata all’antica tradizione greca, soprattutto di Atene, di indire elezioni. Secondo questo modo di concepire le categorie della civiltà, non si vedono difficoltà nel considerare i discendenti dei Goti e dei Visigoti, ad esempio, come i naturali eredi della tradizione greca, «sono tutti europei» viene detto. C’è, però, riluttanza nel riconoscere i legami intellettuali dei greci con altre civiltà ad est o a sud della Grecia, nonostante il grande interesse mostrato dai greci ad interloquire con iraniani, indiani o egiziani, anziché con gli ostrogoti. In quasi tutti i Paesi vi è una tradizione di pubblico dibattito e la democrazia moderna può fondarsi sul dialogo, un comune patrimonio umano. Nella sua autobiografia, Nelson Mandela descrive quanto venne influenzato, da ragazzo, vedendo i criteri democratici delle riunioni nella sua città natale: «Tutti quelli che volevano parlare, potevano farlo. Era democrazia pura. Forse c’era una gerarchia data dall’importanza degli oratori, ma tutti venivano ascoltati, capi e sudditi, guerrieri e santoni, negozianti e coltivatori, proprietari terrieri e lavoratori». Mandela ha costruito le sue idee di democrazia dando valore agli aspetti più utili della tradizione locale, come Gandhi in India, e così le culture si adattano e si sviluppano davanti alla modernità. La ricerca di Mandela, democrazia e libertà, non è emersa da «un’imposizione» occidentale.

Anche la storia dei musulmani comprende una molteplicità di tradizioni, che non sono religiose o «islamiche». L’opera dei matematici arabi e iraniani, dall’VIII secolo in poi, rispecchia una tradizione non religiosa. E in politica vi sono molti esempi di tolleranza e dialogo pubblico, da cui può attingere una democrazia moderna. L’imperatore Saladino, che combatté per l’Islam nelle Crociate del XII secolo, offrì un posto d’onore alla sua corte reale d’Egitto a Maimonide, quando l’illustre filosofo ebreo dovette fuggire dall’Europa intollerante. Quando a Roma, all’inizio del XVI secolo, l’eretico Giordano Bruno fu bruciato sul rogo a Campo dei Fiori, ad Agra l’imperatore gran Moghul Akbar, musulmano, aveva appena finito il grande progetto di garantire i diritti delle minoranze, compresa la libertà religiosa e l’incoraggiamento di discussioni tra i seguaci dell’Islam, dell’induismo, del giainismo, dell’ebraismo, dello zoroastrismo e di altre fedi, inclusi gli atei. La dinamica culturale non deve costruirsi dal nulla, né il futuro deve essere legato alle opinioni della maggioranza o dell’ortodossia contemporanee. Considerare i dissidenti iraniani che vogliono un Iran democratico non come sostenitori del loro Paese, ma come «ambasciatori dei valori occidentali» aggiunge il danno alla beffa, trascurando la storia iraniana, con l’uso della democrazia a Susa o Shushan, nell’Iran sud occidentale, già 2000 anni fa. Il passato e le libertà ci offrono più scelta di quanto sostenuto dai deterministi culturali di oggi. L’illusione di una predestinazione culturale impone un alto costo all’impoverimento delle vite umane e delle libertà stesse.

Data: 
Lunedì, 3 April, 2006
Autore: 
Fonte: 
Il Corriere della Sera
Stampa e regime: 
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